venerdì, Ottobre 22

Russia, cosa serve per riprendere la crescita field_506ffbaa4a8d4

0
1 2 3


Non è scontato che le indagini demoscopiche dicano sempre il vero o almeno un po’ di vero, utile a capire come stanno realmente le cose. Se lo dicono, non è  tanto vero che i russi amino la loro patria al punto da accettare qualsiasi sacrificio pur di vederla potente e gloriosa, coronata magari dalla mitica aureola di ‘terza Roma’ dopo il tramonto del ‘sol dell’avvenire’ incarnato per alcuni decenni dall’Unione Sovietica. La quale, peraltro, aveva il torto, agli occhi della maggior parte di loro, di alzare almeno inizialmente la bandiera di una dottrina esotica come l’internazionalismo proletario anziché quella di un sano nazionalismo.

Un recente sondaggio ha rivelato che sono tuttora più numerosi i russi soddisfatti delle loro attuali condizioni di vita di quelli che invece non lo sono. Un sorprendente contrasto, quindi, con il marcato peggioramento, documentato da cifre inequivocabili, rispetto a precedenti condizioni certo assai migliorate a partire dall’inizio del secolo ma sempre nettamente inferiori, nella media, ai livelli occidentali.

Ciò che conta, tuttavia, è la percezione dei dati oggettivi. È stato infatti calcolato che mentre negli Stati Uniti la retribuzione annuale minima considerata soddisfacente dai cittadini si aggira intorno ai 75 mila dollari e arriva a questo livello poco meno della metà della popolazione, i russi che beneficiano di un introito massimo corrispondente (pari a 380 mila rubli mensili) sono solo il 6% e si accontenterebbero comunque di 23 mila rubli al mese, riducibili addirittura a 17,5 mila per gli abitanti nelle campagne.

Se ne può dedurre che per i cittadini della Federazione post-sovietica il denaro non fa la felicità o non è tutto? Si può, ma non senza tenere conto che una larga parte della popolazione russa dimostra in vari modi di non essere affatto insensibile al fascino di Mammona e che una parte ancora più larga protesta sistematicamente e vivacemente contro le condizioni di vita in generale e contro i mali che affliggono il Paese.

Ma si può anche ipotizzare che, nonostante la crisi economica attuale con tutte le sue ripercussioni, prevalga ancora l’apprezzamento per i progressi compiuti rispetto ad un passato non lontano ben più duro e turbolento. E che le assicurazioni che i dirigenti politici continuano ad elargire circa il carattere passeggero della crisi stessa inducano il grosso dei loro amministrati a non mostrarsi troppo esigenti specie in una fase così delicata e impegnativa, benchè finora ricca di soddisfazioni, dei rapporti con l’estero.  Comunque gestiti, sinora, dalla guida suprema del Paese, Vladimir Putin, in modo confortato da consensi pressocchè unanimi.

C’è però un altro sondaggio ancora da registrare, risalente alla scorsa estate. Effettuato dall’indipendente istituto Levada, esso rivelò innanzitutto che il 64% della popolazione auspicava il rilancio dell’integrazione economica con l’Occidente, malgrado tutto il malanimo crescente da tempo nei suoi confronti. La situazione economica nazionale veniva inoltre giudicata cattiva dal 28%, buona dal 12% e media, come a dire così così, dal 53%. Il 58% degli interrogati, infine, attribuiva alla forza economica del Paese un’importanza maggiore della potenza militare, pur molto gradita, palesemente, alla maggioranza popolare.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->