sabato, Giugno 25

Rosy Bindi, un Quirinale rivoluzionario Non è candidata e non vuole esserlo, ma propone, tranquilla, in tre parole, un programma politico rivoluzionario per una Presidenza Bindi: proseguire il lavoro di Mattarella

0

Mi fate arrossire così‘.
Ma non era un modo di dire: è arrossita davvero e anche parecchio. In TV non si vede molto bene, ma ‘l’arrossimento’ si è visto chiaro: perfettamente controllato, però, la voce non ha tremato, ha parlato chiarissimo, rossa in viso, per non dire ma lasciare capire la risposta alla domanda ‘indiscreta’ di Massimo Gramellini e Irene Pivetti: ‘dica che le piacerebbe andare al Quirinale‘.
‘Ma scusate’, ha lasciato capire, ‘a chi non piacerebbe’. Però poi, sorridendo, più calma, ha aggiunto che certo anche solo la ‘nomination’ (anche Gramellini ormai parla in slang italo inglese) Le farebbe piacere, come farebbe piacere a chiunque. Io non so cosa sia la nomination, ma, contenta lei … !
È arrossita, ma la voce non ha tremato. Tradotto: non si tratta di quei politicanti facili alla lacrimuccia, più o meno sincera. Personalmente non ci credo mai o quasi mai. Ma lei non ha avuto la voce incrinata, non si è fermata nel parlare per controllare l’emozione. Credetemi, è un pregio, che mostra piena coscienza di sé e di quello che dice.
Sto parlando, lo avete capito benissimo, della ‘mia’ candidata al Quirinale: Rosy Bindi, … o meglio Rosi Bindi … ecco, mi perdonerà, ma quella ‘y’ a me non piace, in italiano non esiste.
Scherzo, come ovvio, sul ‘miacandidata, solo per dire che da parecchio tempo hobuttato lìquel nome. E non so se sono stato il primo, il secondo o il terzo (forse il direttore di questo giornale lo sa): Gad Lerner sostiene di essere stato il primo. Bene, sarà così.
Ma non perché è una donna. A me ‘sta storia che ci vuole una donna al Quirinale, finalmente (alcuni lo aggiungono, altri no) non piace, non si capisce perché. Cos’ha di speciale una donna, non si capisce. “Porterebbe una voce diversa al Quirinale”, dicono più o meno così molti commentatori, e cioè? Poi ci si dilunga sulla maggiore sensibilità e sciocchezze del genere.
Finiamola. Se c’è la parità dei sessi (forse ricorderete che io rifiuto di essere un femminista, e le leggi sul femminicidio e simili mi fanno rabbrividire), non c’è differenza, mai. Ciò che cambia, che cambierebbe, è il contenuto della persona, quello che dice, quello che fa, ma specialmente la misura in cui sa spogliarsi delle proprie idee o preconcetti, e ragionare per tutti, in nome di tutti, cercando di capire lei per tutti, ma non lei a prescindere da tutti … ho parlato di ‘persona’ sostantivo femminile e quindi ho usato il lei senza attributo di genere, esattamente come si fa con ‘lui’.
Finiamola, dico. Perché se ci mettiamo a discutere di quale donna trovare, quale scegliere nel … pollaio? Eh no, non si può fare così.

Finalmente potrebbe essere la volta di una donna al Quirinale diceva Gramellini, se non sbaglio. E la Bindi ha risposto secca: «sono settant’anni che potrebbe essere la volta». Eeeehhh, perdonatemi, la ‘mia’ candidata ha detto la frase giusta, perfino aggressiva, detta sottovoce, ma aggressiva. Appunto, sono settant’anni che si aspetta. E l’ha detta giusta: sono 74 per la precisione, dalla approvazione della Costituzione, addirittura 76 dalla elezione del Presidente provvisorio Enrico De Nicola. Ma insomma, ha detto il numero giusto e chiaro. Per dire che non accetta che ‘ora’ le donne sono cresciute, e prima no?
Non è ‘femminista’ la signora Bindi, ma è una persona seria. Con delicatezza, ma anche con tono di rivendicazione, ha detto che non si tratta di ora, o di domani o di ieri: si tratta del fatto che donne e uomini sono uguali.
E dunque?
Oh, io non ci penso nemmeno”, vedrete non succederà niente del genere … e propone, tranquilla, in tre parole un programma politico rivoluzionario. Rivoluzionario? Sì, rivoluzionario. Oddio, che sia proprio lei la prima a mettere una miccia sotto la sua candidatura? Forse, ma dimostra che la sua è una vera candidatura, dimostra che potrebbe farlo bene quel lavoro, che potrebbe anche significare per i nostri politicanti: allora è l’unica certamente da non votare!

