giovedì, Ottobre 21

Rublo, l’Europa trema field_506ffbaa4a8d4

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È un stato un martedì nero per la borsa di Mosca. L’indice Rts ha ceduto fino al 19%, il crollo peggiore dal 1995. Intanto il rublo è arrivato a toccare un minimo di 100 sull’euro e di 80 sul dollaro.
«Quello che sta succedendo ora non si poteva neanche immaginare in un incubo un anno fa» ha detto Serghiei Shvetsov, primo vicegovernatore della banca centrale russa. «Nei prossimi giorni penso che la situazione sarà paragonabile al periodo più difficile del 2008» ha poi aggiunto. In effetti da settimane i russi temevono per le sorti del rublo.

La situazione del rublo resta dunque «critica» nonostante la decisione assunta ieri da Mosca di aumentare il tasso di riferimento dal 10,5% al 17%.
Per questo motivo, secondo l’agenzia ‘Interfax‘, Dmitri Medvedev, Premier russo, proprio in queste ore sta discutendo della crisi economica con Ministri e Consiglieri economici. Al tavolo, convocato nella residenza presidenziale di Gorki, siedono anche Igor Shuvalov, primo vice premier, Andriei Belusov, il consigliere presidenziale, Anton Siluanov, Ministro delle Finanze, Alexiei Uliukaiev, ministro dello Sviluppo economico, Elvira Nabiullina, la governatrice della banca centrale, Maxim Akimov, primo vice capo dello staff governativo.

Sulla crisi russa pesano una serie di fattori tra loro collegati: il calo del prezzo del petrolio, che sottrae risorse al Paese, aggrava la congiuntura economica, e accelera la flessione del rublo; le sanzioni internazionali per la guerra in Ucraina, che alimentano la fuga di capitali, che pesa a sua volta sul cambio.

Proprio sulla caduta del prezzo del petrolio va segnalato che per la prima volta dal luglio del 2009 il Wti è scivolato sotto i 55 dollari al barile e il brent sotto i 60 dollari.

Si prevedono dunque tempi duri per la Russia e, probabilmente, anche per l’Italia e le altre potenze occidentali, le cui economie sono legate a doppio filo con quella di Mosca.
I venti di crisi che soffiano dalla Russia, infatti, potrebbero investire ben presto l’Europa e il Belpaese. Secondo i dati della BRI, la Banca dei regolamenti internazionali, una sorta «banca centrale delle banche centrali», gli istituti di credito italiani sono esposti verso la Russia per 27,6 miliardi di dollari, secondi solo a quelli francesi con 47 miliardi, e poco prima di quelli degli Stati Uniti con 26 miliardi. In totale l’esposizione del sistema bancario mondiale ammonta a 207 miliardi di dollari, di cui solo 17 verso il settore pubblico e 141 al settore privato non bancario. La gran parte, 155 miliardi, è riferita a banche europee.

E proprio sulle misure di sostegno all’economia dell’UE da parte della Banca Centrale Europea è arrivato l’altolà di Jens Weidmann, Presidente della Bundesbank e consigliere Bce: «Gli strumenti convenzionali della BCE sono esauriti». «Non ci si può aspettare troppo dal ‘quantitative easing’, contro cui esistono molti argomenti». Poi l’esortazione a proseguire sulla strada delle riforme: «Non è nostro compito comprare tempo per la politica. Il bisogno di riforme non è finito» ha concluso.

Da Bankitalia arriva invece l’aggiornamento a ribasso sullo stato della ricchezza delle famiglie italiane. «A fine 2013 la ricchezza netta delle famiglie italiane era pari a 8.728 miliardi di euro, pari in media a 144.000 euro pro capite e a 356.000 euro per famiglia. Ciò significa un calo della ricchezza netta dell’1,4% a prezzi correnti». Da palazzo Kock specificano inoltre che a incidere su questo valore è stato soprattutto «il calo del valore delle case».
La musica non cambia nemmeno nel 2014, in quanto nei «primi sei mesi del 2014 si prevede un’altra diminuzione dell’1,2%».

Lasciano ben sperare invece i dati ISTAT sull’export italiano. «A ottobre le esportazioni sono aumentate del 2,9% rispetto a un anno prima e dello 0,4% su base mensile. Peggiorano invece le importazioni, che invece sono calate dello 0,9% rispetto a settembre e dell’1,6% rispetto a un anno prima».

La domanda dall’estero rappresenta dunque un valido appiglio per uscire dalla crisi. Non solo per la collocazione dei prodotti, ma anche dei servizi. Carlo Calenda, viceministro dello Sviluppo Economico, ha ricordato come dall’estero venga «la possibilità di un rilancio veramente significativo per l’Italia», anche in relazione al Turismo. «Si sta replicando quello che avviene nell’industria» ha aggiunto. «Chi è agganciato alla domanda internazionale cresce, chi punta solo sull’Italia vede una schiarita all’orizzonte, ma non riesce a compensare le perdite».

Sul piano occupazionale va segnalato il piano industriale e strategico varato da Poste per il periodo 2015-2020 che prevede lo stanziamento di tre miliardi d’investimenti.
Una boccata d’ossigeno per l’asfittico mercato del lavoro italiano. Sono infatti previste circa 8mila assunzioni, di cui il 50% tra giovani laureati e nuove professionalità. Un piano su larga scala, dunque, che dovrebbe portare la SPA, il cui capitale è interamente detenuto dal Ministero dell’Economia, a moltiplicare il suo fatturato.
Secondo Francesco Caio, l’ad di Poste, il piano non comporterà licenziamenti, ma solo «il programma di uscite agevolate già iniziato nel 2010».

Infine i mercati finanziari. Le borse europee rimbalzano e chiudono in rally, dopo aver tremato per la crisi del rublo e per il nuovo calo del prezzo del petrolio. Nel finale i mercati superano le paure e si risvegliano, grazie al prezzo del petrolio, che recupera rispetto ai minimi toccati in giornata (il Light crude torna positivo) e dopo che il rublo smette di crollare, pur restando in forte discesa. Anche Wall Street avanza, dopo un avvio negativo. Londra sale del 2,28% a 6.323,57 punti. Milano vola in rialzo del 3,27% a 18.670,05 punti. Francoforte cresce del 2,39% a 9.557,09 punti e Parigi guadagna il 2,12% a 4.090,42 punti. Madrid cresce dell’1,15%.

 

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