venerdì, Settembre 17

Russia: i prodotti dell'embargo al macero

0
1 2


Mosca –  L’embargo dei prodotti agroalimentari provenienti da Stati Uniti, Unione europea, Canada, Australia e Norvegia è stato prorogato per altri dodici mesi e non ci sarà più tolleranza per i trasgressori. A garanzia di ciò, è stata varata la legge sulla distruzione dei prodotti agroalimentari soggetti all’embargo e importati illegalmente nel territorio della Federazione Russa. Il decreto presidenziale – voluto dal Ministero dell’Agricoltura e firmato da Vladimir Putin lo scorso 29 luglio – è entrato in vigore il 6 agosto, ad un anno esatto dall’introduzione dell’embargo alimentare.

Secondo quanto comunicato dal servizio stampa del Cremlino mercoledì 5 agosto, il testo della legge stabilisce che «tutte le merci importate nel territorio della Federazione Russa il cui paese di provenienza è uno Stato che ha deciso di imporre sanzioni economiche contro persone giuridiche e/o fisiche russe, o si è associato a una tale decisione, e che rientrano nella lista dei prodotti con divieto di importazione, saranno distrutte a partire dal 6 agosto 2015».

Sono quindi passibili di sequestro e distruzione tutti quei prodotti già presenti sul territorio della Federazione Russa, e tutti quelli in ingresso alla frontiera. «La verifica delle merci – evidenzia il documento – deve aver luogo alla frontiera e la procedura di distruzione deve essere applicata immediatamente dopo il sequestro e indipendentemente dall’accertamento o meno di chi sia il proprietario e di chi ne abbia organizzato il trasporto». La legge colpisce, in particolare, i grandi lotti destinati ai fornitori all’ingrosso, mentre non sara`applicata per le merci importate da privati per uso personale e quelle in transito verso Paesi terzi.

“La ricerca dei prodotti con divieto di importazione può iniziare su tutto il territorio nazionale e non solo alla frontiera” ha detto Vasily Itskov, esperto legale della Società di investimento Horizon Capital, intervistato dal Kommersant. “Se il personale delle dogane, del controllo fitosanitario o del Rospotrebnadzor (Servizio federale per la vigilanza sui diritti del consumatore), nel corso del controllo, dovesse scoprire sul territorio la presenza di prodotti sanzionati, per esempio nei centri di distribuzione (rivenditori), tale merce sarà distrutta in conformità alle regole generali” ha concluso il giurista.

I rivenditori hanno però affermato di aver già da tempo eliminato dagli scaffali dei propri negozi e dai propri magazzini, tutti i prodotti sanzionati. Il rappresentante della Metro Cash & Carry, Oksana Tokareva, ha spiegato che la vendita dei prodotti europei e americani banditi è continuata per qualche tempo dopo l’introduzione dell’embargo, ma si trattava solo di quei prodotti che si trovavano già in circolazione alla data dell’annuncio dell’embargo. «Adesso non ne sono rimasti» ha assicurato Tokareva al Kommersant. Lo stesso ha dichiarato il direttore delle relazioni esterne della catena di supermercati Diksi, Caterina Kumanina, precisando che la probabilità di trovare i prodotti sanzionati presso i punti vendita della catena è pari a zero.

Tuttavia, i produttori russi insistono sul fatto che i prodotti banditi, nonostante il divieto, continuano ad entrare nel mercato. Infatti, a metà luglio, il Rospotrebnadzor (il servizio federale per la supervisione dei diritti del consumatore), ha trovato e sequestrato nei negozi della catena Azbuka Vkusa a San Pietroburtgo più di 70 tipi di prodotti, a parere dell’ente, rientranti sotto l’embargo (per esempio, formaggi senza lattosio provenienti da Francia, Germania e Olanda).

Il vice primo ministro Arkady Dvorkovich ha dichiarato che gli organi di controllo, solo negli ultimi mesi, hanno registrato 700-800 violazioni dell’embargo alimentare. Secondo il Servizio Doganale Federale, nel corso del primo semestre 2015, sono state sequestrate più di 500 tonnellate di merci sanzionate, che rappresentano circa il 10% del totale dei prodotti importati.

Il Rosselkhoznadzor (il servizio federale di sorveglianza fitosanitaria) sostiene che i prodotti sanzionati sono spesso importati in Russia attraverso le strade secondarie del Kazakistan e della Bielorussia. Le esportazioni verso la Bielorussia sono aumentate del 141% e verso il Kazakistan del 108% nei primi sei mesi di attuazione delle sanzioni; da Bielorussia e Kazakistan i prodotti venivano ri-esportati in Russia. Nei primi mesi del 2015, i ri-esportatori hanno cominciato a falsificare nei documenti i Paesi di origine delle merci.

Solo dall’inizio del 2015, attraverso i confine di questi Paesi, sono stati fatti 283 tentativi per importare prodotti sanzionati che, secondo gli analisi del Rosselkhoznadzor, sarebbe solo il 20% del totale dei lotti di prodotti vietati proveniente da questi Stati. Il motivo è che al confine con il Kazakistan e la Bielorussia non ci sono controlli doganali poichè fanno parte dell’Unione Economica Eurasiatica (CEEA).

Un altro metodo adottato per bypassare l’embargo russo è quello di far passare le merci attraverso quei Paesi che non rientrano nella lista nera di Mosca. Per esempio il Montenegro. Quindi le aziende europee venderebbero il prodotto all’azienda montenegrina che a poi esporterebbe il prodotto in Russia con i documenti di provenienza falsificati. Per questa ragione il governo russo potrebbe ampliare l’elenco dei paesi sotto embargo, inserendo nella lista il Montenegro, l’Albania, l’Islanda, il Liechtenstein, l’Ucraina e la Georgia. Dal 6 agosto, sono già state distrutte più di 300 tonnellate di prodotti sotto embargo, per un valore che sfiora i 50 mila euro. Secondo l’agenzia stampa RIA Novosti, le prime distruzioni sarebbero avvenute il 4 agosto, senza attendere l’entrata in vigore della legge.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->