mercoledì, Settembre 22

Ruanda, Kagame guarda a USA e Israele

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Il Presidente del Ruanda, Paul Kagame, sta conquistando gli americani, e probabilmente anche la Casa Bianca. Dopo la pagina di storia scritta in Vaticano, ha proseguito il suo viaggio andando negli States a tessere relazioni diplomatiche con due potenze che per il futuro del suo Paese e non solo potrebbero essere molto importanti: Israele e Stati UnitiNei giorni scorsi è intervenuto in due assisi strategiche: all’American Israel Public Affairs Committee (AIPAC), e all’Atlantic Council.

Kagame è il primo capo di Stato africano a parlare alla lobby ebraica americana. «Il mio messaggio di oggi è semplice: il Ruanda è, senza dubbio, un amico di Israele», ha detto Kagame, conosciuto dagli americani come l’uomo che ha messo fine al genocidio del 1994. «Essere amici di Israele non significa essere avversari di qualcun altro», ha anche detto Kagame, ribadendo che l’esistenza dello Stato di Israele «non va contro i diritti di altre Nazioni». E in effetti il Rwanda di Kagame non ha mai nascosto di sentirsi l’Israele dell’Africa, similitudine che lui non ha mancato di sottolineare: «Non c’è tragedia così grande che l’ingegno umano e la resilienza non possono trasformare in un futuro migliore», ha detto, «La sopravvivenza e il rinnovamento delle nostre due Nazioni testimonia questa verità». David Victor, ex Presidente dell’AIPAC, ha salutato Kagame sottolineando che «ha trasformato la sua Nazione, coltivato la sua economia, ricostruito le sue infrastrutture e riunita la sua gente».

In effetti Kagame è al lavoro proprio per implementare le relazioni tra Rwanda e altre Nazioni africane con Israele e il premier Benjamin Netanyahu di recente ha annunciato la sua intenzione di tenere un vertice Israele-Africa, nei prossimi mesi.«Siamo felici che Israele sta impegnando con l’Africa, è tornato in Africa e l’Africa sta rispondendo in modo positivo», ha detto Kagame.

Anche il prestigioso Atlantic Council, think tank tra i più autorevoli della capitale americana, dal quale passano abitualmente tutti i leader mondiali, ha accolto bene Kagame. Parlando all’esclusiva tavola rotonda del Centro Africa del think tank, il Presidente rwandese ha mandato un messaggio alla Casa Bianca e al mondo del business. «Gli Stati Uniti hanno bisogno di modificare il loro rapporto con l’Africa da un focus prevalentemente umanitario a ‘partenariati produttivi’, soprattutto nel mondo degli affari, lo sviluppo strategico e la sicurezza.Per decenni, gli Stati Uniti hanno adottato un approccio monolitico in Africa», ha detto Kagame. «É tempo di nuove idee».
Il Presidente ha sottolineato l’opportunità rappresentata dalla nuova Amministrazione per gli Stati africani per costruire nuove relazioni con gli Stati Uniti.

La volontà di Kagame per un cambiamento nel rapporto dell’Africa con gli Stati Uniti, con uno sganciamento dagli aiuti umanitari combacia, sottolineano dall’Atlantic Council, con il programma di Donald Trump di tagliare gli aiuti esteri. Trump non ha ancora esplicitato la sua politica per l’Africa, ma sulle poche cose che ha fatto trapelare, Kagame ha dimostrato di essere perfettamente in linea.
Il Presidente, che guida quel gruppo di Paesi che sembrano incoraggiare il percorso verso il Mercato Unico africano, ha affermato che in Africa si «continuiamo a vedere miglioramenti nelle diverse parti del continente», ha detto. Già dalla fine del tragico episodio del genocidio, il Leder ruandese ha guidato la Nazione attraverso un periodo di riforme e apertura economica. James L. Jones, militare in pensione, e ex-consigliere per la sicurezza nazionale di Barack Obama ha confermato che l’economia del Ruanda è tra le più promettenti al mondo. Il futuro del continente africano sarebbe favorito da «dati demografici, innovazione tecnologica e urbanizzazione», secondo il Presidente ruandese, anche se «manca una voce unitaria che comunichi in maniera forte le aspirazioni dell’Africa sullo scenario internazionale».

Difficilmente mancherà a Kagame il tempo per implementare le politiche che intende perseguire: il Presidente, al potere dal 2000, intende presentarsi alle elezioni una terza volta, nonostante in passato la Costituzione del suo Paese non lo permettesse. Un referendum nel 2015 ha permesso la possibilità di un nuovo mandato di 7 anni, seguito da altri due di 5, che, potenzialmente, gli permetteranno di ricoprire la carica di Primo Ministro fino al 2034.

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