Voglio seguire le orme di Mattarella‘, ha più o meno detto. Sergio Mattarella, lo si voglia o no, è stato l’esatto opposto di molti suoi predecessori, ma principalmente del più ingombrante devastante Sergio Napolitano. Ha saputo tenere dritto il timone, con calma, parlando pochissimo, ma quel timone lo ha tenuto drittissimo. Con eleganza e con fermezza, ha stoppato la ragazzata volgare degli stellini (Luigi Di Maio, in testa) che volevano incriminarlo. Lo ha assorbito, con delicatezza, senza parere, ma gli ha dato un ceffone che Di Maio, se fosse serio, ancora ne porterebbe il segno … quella chiamata a freddo del (povero) Carlo Cottarelli è stato un colpo di teatro geniale, e Cottarelli gli ha tenuto battuta magistralmente, si deve ammettere. Ora fa il consulente delle misteriose Agorà con l’accento sulla a del PD: brutta fine!
Ma poi ha tenuto dritta la barra, senza cedere alle facili tentazioni di interferire oltre misura nelle scelte (spesso scellerate) delle forze politiche. Ma alla fine ha rimesso le cose in ordine, e non era facile. Ma specialmente alla fine ha chiamato Mario Draghi al Governo, non … Monti e non dopo avere ‘coordinato’ le dimissioni del Governo in carica: uno sbrego alla Costituzione. E, perciò, non Monti, dico, cui non per caso ‘sfugge’ oggi una richiesta di riduzione brutale degli spazi di democrazia, non per caso immediatamente seguita (e la cosa un po’ mi sorprende) dalla direttrice del TG1, che garantisce che non darà voce alcuna ai no-vax. A Viale Mazzini, fingono di non essersene accorti, ma è una cosa di una gravità estrema: che giornalista è quello che pregiudizialmente di certe cose non parla … e che racconta? come fa la pasta al sugo a casa sua. È così che si diventa ostile alle donne, ma anche che si manda in vacca la democrazia. Non ci conto, ma Mattarella potrebbe fare l’ultimo servizio alla Nazione, facendola allontanare o, meglio, inducendola ad allontanarsi.
Ma, appunto, Mattarella ha tenuto in mano la Costituzione sempre, in una situazione di una difficoltà enorme, con tentativi continui di rovesciarla, la Costituzione. Ma ve li ricordate i Governi con Matteo Salvini che ne faceva di cotte e di crude, con Danilo Toninelli che sbraitava contro i migranti e andava ad ispezionare ponti a caso, con Di Maio che inventava stranezze come il reddito di cittadinanza, che aboliva la povertà, e risolveva la questione ILVA. E Mattarella, calmo, pacato, attento, finché Giuseppi uno è imploso da sé. Poi sono cominciate le frenesie del Giuseppi due e facile non è stato, con Renzi a fare il corsaro di quartiere. E intanto preparava il colpo di bacchetta magica, lasciando Giuseppi a cuocersi da solo nel suo stesso brodo, per poi chiamare Draghi … certo, purtroppo anche Cingolani e Bianchi, ma non si può avere tutto dalla vita.
Se la Bindi continua così, mi dispiace per il suo fegato, ma farà bene, più che bene e, non fatevi illusioni, farà proprio così.
Forse, però, sarà proprio quella frase a farlegiocarela Presidenza.

Anche perché poi ha fissato, sempre con sommessa nonchalance, l’altro pilastro della sua politica, quando ha detto che gli italiani hanno bisogno di protezione, di aiuto, di sostegno, di cura … ehi, ma li leggete i giornali? Sono le parole stesse, una per una, di Pier Luigi Bersani, che, non per nulla, è l’unico altro uomo politico italiano rimasto in funzione. E quindi Enrico Letta, che non esiste, li ostacolerà in ogni modo. Ma, certo, se si trovasse la Bindi al Quirinale, potrebbe accorgersi che Bersani è lì.
Insomma. Non è candidata e non vuole esserlo, si contenta di una nomination, ma ha steso un programma politico rivoluzionario. Gli altri candidati‘, invece, tacciono prudenti: cioè cercano di concordare la propria elezione nel Palazzo, anzi, nelle cantine del palazzo. E forse proprio questo ci condannerà ad avere un candidato silente: perché, onore al merito, lei, non candidata, è l’unica ad avere fatto un programma del settennato.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

End Comment -->