lunedì, Giugno 21

Russia e Unione Europea, correlazioni incrociate ed imprescindibili dipendenze Sanzioni rinnovate per sei mesi; ma ecco i numeri che ci dicono perché entrambe non possono fare a meno l'una dell'altra

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L’export italiano in Russia nel 2014 aveva sfiorato i dieci miliardi di euro, per poi scendere a sette miliardi due anni dopo, a causa della recessione economica che ha colpito duramente la Federazione Russa e che ha reso proibitivo per le aziende locali pubbliche e private l’accesso ai mercati internazionali, sia europei che extra europei. L’Italia esporta in Russia abbigliamento, calzature, mobili, prodotti alimentari e vino, ma non sono i prodotti tipici del ‘made in Italy’ a rappresentare la quota più rilevante ed importante in termini di valore, più del 60 per cento infatti è coperto da export di macchinari e semilavorati, cioè da tecnologia; questo era vero in passato, già prima del 2014 e delle vicende ucraine, è vero anche oggi sulla base delle ultime stime al 2017 e con ogni probabilità lo sarà anche nel prossimo futuro.

La Russia è oggi il principale fornitore di gas e petrolio greggio dell’Europa, per una questione di vicinanza geografica ed anche di stabilità politica assicurata dalla presenza quasi ventennale della stessa immutata nomenclatura al potere. Si è modificata comunque la griglia dei Paesi dai quali l’Europa importa e nel decennio passato nuovi Paesi si sono inseriti nella competizione globale: Azerbaigian, Kazakhstan, Nigeria, Iraq per citarne alcuni per quanto riguarda il petrolio greggio, Qatar, Libia e presto anche Azerbaigian per le importazioni di gas naturale.

Nonostante la Russia conservi una posizione rilevantissima, gli equilibri sono estremamente mutevoli e le fonti di approvvigionamento europee si sono ampliate. La Federazione è ancora il primo fornitore dell’Unione Europea di petrolio greggio, ci vogliono infatti le esportazioni di Norvegia, Nigeria ed Arabia Saudita per pareggiare i volumi russi, anche se la quota e’ declinata dal 30 per cento del 2005 a poco piu’ del 27 per cento nel 2015. Stessa sorte per le importazioni di gas naturale che, infatti, passano dal 35 per cento del 2005 a poco più del 29 per cento nel 2015, con la Norvegia solo qualche punto percentuale sotto e l’Algeria e Quatar che seguono con una quota complessiva del 15 percento.

Se l’Europa quindi è legata alle importazioni di greggio e gas naturale e la Russia copre una quota decisamente rilevante delle necessità europee, la Federazione dipende in maniera ancor più vincolante e profonda dall’Europa in quanto sono i Paesi europei a fornire valuta e liquidità indipensabile per mantenere equilibrio nel budget federale e soprattutto vendono e forniscono tecnologia imprescindibile per attivare il processo di ammodernamento dell’obsoleta struttura industriale russa.

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