venerdì, Gennaio 28

Rototom Sunsplash: un altro mondo possibile

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La musica reggae, soprattutto in Italia, vive di forti preconcetti molto spesso dettati da un forte conservatorismo e da uno scarso approfondimento culturale in materia. Punti basilari che spiegano il vostro allontanamento nel 2009. Lei addirittura ha subito un processo per favoreggiamento all’utilizzo di sostanze stupefacenti dal quale è stato assolto nel 2015 perché il reato non sussiste. Cosa manca all’Italia per potersi permettere un Rototom?

Manca informazione (pochi media, in mano a pochissime lobby di potere), una classe politica decente (informata e colta) e una strategia che sviluppi e faccia crescere la cultura in tutte le sue forme. Ogni piccolo Comune ha varie infastrutture dedicate allo sport, ma non vi è una sola struttura in tutto il Paese dedicata alla musica dal vivo. Le tv e i giornali dedicano ogni giorno grande spazio al calcio, anche quando non ci sarebbe proprio niente da dire, ma zero spazio alla musica, se non ai gossip delle star del main stream. Ogni domenica si tollerano le peggiori nefandezze negli stadi di tutta Italia, ma si applica la ‘tolleranza zero’ verso comportamenti molto meno criminosi quando si tratta di eventi musicali e/o giovanili. Io stesso, appunto, sono stato accusato (e poi prosciolto) di ‘agevolare l’uso di sostanze stupefacienti’ perchè non facevo abbastanza repressione nei confronti di chi, ad un concerto, fumava uno spinello. Mentre negli stadi si lanciano molotov e motorini giú dagli spalti, i tifosi devastano autobus, treni e strade ma… in quel caso va bene cosi. Senza parlare dell’incredibile e criminosa tolleranza verso l’uso/abuso di droghe ben più pesanti, come l’alcool, per cui non fa nessuno scandalo vedere morti o coma etilici in un’adunata degli alpini: giovani che si ammazzano simpaticamente con l’alcool fa parte della nostra cultura; fumare uno spinello ad un concerto, invece, ti fa finire sulle prime pagine sui giornali. Tutto ciò fa sì che chi, come noi, vive organizzando eventi per i giovani, debba alla fine arrendersi all’evidenza dei fatti: l’Italia non è un Paese per festival. Per cui: o smetti (infatti in Italia praticamente non esistono più festival degni di questo nome) o, se hai abbastanza coraggio, espatri. Noi abbiamo avuto il coraggio e la testardaggine per cercare un altro Paese dove continuare la nostra attività e, per fortuna e per l’affetto del nostro pubblico, l’abbiamo trovato in Spagna.

 

La Spagna nuova casa e la scelta è stata vincente. Location sul mare, ampi spazi disponibili e soprattutto un’amministrazione che sembra aver capito che il Rototom è un’ottima fonte di dinamismo economico. È tutto qui o c’è anche dell’altro nel rinnovo di tale sodalizio territoriale?

C’è sopratttutto ‘dell’altro’: in Spagna ogni anno si svolgono più di 200 festival, di ogni genere musicale e tutti con caratteristiche diverse. Questo fa sì che negli anni si siano sviluppate professionalità in ogni campo: hai esperti in sicurezza, in impianti audio, in infrastrutture… Posti di lavoro qualificati che generano indotti economici importanti. In tutte le tv ogni giorno puoi assistere a concerti dal vivo, i giornali dedicano ampi spazi alla musica e, soprattutto, chi lavora in questo è trattato come un professionista e non come un perditempo. La politica qui (sia di destra che di sinistra) non reprime le istanze dei propri cittadini con la scusa di falsi moralismi ma cerca di amministrarle con saggezza e soprattutto con competenza. Non ci trovo nulla di eccezionale in questo: l’unica cosa ‘eccezionale’ che vedo con tutta evidenza è l’ignoranza e l’arroganza dei nostri politici che stanno riducendo il nostro Paese ad uno Stato di Polizia dove ormai è proibito tutto.

 

Parola d’ordine: zero sponsor. Un format rivoluzionario anche sul piano della sostenibilità economica. Tuttavia negli anni il progetto è cresciuto ed oggi il suo festival accoglie artisti di fama mondiale, dai figli di Bob Marley ai più noti Shaggy e Sean Paul. Come è possibile tutto ciò?

Non avere sponsor e non vivere di contributi pubblici ci dà un’enorme vantaggio: siamo liberi e indipendenti. Affrontiamo tematiche scomode, ospitiamo intellettuali che nessuno vuol sentir parlare, chiamiamo gli artisti che riteniamo più interessanti al di là della loro notorietà e delle classifiche di vendita. I nostri unici e veri ‘azionisti’ sono le migliaia di giovani (e non) che apprezzano tutto questo e ci supportano. L’anno scorso abbiamo registrato oltre 240mila paganti al nostro evento: molto di più di quanto potrebbe darci una qualsiasi mutinazionale in cerca di pubblicità, con una differenza sostanziale: che il nostro pubblico, ‘in cambio’,  ci chiede di fare quello che a noi piace fare, di dire quello che per noi va detto, senza peli sulla lingua. Questo fa sì che la nostra credibilità cresca nel mondo (ci sono tentativi di imitazione in ogni parte del pianeta) ma soprattutto fa sì che… non ci passi mai la voglia di fare quello che stiamo facendo.

 

Non solo musica, ma tanta cultura con relatori da ogni parte del mondo. Quanto è importante il giornaliero confronto su temi sociali, culturali ed economici?

Come già detto, è parte fondamentale del nostro impegno e della nostra missione. Al rototom non si viene per ‘sballare’ e/o per dimenticare cosa succede nel mondo, anzi: si viene a sperimentare in modo molto pragmatico che vivere in un altro modo si può, ed è anche molto bello…

 

Complessità organizzativa e dimensione umana si tocca con mano al vostro festival. Un fattore per nulla scontato quando si parla di grandi show e fondamentalmente di un business con numeri importanti. Invece tra di voi si percepisce la vicinanza, la possibilità di confronto continuo. Uno dei fattori di forza che rende longevo il vostro progetto?

Si. Quello che ci motiva è la passione, il gusto nel fare qualcosa di bello e di importante. E posso garantire che ogni singola scelta è dettata e motivata proprio da questo: non guardiamo mai a cosa ‘ci conviene’ economicamente ma a cosa ‘è giusto fare’, a cosa la gente, il nostro pubblico, si aspetta da noi. Tantissime scelte sono svantaggiose economicamente: basti pensare che non utilizziamo plastica ma materiale biodegradabile, fino a 4 volte più caro; non vendiamo l’acqua delle multinazionali ma quella delle sorgenti più vicine (prodotti a km zero), ecc. ecc. Inoltre tutto è deciso in lunghe ed estenuanti riunioni, a maggioranza, dove ognuno può (e deve) dire la sua. E’ tutto più difficile, più laborioso, più complicato, ma è anche tutto più bello. Perchè stare insieme per quasi 30 anni condividendo ideali, passioni, sofferenze e soddisfazioni ha un solo ‘trucco’: ci vogliamo bene e vogliamo bene al mondo.

 

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