mercoledì, Settembre 29

Rovina del pensiero: come salvarsi? Intervista allo storico Franco Cardini sulla deriva negativa del pensiero dell’uomo

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È quindi sulle rovine del pensiero di oggi che si potrà costruire il nostro domani?

Questo è il vecchio dilemma del ritorno dell’autodistruzione della società e il ritorno alle nostre origini. È legato al concetto filosofico dell’eterno ritorno, adottato da molte religioni, per cui quando si arriva ad un certo punto di sviluppo, accade una grande catastrofe e si ricomincia da zero. In questo caso il cominciare da zero, significherà fare tesoro degli errori commessi, sia pure sotto l’impulso della necessità. I nostri sbagli ed errori, fatti e che continueremo a fare, ci porteranno all’errore definitivo, cioè all’autodistruzione dell’umanità, cosa che fino ad un secolo fa era impossibile e improponibile, ma oggi è diventata pensabilissima e probabile.

Sempre che tale distruzione ci permetta di conservare almeno la memoria delle cose realizzate e fatte, e non porti all’autocancellazione del passato e dei nostri errori, cosa che farebbe ricominciare veramente da zero. Questi problemi vanno affrontati su due livelli di semi-scienze, che qualcosa di scientifico comunque hanno, la fantascienza e la futurologia, non intesa come esercitazione fantascientifica, ma come scienza di tipo statistico. Sappiamo che quello che potrà succedere in futuro non è il risultato del pensiero razionale, ma di una combinazione congiunta di razionale, di avvenimenti del momento e di contrapposte bontà di giochi di potere. Il futuro è immaginabile solo a livello di un rapporto fra un esercizio della nostra fantasia e una scienza fondata dalle statistiche, che è il calcolo delle probabilità.

Allo stato attuale, con il tipo di civiltà che abbiamo, con il tipo di tensioni esistenti nel mondo e il tipo di estensione a livello qualitativo e quantitativo dell’energia atomica usata in termini militare, che probabilità ci sono di un’autodistruzione dell’umanità? È una domanda alla quale non posso rispondere perché non faccio il futurologo, nel senso non sono una specialista in quell’aspetto particolare della statistica futurologica.

E oggi il pensiero ‘razionale’ può essere scisso da quello ‘filosofico ed economico’ e tali distinzioni materiali e filosofiche contano ancora qualcosa nel mondo moderno?

Contano sempre di più nella misura in cui le tecnologie sono rette da forze che ottengono il massimo riconoscimento nel progresso delle scienze e in quello della tecnica, e che lo subordinano naturalmente alle loro necessità, ovvero alla ricerca dell’utile e del potere. Noi quindi siamo subordinati a dei sistemi assolutamente razionali, che non vogliono il bene del genere umano, ma solo l’estensione della loro volontà di potenza: in altri termini, gli stessi Stati moderni si sforzavano di fare il bene generale di tutti, almeno di coloro che appartenevano allo Stato stesso, ma hanno ceduto il passo ad organizzazioni private mosse dal principio basilare della soddisfazione del loro senso di utilità.

Le grandi multinazionali che lavorano per l’arricchimento dei loro azionisti ormai sono legate agli Stati. Noi abbiamo un sistema anche scientifico e tecnologico che non dipende più (ammesso che nel passato vi fosse dipeso) da ciò che san Tommaso d’Aquino e Aristotele avrebbero chiamato ‘bene comune’, ma dal bene di gruppi sempre più ristretti di esseri umani.

Ci faccia qualche esempio di ‘rovine’ del pensiero…

Tutto quello che deriva da soddisfazione di un bisogno immediato, e non tiene in necessario calcolo lo sviluppo del futuro: questo è rovina del pensiero. Nelle società agricole, quando c’è carestia, bisogna scegliere: o soffrire la fame da subito, e tenere delle riserve di cereali per la semina, oppure soddisfare la fame immediata, il che significa distruggere le riserve alimentari che possono essere riutilizzate per la semina nei mesi a venire, per il soddisfacimento della fame futura.

Noi oggi siamo in una situazione di altissima tecnologia che riproduce questa antica realtà, desunta dalle vecchie civiltà agrarie: noi siamo in un mondo che sta distruggendo tutte le sue energie e ricchezze a vantaggio di una utilizzazione immediata: ciò rappresenta il punto più alto dell’irrazionalità che sia mai stato toccato ad oggi dal genere.

 

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