lunedì, Giugno 21

Russia: il gigante dell’energia è fuori dalla recessione

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«Abbiamo discusso diverse promettenti aree di cooperazione, incluso quello dell’energia – in cui espanderemo la nostra collaborazione», così si è espresso il Presidente russo Vladimir Putin a conclusione della visita del Primo Ministro Gentiloni in Russia, a Sochi.

Per la Russia, l’Italia è un Paese importante e da non sottovalutare. In termini economici le due Nazioni sono estremamente vicine. Il valore del commercio tra Roma e Mosca nei primi due mesi dell’anno è aumentato del 28%. Prima dell’applicazione delle sanzioni, l’Italia era il secondo partner commerciale di Mosca. E’ dunque naturale che il Paese sia in prima linea, insieme a Grecia e Ungheria, per chiedere la fine delle sanzioni contro la Russia. «Anche senza contare il settore dell’energia», ha affermato Putin, «ci sono diverse aree di cooperazione […] insieme al Primo Ministro abbiamo appena discusso l’interesse di Enel nello sviluppo delle tecnologie per l’energia eolica […] ci sono buone prospettive in diversi settori, come la tecnologia, l’istruzione e la ricerca spaziale».

Nel campo dell’energia la Russia copre il 43% del fabbisogno italiano di gas. Proprio ieri il colosso italiano ENI ha confermato gli accordi con il Governo di Mosca e la russa Rosneft per «lo sviluppo comune delle attività di esplorazione nel Mar Nero e nel Mar di Barents, e sosterrà ulteriori opportunità tra i due gruppi, incluso il ‘progetto Zohr’». L’Eni si riferisce all’enorme giacimento di gas (il più grande del Mediterraneo con una stima di 850 miliardi di metri cubi di gas) in acque egiziane scoperto nel 2015, il cui 30% verrà acquistato da Rosneft. La cooperazione tra le due aziende vedrà anche l’uso di tecnologia italiana nelle raffinerie russe.

Due mesi fa, ENI ha anche firmato un accordo con la più grande compagnia dell’Est, la Gazprom, confermando «la continua e stretta collaborazione nel mercato del gas e le discussioni sulle soluzioni per le infrastrutture e l’offerta di gas dal corridoio sud per il mercato europeo».

Nonostante i tentativi di diversificazione dell’economia, resta dunque l’energia il settore principale e il tradizionale motore trainante della Russia, da poco uscita dalla recessione nonostante il regime delle sanzioni occidentali. Nel primo trimestre dell’anno il prodotto interno lordo nazionale è cresciuto dello 0.5%, dopo lo 0.3% dei tre mesi precedenti. Parte della ripresa – ancora modesta – è dato dall’aumento del valore del Rublo (+8% rispetto al dollaro quest’anno): si ritiene che nel 2017 il PIL del Paese possa aumentare del 2%, secondo le migliori previsioni del Ministero dell’Economia.

Nonostante il tentativo da parte dei russi di concentrasi sulle piccole imprese (che ora rappresentano il 20% del Pil nazionale)resta importante il ruolo dei colossi del petrolio, per il primo produttore – e secondo esportatore – globale. Il prezzo è finalmente aumentato attorno ai 50 dollari al barile. Russia e Arabia Saudita intendono inoltre proporre ai Paesi dell’OPEC di continuare a limitare l’estrazione per stabilizzare il mercato e incentivare un ulteriore aumento dei prezzi. Alexander Novak, Ministro dell’Energia, auspica che l’accordo venga accettato e prevede 1.5 trilioni di rubli extra dovesse il prezzo del petrolio stabilizzarsi tra i 50 e i 60 dollari al barile quest’anno.

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