venerdì, Luglio 30

Rovina del pensiero: come salvarsi? Intervista allo storico Franco Cardini sulla deriva negativa del pensiero dell’uomo

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Quando pensiamo al concetto di ‘rovina’ siamo soliti associarlo a ruderi storici invasi dalla vegetazione perché in degrado ormai da molti secoli. Non pensiamo, però, che tale concetto acquisti un significato particolare se associato alla parola pensiero’, ossia a quello di ‘distruzione di idee, di razionalità, di comportamenti umani, sia individuali sia collettivi.

Il pensiero, una facoltà essenziale e distintiva dell”homo sapiens’, rende gli esseri umani come persone che sanno gestire e scegliere le emozioni, ma in mancanza di raziocinio tali errori possono provocare rovine peggiori di quelle naturali, magari influire sul clima in maniera negativa, grazie ad azioni non perfettamente compatibili con il nostro ecosistema biologico. L’uomo può anche pensare alle proprie utilità individuali – non bisogni fondamentali dettati della natura – ma individuati da lui stesso, o da un gruppo ristretto della sua comunità di appartenenza, e allora l’utilità perde la sua azione di universalità, intesa in senso globale.

L’umanità può arrivare anche alla distruzione totale’ a causa di prolungati ed eccessivi errori e dover ripartire da zero, facendo proprio quel concetto di umanità fattiva, che aveva abbandonato per seguire utilità individualistiche, ma potrà tenere conto dei propri errori per eliminarli, nella misura in cui questi non siano andati distrutti, o eliminati dalla memoria durante la distruzione, sviluppatasi prima che la società rinasca nuovamente.

Con Franco Cardini, professore emerito di Storia, che il 22 Novembre scorso ha partecipato alla Conversazione ‘Caduta e ricostruzione della polis’ (che prende spunto dalla mostra ‘La Forza delle rovine’ allestita nel Museo Nazionale Romano di Palazzo Altemps fino a gennaio prossimo), abbiamo discusso proprio delle ‘rovine’ del pensiero.

Professor Cardini, quali sono i comportamenti, le azioni umane, che portano alla cosiddetta ‘rovina del pensiero’?

Tutte le scelte che non comportano un impegno di carattere razionale e quelle che portano all’utilitarismo, e quindi si ritengono obbligatoriamente legate all’utile e all’opportuno immediato, oltre a quelle che discendono dall’istinto o intuito. Tali scelte non chiamano, quindi, in causa valori razionali, e non tengono in considerazione la dimensione del pensiero in quanto tale, che risente di un substrato e di un ambiente culturale che sussiste e prevede alla base principi di altro genere dall’economia, fino agli istinti più brutali che diventano premesse per mettere da parte il pensiero e non utilizzarlo.

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