mercoledì, Giugno 23

Russia, amici freddi in Centro Asia Ai ferri corti con Ankara, Mosca riscuote scarso appoggio nello spazio ex sovietico

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La crisi economica russa si ripercuote pesantemente sul vecchio Turkestan nel suo complesso (benchè con differenze non irrilevanti tra Paese e Paese) provocando rimpatrio degli emigrati e drastica riduzione delle loro rimesse, disoccupazione, crollo delle monete e ritiro di investimenti. La Kirghisia, ad esempio, è stata convinta o costretta ad acquistare armi (oltre a concedere a Mosca, come il Tagichistan, basi militari ampliate) ma ha dovuto subire la rinuncia russa, per mancanza di fondi, a costruire due importanti dighe.

Le rispettive crisi producono poi un effetto rilevante anche politicamente: la pessima partenza dell’Unione economica eurasiatica, promossa se non proprio imposta da Mosca e accettata sinora solo da Kazachstan e Kirghisia (oltre a Bielorussia e Armenia), che però mostrano chiari segni di pentimento o quanto meno delusione. Scontato o assai probabile il boicottaggio del Turkmenistan e Uzbechistan, non sembra certa neppure l’adesione del Tagichistan.

Questa situazione non fa d’altronde che favorire la massiccia penetrazione nella regione della Cina, che vi ha già scavalcato la Russia come primo partner commerciale e non lesina investimenti e finanziamenti di progetti di ogni tipo, con in testa quelli relativi alla mitica Via della seta. Il tutto, certo, non in termini di sfida dichiarata alla grande amica russa, ma destando ugualmente una palese preoccupazione a Mosca, particolarmente viva a livello popolare ma non troppo celata neppure negli ambienti governativi.

L’invasione dei capitali, della tecnica e persino della manodopera cinesi, forse destinata ad un certo rallentamento a causa di quello della crescita economica del gigante giallo, suscita del resto qualche allarme o malumore anche nel Turkestan, benchè sinora l’accoglienza non abbia lasciato per nulla a desiderare. Ma se nelle capitali della regione si teme, non irragionevolmente, di finire troppo schiacciati nella morsa tra due colossi sia pure diversamente caratterizzati, qualche alternativa non manca.

Gli Stati Uniti sembrano infatti avere riscoperto un interesse non marginale per il Centro Asia, dal momento che il Segretario di Stato John Kerry non ha esitato ad interrompere i suoi pesantissimi impegni attuali per compiervi due mesi fa una visita in tutte le cinque capitali. Guadagnandosi, tra l’altro, un’esortazione di Putin, forse neppure tanto scherzosa, a non esagerare con i viaggi.

Il ritrovato interesse americano, probabilmente ricollegabile anche alla decisione di Washington di prolungare la missione in Afghanistan, appare pienamente ricambiato dai governi visitati. I quali mostrano altrettanto chiaramente di gradire anche le attenzioni dell’Unione europea, confermate dall’undicesimo incontro tra le due parti svoltosi ad Astana poco prima di Natale con la partecipazione di Federica Mogherini in rappresentanza di Bruxelles e dei Vice Ministri degli Esteri dei cinque Paesi, concludendosi con la firma di un accordo di cooperazione e consultazione a largo raggio.

Di tutto ciò che sta alla base di simili sviluppi e movimenti le reazioni centroasiatiche allo scontro tra Russia e Turchia possono dunque considerarsi, in attesa di ulteriori indicazioni, quanto meno una spia piuttosto eloquente.

 

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