martedì, Aprile 13

Russia e Germania, fratelli coltelli image

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STeinmeier

Berlino, Mosca e il mondo. Come definire i lunghi e difficili rapporti tra le due capitali visto che il timido ardire della Germania riunificata dovrà per forza prima o poi fare i conti con le ambizioni di grandezza globale della Federazione? Un’asse strategico se si guarda al momento, dal XIX  e XX secolo fino al crollo contemporaneo degli Imperi guglielmino e zarista, in cui i due Stati erano le stelle nascenti della politica continentale? Un «patto col diavolo» come ha scritto alla fine degli anni ’80 del secolo scorso Sebastian Haffner? Certo nessuna definizione è più calzante di quella composta dal pubblicista berlinese se si pensa alle relazioni russo-tedesche tra prima e seconda guerra mondiale e al sotegno reciproco tra totalitarismi nazista e comunista. 

E sono temuti o reali i tentativi di tête à tête russo-tedesco post guerra fredda? E davvero e’ l’allargamento a est dell’Ue a spegnerli sul nascere? Da sempre facile preda degli accordi tra le potenze orientali, nella nuova Europa la Polonia diventa l’incomodo nella voglia di «relazioni speciali» tra la nuova Russia e la Germania del «lungo cammino verso Occidente». Varsavia coltiva addirittura l’ambizione di rappresentare la prova del nove della definitiva integrazione democratica di Berlino. Percorso che a volte prende direzioni sospette. Come nel caso del gasdotto Nord Stream, definito dal ministro degli Esteri polacco, un nuovo «patto Molotov-Ribentropp».

Timori comprensibili quelli di Radosław Sikorski ma una cosa è certa. La Germania, vista storia e posizione geografica di Berlino, continuerà a giocare un ruolo importante  nell’evoluzione della Russia. Verrebbe da dire indipendentemente dal fatto che la Federazione prenderà una propria strada democratica oppure tornerà alle tradizioni autoritarie di stampo moscovita. Ma non è cosi. A maggior ragione dopo l’esplosione della globalizzazione. La lotta tra i nuovi blocchi in divenire e ciò che resta degli Stati nazionali, con Mosca alla ricerca di una via di mezzo tra queste due strade, ha fatto diventare opaco il futuro della costruzione europea, reso un incognita i rapporti tra Bruxelles e Mosca e appesantito quelli tra il Cremlino e Berlino. La Germania è però il Paese che più di ogni altro si è speso per sostenere gli sforzi modernizzatori delle élite russe. A lungo Berlino ha ritenuto possibile sfatare l’incanto di Mosca dal «technology transfer», inteso come la bacchetta magica dello sviluppo economico federale, per spingere il Cremlino alle riforme politiche.

Un miraggio basato soprattutto sulla sopravvalutazione di Dimitry Medvedev. Col ritorno alla presidenza di Vladimir Putin  Mosca ha perso lo sponsor  più importante dentro l’Ue. Col risultato paradossale che mentre il Cancelliere venuto dall’Est entra nel suo terzo mandato, interessi e conoscenze che facevano della Germania il ponte continentale verso la Russia vengono meno per spostarsi verso Polonia e Finlandia. E ora? La nuova Grande Coalizione sarà diversa da quella del 2005-2009? Sopratutto verrà meno il dualismo tra Cancelliere e ministro degli Esteri? Come otto anni fa, la diplomazia di Berlino è tornata nelle mani di Frank-Walter Steinmeier. Nel quadriennio 2005-2009 le differenze riguardavano soprattutto l’approccio verso Russia ed Europa orientale. Messo fuori gioco Gerard Schroeder, ora è il suo braccio destro a sostenere che Mosca deve continuare a essere la la priorità tedesca. Ma come? «Avvicinamento attraverso il coinvolgimento» come chiedeva il ministro, oppure «partnership di modernizzazione» cui puntava il Cancelliere? Pragmatismo di rapporti e cooperazione, oppure attenzione particolare verso diritti e integrazione?

