mercoledì, Maggio 25

Russia: l’esodo di competenze dall’impero di Putin L'attuale emigrazione dalla Russia è la più veloce dalla rivoluzione bolscevica del 1917. Quasi la metà di coloro che se ne vanno provengono dal settore tecnologico. L'Occidente se deciderà di accogliere queste competenze ne beneficerà in termini economici e di sviluppo globale. Gli Stati Uniti sono già al lavoro per farlo

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Nell’Atlante delle migrazioni, non ci sono solo i milioni di ucraini che sono fuggiti dalla guerra, per quanto questi abbiano monopolizzato l’attenzione internazionale. A fuggirecausa la guerra ucraina, ma questa è stata solo l’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso della decisione di lasciare la propria patria- sono anche i russi.
Impossibile al momento avere un numero se non preciso almeno attendibile, ma gli esperti di migrazione definiscono
«l’attuale esodo della Russia il più veloce dalla rivoluzione bolscevica del 1917, quando milioni di intellettuali ed élite economiche fuggirono dall’ascesa dell’Unione Sovietica». Secondo alcuni rapporti ufficiali presentati lo scorso mese alla camera bassa del Parlamento russo, sarebbero stati tra i 50.000 e i 70.000 i lavoratori del settore tecnologico fuggiti dal Paese, e altri 100.000 avrebbero dovuto andarsene in queste prossime settimane. Ok Russians, un nuovo gruppo senza scopo di lucro che aiuta gli emigrati, sostiene che solo nelle Nazioni vicine (Georgia, Turchia, Armenia, Kazakistan, Nazioni baltiche), a metà marzo, sarebbero già stati 300.000 i russi che dall’inizio della guerra si erano rifugiati . E stiamo per lo più parlando solo delle persone il cui profilo lavorativo è tecnologico, quello che viene considerato il più prezioso nella fuga dei cervelli in corso. Si consideri, per altro, che la carenza di profili tecnologici sul mercato del lavoro russo, era già un problema prima del 24 febbraio, giorno dell’invasione russa dell’Ucraina, il Ministero russo dello sviluppo digitale lo scorso anno aveva collocato la carenza di lavoratori tecnologici nel Paese tra 500.000 e un milione, con un deficit di 2 milioni previsto entro il 2027.
Nella stima dei 300mila, Ok Russians precisa:
«specialisti IT: un terzo; una varietà di manager: un altro terzo». Secondo Mitya Aleshkovskiy, co-fondatrice di Ok Russians, quasi la metà di coloro che se ne vanno provengono dal settore tecnologico.

Oltre agli esperti del settore tecnologico, ci sono poi, sempre per concentrare l’attenzione solo sui così detti ‘cervelli’, artisti, scienziati, giornalisti,liberi professionisti, docenti universitari,ricercatori, oltre agli attivisti dell’opposizione. Persone, sottolinea Aleshkovskiy, che il Presidente Vladimir Putin è probabilmente felice di vedere andare via e la cui partenza potrebbe ridurre il dissenso attivo all’interno della Russia.
Gli appartenenti al settore tecnologico in particolare, ma
quasi tutti i cervelli russi in fuga temono l’isolamento globale della Russia, il nuovo clima economico avverso e l’autoritarismo crescente. Altresì, molti se ne vanno per esprimere il loro dissenso e come forma di sostegno all’Ucraina.
Nella sola Georgia ne sarebbero arrivati già oltre 25.000, secondo dati di metà marzo, e anche in questo caso la maggior parte sarebbero profili professionali dell’area IT.
Jeanne Batalova, esperta di migrazione globale presso il Migration Policy Institute, ha dichiarato al
Washington Post‘: «Stiamo parlando di molte persone in un periodo molto condensato,questione di settimane. Nel 1917 la Russia era nel mezzo di una guerra civile. Ma questo sta accadendo in un momento in cui non c’è guerra all’interno della Russia».

Per quanto il Cremlino possa essere sollevato dal fatto che escono dal Paese dissidenti-disturbatori, l’abbandono di così tanticervelli‘, cioè a dire competenze, minaccia una miriade di settori produttivi russi, alcuni dei quali assolutamente strategici, dai media statali all’industria aerospaziale e aeronautica -già vacillanti per le sanzioni occidentali-, l’intero ecosistema tecnologico e di start-up del Paese. Da qui la decisione del governo di approvare un pacchetto di incentivi senza precedenti che offre: alle aziende IT agevolazioni fiscali e normative ridotte; ai lavoratori IT alloggi sovvenzionati, aumenti salariali e nessuna imposta sul reddito per i prossimi tre anni. In particolare, il decreto firmato da Putin concede anche ai lavoratori IT un’esenzione dalla coscrizione al servizio militare.
A fuggire dal Paese, infatti, sono anche intere aziende di imprenditori russi, che con l’azienda trasferiscono anche i dipendenti, da una media di 100/200 persone fino a casi di 1.000 persone (presumibilmente con relative famiglie). «Relocode, una società con sede a Londra che aiuta le aziende tecnologiche a trasferirsi, ha affermato che i suoi clienti russi sono aumentati a oltre 200 dalla guerra, un aumento di 20 volte», annota il ‘Washington Post‘. Esodo tecnologico «dovuto anche alle sanzioni occidentali e alla riduzione o alla fine delle operazioni da parte di società occidentali tra cui IBM, Intel e Microsoft».

