mercoledì, Ottobre 20

Russia: i prodotti dell'embargo al macero

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REAZIONI DELL’OPINIONE PUBBLICA

Le reazioni – indignate – dell’opinione pubblica non si sono fatte attendere. Sul sito change.org è stata lanciata una raccolta firme contro la nuova legge. La petizione ha riscosso – e continua a riscuotere – numerosi consensi, e ha ottenuto già più 340 mila firme in meno di due settimane. Attraverso questa iniziativa, l’autore Olga Savelieva propone la cancellazione del decreto sulla distruzione dei prodotti sanzionati e l’adozione, con procedura d’urgenza, di una legge sul libero trasferimento del prodotto passibile di distruzione alle categorie particolarmente bisognose della popolazione.

L’indignazione cresce anche sui sociale network, in particolare su Twitter dove gli utenti hanno espresso la loro opinione con l’hashtag Rossiya Zhzhjot (con il significato letterale di La Russia brucia, e un secondo significato in slang di qualcosa come La Russia fa una figuraccia) che è già entrato nella top 10 degli hashtag più popolari del mondo.

Ma a tanti indignati e contrariati, corrispondono anche tanti favorevoli al nuovo regolamento. Nel gruppo di chi è a favore del decreto sulla distruzione degli alimenti banditi si trova l’associazione giovanile Esh’ Rossijskoe (Mangia Russo), che ha annunciato l’inizio di raid di ricerca del contrabbando occidentale. Questi raid consistono nel ricercare i prodotti banditi sugli scaffali dei negozi e segnalarli con appositi adesivi di avvertimento. L’adesivo di avvertimento – come si legge sul sito dell’associazione – ha il compito di informare che quel prodotto, oltre ad essere illegale, può costituire un pericolo per la vita dei consumatori, poichè non reputano siano stati effettuati i controlli necessari.

 

IL PREZZO DELL’EMBARGO

Secondo Forbes, l’introduzione dell’embargo alimentare viene a costare ai russi 147,3 miliardi di rubli (oltre 2 miliardi di euro) di costi aggiuntivi sui prodotti alimentari per anno. Tali costi aggiuntivi hanno causato un ulteriore aumento del costo degli alimenti, secondo alcune stime + 20% lo scorso anno. Tra le ragioni dell’accelerazione dell’inflazione, gli esperti indicano l’aumento dei costi di trasporto.

Infatti, per rimpiazzare i prodotti banditi, la Russia ha cominciato a prendere le forniture da altri Paesi, spesso molto lontani, come il Sud America. Ad esempio, l’importazione di carne proveniente dal Cile, da maggio a dicembre 2014, è aumentata di cinque volte. Della stessa quantità sono cresciute le importazioni di prodotti lattiero-caseari provenienti dall’Argentina e di frutta dalla Costa Rica. Il principale fornitore di pesce, la Norvegia, è stato sostituito dalle Isole Faroe, ma in questo caso il volume delle spedizioni è diminuito. I latticini finlandesi sono stati sostituiti da quelli argentini; le verdure olandesi da quelle turche e la frutta spagnola da quella cinese.

Le sanzioni, e l’embargo russo, hanno pesato parecchio sugli scambi commerciali tra Italia e Russia. Nel 2014 si è verificata la prima battuta d’arresto dai tempi della crisi del 2008-2009. Le esportazioni italiane sono calate dell’11,6% a quota 9,5 miliardi e quelle russe hanno perso il 20% a quota 16 miliardi. In base all’andamento dei primi mesi del 2015, la tendenza al ribasso si starebbe accentuando. Nel primo trimestre il made in Italy ha accusato una flessione del 30 per cento.

Secondo la Coldiretti, l’embargo russo è costato all’Italia circa 240 milioni di euro in un anno solo di mancato export nei prodotti agroalimentari Made in Italy direttamente colpiti, ma le perdite sono nettamente maggiori se si considerano gli effetti indiretti che riguardano altri prodotti e altri settori.

I prodotti italiani più colpiti sono stati la frutta fresca, i lattiero-caseari e i formaggi e la carne e ai suoi derivati ma tra questi a soffrire sono molti specialità alimentari come il Parmigiano reggiano e il Grana Padano che, secondo quanto stimato dalla Coldiretti, contano in media perdite dirette per le mancate esportazioni di 15 milioni di euro nell’arco dell’anno.

Il prezzo per la Russia di Putin rischia di essere anche politico, infatti, secondo alcuni osservatori internazionali, se il Cremlino continuerà l’intransigenza di questi giorni, le proteste potranno solo crescere. E’ stato il mercato nero, in questi mesi, a fare argine alla crisi e all’aumento dei prezzi determinati dalle sanzioni, se il mercato nero viene stroncato il malcontento potrebbe diventare pericoloso per il Governo.

 

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