sabato, Maggio 15

Ruby: un grande avvenire dietro le spalle image

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ruby

 

C’è una foto, sui giornali di questi giorni, che ritrae Karima El Mahroug -in arte Ruby-, sdraiata felice in venti centimetri di acqua limpidissima, abbronzata al sole di una spiaggia che appare meravigliosa, con la sabbia bianca che tutti sogniamo per la settimana di vacanza in cui investire degnamente l’annata lavorativa. Ruby, chiamiamola così, sorride felice all’obiettivo mentre i giornali ci informano con dovizia di particolari sul tenore di vita da star hollywwodiana che sta conducendo a Dubai, canti, balli e shopping senza limiti, come prevede il copione delle esistenze eccessive, esagerate, sopra le righe vedete un po’ voi.

Sembra una cartolina, una foto che documenta la serena vacanza di una ragazza di famiglia, anche poco portata a socializzare, vista la solitudine totale che la circonda. Uno s’immagina un’amica, o tutt’al più un fidanzatino, che la riprende con l’iPhone per poi affrettarsi a condividere la foto su facebook per far crepare d’invidia i colleghi di studio o d’ufficio.

Invece no.

Questa immagine così gradevole e innocente, nella sua percezione libera da significati accessori, racchiude un grumo di recriminazioni e di questioni irrisolte annidato nella coscienza della nostra società, anche al netto dei significati e dei sentimenti politici che evoca, spettri torvi e angosciosi  della fine di un’epoca.

Ho provato a parlarne sul socialnetwork che frequento abitualmente, e ho ricevuto risposte piuttosto sorprendenti.

Partendo dal presupposto che Karima possa  e debba considerarsi un punto di riferimento per tutte le ragazze che i media hanno scelto di chiamare baby squillo‘, e che con ogni probabilità abbia fatto ricorso all’arte del ricatto, per ottenere i risultati che, in minima parte, si vedono nella foto, direi che opinioni del tipo “dov’è il problema, ha ottenuto quello che voleva”, “Ognuno fa la vita che crede, è stata brava”, o, addirittura, detto e ribadito da una donna colta e progressista, “le donne sono sedute sulla loro fortuna e campano di quello da diecimila anni”, sono un po’ scioccanti.

In un clic, le donne tornano tutte puttane, un grande avvenire dietro le spalle. Oppure, solo le più intraprendenti, che alla fine dei giochi ritirano il meritato premio di una gestione accorta dei propri ragguardevoli mezzi fisici. E hanno sapientemente evitato di finire sulla strada a fare un po’di soldi rischiando la pelle e le botte.

Peana a chi c’è riuscita, insomma. E se questo, in ultima analisi, significa che una società civile non deve farsi carico di tracciare dei modelli di vita umanamente ed eticamente accettabili, in campi che si chiamano dignità o rispetto di se stessi, pazienza. Chissenefrega. Vorrà dire che siamo diretti verso una nuova società finalmente libera, senza sciocche ipocrisie, in cui gli unici traguardi veramente ambiti (soldi, divertimento, lusso) vengono raggiunti  tramite l’esercizio ben gestito di prestazioni sessuali retribuite.

 A chi andrà più di lavorare per costruire il bene comune, se è tutta una questione di compravendita primordiale? Che sciocchezza, ma a nessuno, è chiaro.

Speriamo che quei fessi che lavorano ancora se ne accorgano il più tardi possibile. Ora vi lascio, non ho tempo da perdere. Vado alla ricerca di una vecchia, ricca signora ancora bisognosa d’amore, da accontentare e poi ricattare.

Vi manderò una cartolina.    

 

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