Dalle colonne del ‘New York Times‘, l’editorialista Peter Coy rileva un dato che sembrerebbe contraddittorio. Secondo Levada, l’istituto di sondaggi indipendente più rispettato della Russia, «la quota di tutti i russi che hanno dichiarato di volersi trasferire al di fuori della Russia è scesa a fine marzo al 10% da una media del 19% in tre sondaggi precedenti dal 2019. Anche tra le persone con un’istruzione superiore, la percentuale di coloro che vorrebbe trasferirsi era la stessa, il 10 per cento, secondo un foglio di calcolo che Levada mi ha inviato. (Alcune persone potrebbero aver avuto paura di dire ai sondaggisti la loro insoddisfazione, data la repressione di Putin sul dissenso, ma scommetto che i numeri sono direzionalmente giusti)». Un dato che secondo Coy è importante perchè «Putin potrebbe scommettere che finché una forte maggioranza di russi lo supporterà, potrà permettersi di perdere i malcontenti. Potrebbe anche essere contento che alcuni se ne vadano. L’autocrate non sta erigendo barriere per impedire all’intellighenzia di andarsene, anche se ha offerto agevolazioni fiscali, mutui sovvenzionati e rinvio della coscrizione nelle forze armate per tenere a casa i lavoratori della tecnologia».
Soddisfazione, quella del Presidente russo, destinata a durare poco: «Potrebbe vivere fino a rimpiangere la sua nonchalance», afferma l’editorialista, il motivo è che «non c’è dubbio che ci sia un danno duraturo. L’intera ondata di emigrazione recente è la fetta più produttiva della società russa», ha affermato Konstantin Sonin, economista della Harris School of Public Policy dell’Università di Chicago, anche lui trasferito dalla Russia. Putin ha una visione del mondo che si oppone alla globalizzazione, crede «che un’economia centralizzata e autarchica sia una specie di economia forte. Quando la Russia viene tagliata dal commercio internazionale, quando le persone se ne vanno, gli sembra che questo stia andando nella giusta direzione, nella direzione accettabile», spiega Sonin. Se la Russia raggiungerà la stabilità politica liberandosi delle persone intelligenti che si oppongono al governo di Putin, ha affermato Sonin a Coy, «la stabilità sarà raggiunta a un livello molto basso di produzione e consumo».

La fuga dei cervelli non è un problema nuovo per la Russia, affligge il Paese da almeno un secolo, salvo una breve parentesi a partire dal 2010, quando l’economia russa ha vissuto un boom. In parte perché, spiega Peter Coy, la Russia produce laureati di prim’ordine, ma il mercato del lavoro russo non è poi in grado di assorbire le loro competenze, oppure, in altri casi, di retribuirlecome sono in grado di fare altri mercati. «Gli Stati Uniti e altri Paesi hanno a lungo beneficiato degli immigrati provenienti da quello che era l’impero russo, compresi alcuni provenienti da quelle che ora sono Nazioni indipendenti». Gli USA vantano tra gli altri: «Igor Sikorsky, un pioniere degli elicotteri; Simon Kuznets, premio Nobel per l’economia; artisti e compositori come Irving Berlin, Sergei Rachmaninoff e Vladimir Nabokov, e uomini d’affari come i fratelli Wonskolaser, meglio conosciuti con il loro nome americanizzato, Warner Brothers».

A marzo, il Dipartimento per la sicurezza interna USA «ha concesso agli ucraini lo ‘status temporaneo di protezione’ per 18 mesi, consentendo loro di rimanere e lavorare negli Stati Uniti senza visto, ma non lo ha fatto per i russi». Nei giorni scorsi, poi, l’Amministrazione Biden ha chiesto al Congresso «di sospendere per quattro anni il requisito che gli scienziati russi che richiedono i visti H1-B abbiano un datore di lavoro sponsor. La misura si applicherebbe solo ai cittadini russi con master o dottorato in campi scientifici o ingegneristici come l’intelligenza artificiale, l’ingegneria nucleare o la fisica quantistica».
«È una mossa intelligente», commenta Peter Coy, e sposta lo sguardo su tutto l’Occidente, a partire dall’Europa. «Le Nazioni occidentali commettono un errore se non aprono la porta agli scienziati russi a causa dell’opposizione a Putin», ha dichiarato a Coy, Alexandra Vacroux, direttrice esecutiva del Davis Center for Russian and Eurasian Studies ad Harvard. «Se se ne vanno, sono i migliori, i più brillanti e i più coraggiosi. È importante non bollare tutti i russi come i cattivi del mondo».

I russi che già sono inseriti nelle strutture in Occidente, a partire dagli Stati Uniti, stanno organizzando l’accoglienza di coloro che vogliono uscire dalla Russia o se ne sono già andati. Ad esempio, è stata organizzata una rete di studiosi di scienze cognitive che aiutano colleghi accademici in fuga da Russia, Ucraina e Bielorussia a trovare lavoro in Occidente.
Queste competenze che fuggono dalla Russia per un verso determineranno l’impoverimento di conoscenza della loro patria, dall’altra parte implementeranno, arricchiranno il serbatoio di conoscenza di quel pezzo di Occidente che deciderà di accoglierli. Gli Stati Uniti lo hanno già fatto e il travaso di competenze è in corso. Lo sbilanciamento che ne deriverà determinerà il futuro economico e di sviluppo globale in disequilibrio tra Occidente e Oriente. Le conseguenze saranno formidabili e per la gran parte imprevedibili.
Vladimir Putin anche su questo fronte sta costruendo la pericolosa fragilità della Russia che verrà.

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