Il nuovo mandato di Steinmeier è iniziato nel segno di un «nuovo sguardo verso oriente». Questo secondo la ‘Frankfurter Allgemeine Zeitung’ il succo del secondo viaggio all’estero, dopo Parigi, del boss della diplomazia di Berlino.Che non a caso ha avuto al centro delle proprie riflessioni l’Ucraina. E Kiev, che al vertice Nato di Bucarest del 2008 era stata causa dello scontro tra Steimeier e il suo collega polacco Radosław Sikorski, ora potrebbe riabilitare il ministro tedesco. Un pregiudizio quello di Steimeier pronto a «sostenere sempre e comunque la Russia», cosi a dicembre il quotidiano di Varsavia, Do Rzeczy, smentito dalle parole pronunciate a Varsavia dal diplomatico. Sul caso della mancata adesione di Kiev al Partenariato orientale, Steinmeier infatti ha criticato non solo Bruxelles ma anche il proprio Paese per «aver sottovalutato debolezza dell’Ucraina e determinazione di Mosca». Se il ministro può essere stato guidato dall’interesse di sbarazzarsi dell’immagine di politico pro russo, in Germania lo cose sono più complesse.

Negli scorsi anni il dibattito andato in corso nella Spd ha visto la trasformazione dell’immagine di Vladimir Putin. I socialdemocratici tedeschi sembrano condividere i criteri polacchi, secondo cui il leader del Cremlino pratica la politica dell’inganno verso gli europei. Steinmeier sa che nel suo nuovo mandato dovrà dedicare molto tempo ed energie all’Europa orientale. Nella capitale polacca il ministro riferendo dell’incontro francese, ha fatto presente ai suoi ospiti le differenze di prospettive internazionali dell’Europa. Cosi mentre Varsavia ritiene inevitabile concentrarsi sul lato orientale del continente, per Parigi sono le crisi africane a trovarsi al centro dell’attenzione.Ma non è solo l’ Europa a seguire con attenzione i passi internazionali del nuovo governo tedesco. In un intervista al quotidiano Moskovskij Komsomolez il direttore del Centro di ricerche germaniche dell’Accademia delle Scienze di Mosca, Vladislav Belov, ha sottolineato come l’accordo di governo della grande coalizione abbia riservato solo «trecento parole, duemilaquattrocento battute» ai rapporti russo-tedeschi. «Anche se nel 2013 le relazioni tra Mosca e Berlino non hanno toccato i pessimi livelli del 2012» per Belov lo scorso anno i rapporti tra i due Paesi non sono migliorati.

Secondo il ricercatore, Putin liberando Khodorkovsky aveva lo sguardo rivolto a Berlino. E un obiettivo il presidente russo potrebbe averlo raggiunto. Secondo lo Spiegel l’incaricato della politica russa presso il Bundestag potrebbe cambiare nome. Invece del democristiano Andreas Schockenhoff, la regia delle relazioni tra Mosca e Berlino potrebbe andare al socialdemocratico Gernot Erler. A maggio Erler aveva fatto sensazione scrivendo sulla Zeit di un «pestaggio mediatico anti Russia» in atto nei media del proprio Paese. Ma le affermazioni tedesche più anticonformiste verso la Russia arrivano da, Alternative für Deutschland (AfD). La forza politica più antieuro della Germania, richiamandosi alla politica estera di Otto von Bismarck, sogna di rimpiazzare l’asse franco-tedesco con quello russo-tedesco. Per AfD Parigi è la capitale un Paese mediterraneo di scarso interesse e degno di poca fiducia. Al contrario i rapporti con Mosca «meritano cure particolari». Ma i riferimenti storici del partito non finiscono con la rivalutazione del Cancelliere di ferro.
Dalla guerra dei Sette Anni (1756-1763), quando la Prussia è stata salvata in extremis dall’arrivo di un sovrano russofilo, alla riunificazione tedesca, il Cremlino ha sempre giocato un ruolo positivo nella storia tedesca. E Alternative für Deutschland intende rivalutare questa strada. Che poi voglia farlo cooperando strettamente con Stati Uniti e Canada è un altra delle stranezze della politica europea. 

 

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