venerdì, Settembre 17

Rovina del pensiero: come salvarsi? Intervista allo storico Franco Cardini sulla deriva negativa del pensiero dell’uomo

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Pensiero e razionalità: quanto tali concetti sono oggi in rovina nel mondo moderno e quanto invece permangono e in che ambiti?

Il pensiero moderno è permeato del concetto e dell’applicazione di ciò che è razionalità: si fa ciò che è razionale, ragionevole. Il problema è che evidentemente il nostro interesse è stabilire e capire cosa è utile per noi; ma noi questa razionalità l’abbiamo subordinata ai principi fondamentali del benessere individuale e dell’estensione illimitata di tale benessere individuale, senza calcolare, elemento assolutamente e paradossalmente irrazionale, che il mondo è fatto di 7 miliardi di individui. Se tutti i sette miliardi di individui potessero esprimere al massimo le loro forze razionali nella direzione dell’utile e del piacevole, il mondo diventerebbe una giungla invivibile e il soddisfacimento di quello che appare il meglio per alcune minoranze, diventa un disagio per gli altri. La nostra quadratura del cerchio vorrebbe che noi riuscissimo a salvare razionalmente il massimo del progresso sociale con la condivisione maggiormente possibile. Per il momento siamo al grado zero, in cui la condivisione è bassissima, mentre è invece fortissima e formidabile la nostra volontà di aumentare quella che Nietzsche chiamava ‘volontà di potenza’.

In che modo per la filosofia del pensiero si esplica il pensiero in quanto tale e come nasce la sua ‘rovina’?

La rovina del pensiero nasce dalla distruzione della capacità di ristabilire il senso del limite del pensiero stesso. Noi dobbiamo imparare a coniugare la nostra forza individuale del pensiero, che è la grande scoperta della modernità, con la necessità di coniare un nuovo tipo di pensiero che sia concretamente e non astrattamente umanitario. Abbiamo inventato, con l’aiuto del Cristianesimo e anche con movimenti di pensiero dell’Ottocento e Novecento, come per esempio il socialismo, una astrazione umanitaria che si è fermata ai limiti della nostra cultura occidentale. Questo fatto ci ha permesso di mandare avanti il pensiero democratico, fondato sull’uguaglianza, sulla fratellanza e i grandi valori della Rivoluzione Francese e molto altro ancora.

Tutto questo patrimonio non era condiviso totalmente con l’umanità intera, noi abbiamo utilizzato il nostro pensiero cercando di salvare gli interessi della scienza, come quelli dell’economia e della tecnologia solo per una parte, ovvero la nostra, di tale umanità, intesa invece – parlando in senso globalizzato – di un’umanità intera. Da alcuni decenni a questa parte, l’umanità intera sta bussando alla porta del nostro Occidente, reclamando tutte quelle cose che in passato avevamo promesso anche a lei, senza mai realizzarle concretamente. Da qui nasce la grande sfida per i prossimi anni, continuando ad organizzare lo sviluppo, e allo stesso tempo l’arricchimento di quegli interessi e di quei bisogni basilari dell’intera umanità: questo vuol dire procedere ad una ridistribuzione delle nostre forze, a cominciare dalla ricchezza. Sembra che noi che partecipiamo a questo mondo, anche se siamo soltanto dei gregari, e abbiamo in mano le redini di tale universo, dobbiamo cominciare a pensare in questa direzione, nel nostro stesso interesse, ma non mi pare che ciò finora sia accaduto.

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