mercoledì, Settembre 29

Rovina del pensiero: come salvarsi? Intervista allo storico Franco Cardini sulla deriva negativa del pensiero dell’uomo

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Si dice sempre più spesso che la gente non ragiona più e non pensa più, agisce soltanto nell’immediato e nel frangente del bisogno, quindi il concetto stesso del pensare e ragionare sulle cose da fare è diventato ‘rovina’ e si sgretola sempre più. Nella realtà, quanto del nostro ragionamento, e del pensare prima di agire, si è perso rispetto ai secoli passati e che vantaggi e svantaggi ne abbiamo avuto nella nostra realtà quotidiana, quella di ogni singolo giorno?

Io non direi che il vero problema sia quello che la gente agisce mossa dal bisogno, cosa che rappresenta un fattore del tutto naturale e insopprimibile, in quanto vi sono dei bisogni basilari degli esseri umani e anche delle comunità, che di per sé non possono essere repressi. La critica rispetto all’agire seguendo e sotto lo stimolo del bisogno, appare come una critica alquanto irrazionale. Non ignoro tale affermazione e le risposte che a questa vengono date, ma la trovo irragionevole, più che irrazionale, da questo punto di vista.

Se invece andiamo ad analizzare quanto la gente agisca sotto l’impulso dell’utile, che non è strettamente collegato al bisogno, ma ha un collegamento con il bisogno stesso, che è fatto da noi, come esseri moderni, sulla base del rapporto tra utilità e allargamento dei nostri bisogni. Una delle funzioni del progresso infatti è quella di far diventare bisogno-necessità qualche cosa che naturalmente potrebbe non esserlo, ciò che i sociologi chiamano ‘dilatazione indefinita ed indefinibile del paniere dei bisogni‘.

Per me ricordare il tempo passato vuol dire che penso che quando si doveva telefonare, bisognava avere in tasca dei gettoni telefonici e trovare una cabina telefonica, per poter parlare con qualcuno: e questo esaudiva ed acuiva il nostro desiderio di comunicazione. Poi da ciò sono nati infiniti modi per trasformarci in ‘ricetrasmittenti ambulanti’: chiunque di noi possegga un telefonino, e abbia un computer elettronico, è diventato tale; abbiamo allargato in una maniera esponenziale il paniere dei nostri bisogni, perché questo tipo di opportunità e di comodità si è portato dietro una serie infinita di complicazioni individuali, sociali, economiche, tecniche e molte altre ancora. Bisogna sempre stare vicino a fonti di energia elettrica e so che ho bisogno di luoghi per riparare questi dispositivi, e spesso senza di essi non posso vivere il mio quotidiano perché, se essi non sono presenti, sono impedito nel mio lavoro, e a volte anche nel  pensiero stesso.

Ci sono quindi questi elementi che vanno contro la nostra natura, e non in nome del nostro bisogno, ma grazie alla loro utilità e del profitto che ne ricaviamo. Noi chiamiamo ‘bisogno’ una cosa che risale alle necessità fondamentali della natura, ma nel 99% i nostri bisogni non sono più legati alla natura, bensì allo sviluppo della nostra civiltà e al nostro stile di vita. Si potrebbe quindi arrivare a ciò che sostiene Papa Francesco, ossia alla riforma del proprio stile di vita in una maniera più sobria e che permetta di ascoltare un po’ meno le proprie necessità infinite, e più quelle legate all’altro: sono tutti elementi che dovrebbero essere fondamentali nella modernità attuale, perché viviamo in un mondo dove i nove decimi dell’umanità sono quasi a livello della fame. Questa cosa la sappiamo benissimo,  ma in questo ragionamento gioca quell’un decimo, o quei 100.000.000 circa che sono i sentori della stragrande maggioranza delle risorse e ricchezze del mondo, che non vogliono mollare per nulla i loro privilegi. Questo ha poco a che vedere con il bisogno, mentre molto con le forme egoistiche che sono nate e derivano dall’utilitarismo.

Si dice ‘Pensare è agire’: quanto tale concetto è stato strumentalizzato e usato per altri fini, anche propagandistici, di regimi mondiali; o a livello di ideologie e di filosofia del pensiero nel nostro mondo attuale e nel passato?

È evidente che in passato le ideologie totalitarie hanno prevalso, e attualmente anche le forme di quella che noi chiamiamo come democrazia occidentale sono fondate largamente sul concetto dell’identità tra pensiero e azione. L’azione traduce in termini pratici una tensione spirituale, quale quella del pensiero, che è volto ad ampliare sempre più i limiti dell’azione stessa. C’è quindi una tendenza alla corroborazione reciproca tra azione e pensiero, ma il problema per il mondo moderno, tornando al punto di partenza, è l’orientamento di un pensiero e di un’azione che sembrano appiattiti sulla dimensione del primato economico, e quindi di quello che sembra utile, ma lo è a livello individuale per coloro che appartengono ai ceti, gruppi, popoli o etnie di ambienti privilegiati e che possono condizionare maggiormente la vita civile, economica e tecnologica.

Si crea quindi un mondo che fino ad oggi si è mosso secondo il principio di stabilire un’uguaglianza all’interno della società occidentale, e anche di quella che appare come una sempre maggiore disuguaglianza nei confronti di altre parti dell’umanità, ovvero quelle che sottostanno e non hanno le leve di comando e di potere dell’economia e dell’industria e via discorrendo. Ancora una volta il problema fondamentale rimane stabilire quali rapporti ci sono tra il nostro essere umani e nel contempo essere persone che tendono al profitto e benessere di se stessi e dell’ambiente che le circonda, considerando scarsamente o per nulla gli interessi e i diritti degli altri. Questo è quello che Papa Francesco chiama la ‘cultura dell’indifferenza’ che rovina il mondo per degli scopi precisi (petrolio, cellulosa, uranio, ecc.) e non si cura del fatto che esistono milioni di persone che, una volta che io ho soddisfatto i miei bisogni, hanno un peggioramento della loro esistenza. Tale ‘cultura dell’indifferenza’, dal punto di vista degli altri che sono vittime di questa indifferenza, genera odio, rancore, e molto altro ancora: non ci possiamo quindi stupire del fondamentalismo musulmano, e di quando tale fondamentalismo si manifesterà sotto altre forme o fatti, perché il problema fondamentale che muove queste cose è la coscienza della profonda disumanità, disuguaglianza e ingiustizia su cui si basa la vita del mondo d’oggi.

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