domenica, Ottobre 24

Rouhani da Papa Francesco: 'Preghi per me'

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«Preghi per me». Questa la richiesta particolare del presidente iraniano Hassan Rouhani a Papa Francesco al termine dell’incontro di oggi in Vaticano. «Il Corano invita i musulmani a proteggere per prima le chiese e le sinagoghe: questo significa tolleranza. Spero nella pace», alcune delle battute del pontefice nel’incontro, durante il quale ha invitato l’Iran a «promuovere soluzioni politiche per il Medio Oriente». Al centro dell’incontro anche l’applicazione dell’accordo sul nucleare e «si è rilevato l’importante ruolo che l’Iran è chiamato a svolgere, insieme ad altri Paesi della Regione, per promuovere adeguate soluzioni politiche alle problematiche che affliggono il Medio Oriente, contrastando la diffusione del terrorismo e il traffico di armi. Al riguardo, è stata ricordata l’importanza del dialogo interreligioso e la responsabilità delle comunità religiose nella promozione della riconciliazione, della tolleranza e della pace», fa sapere in una nota la Santa Sede. «La chiesa, la sinagoga e la moschea devono stare una accanto all’altra. Anzi, dobbiamo preservare prima la chiesa, poi la sinagoga, poi la moschea. Questa è la cultura della tolleranza che ci insegna il Corano», il parere di Rouhani, intervenuto poi al business forum: «Le sanzioni non servono a nulla, non portano da nessuna parte. L’Iran è il Paese più sicuro e stabile della regione. L’Iran non attaccherà nessun Paese e non entrerà nelle decisioni di alti Paesi. L’Iran si difende con forza, ha regolamenti affidabili e non mancherà ai propri impegni nei confronti di altri paesi, sia a livello pubblico che privato. Perché abbiamo sempre rispettato i nostri impegni internazionali. Siamo un popolo di grande cultura e civiltà, come gli italiani. Le condizioni interne al mio Paese, oltre alla sicurezza, sono davvero eccezionali. Non serve spiegare che dopo anni di sanzioni ha potenzialità che devono realizzarsi. Oggi ci sono spazi vuoti da riempire in una economia decisamente emergente. L’Italia per noi ha un’importanza particolare, anche per la storica collaborazione. Gli iraniani conoscono la vostra cultura e le vostre imprese, e si fidano dell’Italia. La nostra economia è volta ad aumentare la forza occupazionale, da qui viene tutta l’importanza che vogliamo dare alle piccole e medie imprese e in questo ambito l’Italia ha davvero molto da dire».

Rouhani poi ha annunciato che prossimamente il presidente del consiglio dei ministri Matteo Renzi ricambierà la visita recandosi in Iran per «dare impulso ai legami economici» tra i due Paesi. Alle richieste di Rouhani ha risposto il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi«Tantissime imprese italiane sono desiderose e pronte ad andare in Iran, anche il mio gruppo si sta preparando. L’Iran è un Paese affidabile con cui dobbiamo intensificare le relazioni anche per renderlo più aperto. L’Italia ha buone chance perché ha un rapporto storico e amichevole con Teheran». Un rapporto che, secondo Squinzi, potrebbe «dare una mano anche ai diritti umani». Riguardo agli accordi commerciali tra Italia e Iran è intervenuta anche Federica Guidi, ministro dello Sviluppo economico, che a ‘La Repubblica’ ha detto: «Molti contratti e memorandum d’intesa sono aperti, ovvero suscettibili di incremento: le pipeline della Saipem per esempio possono salire a 5 miliardi. Dipende tutto dall’evolversi della situazione economica nel Paese e dai rapporti che si instaurano con il committente locale. Un punto sul quale noi italiani siamo favoriti dall’esistenza di antiche e sicure condizioni di amicizia, comprensione e collaborazione. Negli ultimi dieci anni è come se sul Paese fosse calata una cortina fumogena che l’ha escluso dai rinnovamenti tecnologici, straordinari in molti settori. Ecco, proprio qui ci chiedono aiuto: vogliono importare il know-how italiano, dalle energie rinnovabili fino alle case di cura. I loro medici sono molto preparati, però vogliono aggiornarsi sugli ultimi sviluppi della telemedicina e della tecnica chirugica, così come i tecnici urbanistici vogliono capire le città intelligenti. E noi italiani siamo lì per questo».

In Europa a tenere banco sempre Schengen e il tentativo di salvaguardare il trattato. Mercoledì prossimo la Commissione approverà i rapporti sul suo funzionamento nei diversi Paesi dell’Unione. Ad essere bocciata sarà la Grecia, che riceverà una serie di raccomandazioni con le misure da prendere per ripristinare il controllo delle frontiere. Poi il countdown di tre mesi: se entro aprile Tsipras non avrà risolto la situazione, la chiusura delle frontiere per due anni sarà inevitabile, con la nascita di una mini-Schengen nel cuore dell’Europa. E con Francia, Germania, Austria, Svezia, Danimarca e Croazia che hanno già chiuso le frontiere per fermare l’onda dei migranti in arrivo dalla Grecia, il problema sarebbe gravissimo. I governi europei chiedono intanto di anticipare ad inizio febbraio le discussioni per rivedere il sistema di Dublino, ossia l’obbligo per il Paese che accoglie per primo un migrante di gestirlo e dargli eventualmente asilo. Il tentativo che si vuole mettere in atto è quello di rendere obbligatoria (e permanente) per tutti le riallocazioni. Pronto il piano Juncker: migranti che, dopo le registrati negli hotspot, saranno automaticamente smistati tra i Paesi Ue, che saranno obbligati ad accoglierli in una quantità stabilita secondo criteri rigidi (Pil, popolazione, disoccupazione). Il Paese che dovrà accogliere i migranti poi deciderà se accettare la domanda o rimpatriarlo. Nel primo caso si deciderà la destinazione finale del rifugiato. In una intervista all’Huffington Post, il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha anticipato la posizione italiana: «Siamo contrari a passi indietro rispetto a Schengen, perché sarebbe un affossamento delle libertà faticosamente conquistate in decenni di integrazione», e ribadisce il suo «sì ad un ferreo controllo delle frontiere esterne dell’Unione». Mentre sui tre miliardi per i rifugiati in Turchia dice: «Occorre difendere l’interesse nazionale senza arrivare al punto di rottura con l’Europa. Non esiste un no ideologico. C’è la semplice ma chiara esigenza di capirne le modalità e l’esclusione dal patto di stabilità. Detto questo, un attacco indiscriminato a Bruxelles è da evitare».

Intanto il Parlamento danese ha approvato le controverse norme sui richiedenti asilo, compresa la proposta di privarli di denaro e oggetti di valore oltre 1.300 euro ‘per contribuire alle spese di mantenimento e alloggio’. Mentre per quanto riguarda la cronaca, almeno 5 i migranti morti in un nuovo naufragio al largo delle coste della Turchia. A trovare i corpi nelle acque davanti a Dydyma alcuni pescatori locali. La Guardia costiera turca parla di 16 dispersi, mentre una persona è stata tratta in salvo. In Svezia invece un profugo di 15 anni ha accoltellato e ucciso un’impiegata 22enne di un centro per minori richiedenti asilo vicino Goteborg. Il ragazzo è stato arrestato con l’accusa di omicidio. Si tratta di ‘un terribile crimine’, il commento del primo ministro svedese, Stefan Löfven. «Credo ci siano molte persone in Svezia preoccupati dalla possibilità di casi di questo tipo».

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