venerdì, Dicembre 3

Rosy Bindi, la bombarola della Politica Il Presidente della Repubblica è una scelta vitale, rivoluzionaria. Si tratta non di scegliere una persona, ma una volontà di cambiare registro, temi, metodi, contenuti. Bindi non 'si' candida per il Quirinale, ma viene candidata da qualcuno e così spiega cosa farebbe se fosse lì. Intanto c'è chi grida contro il nostro modo di fare politica, e chiede Politica

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Rosy Bindi, la mia candidata preferita alla Presidenza della Repubblica, come forse qualcuno ricorderà, in questi giorni, dice a ‘La Stampa‘, dopo avere parlato della Presidenza e della sua certezza di non essere candidata, né candidabile: «C’è bisogno di una nuova proposta del centrosinistra, che risulti nettamente alternativa al centrodestra e questo non può farlo questo governo, condizionato dal percorso del Pnrr. Il Pd deve distinguersi sulle grandi sfide dell’immigrazione, della lotta alle disuguaglianze, dei beni comuni».
Zitta zitta,
dice la cosa fondamentale, anzi, ne dice due: una che lei si ritienedelPD, altrimenti non si porrebbe il problema di capire cosa nel PD non va, l’altra è quella fondamentale, che il PD se vuole essere il PD, e non uno dei tanti scimmiottatori di politica che infestano i nostri organi rappresentativi, deve essere di sinistra. Non dice proprio così, ma propone prese di posizione nette e chiare, ma, specialmente, alternative. Del resto, non è un caso che sia stata lei, dipinta come una baciapile, a proporre la prima legge seria sulle convivenze civili, omo ed etero!
Alternative non significa che a tutti i costi ci si deve distinguere dagli altri, questa è la modalità di Beppe Grillo, che, appunto, è un comico, non un politico. Alternativa significa che si deve qualificare per essere identificabile, ma specialmente suscettibile di essere vista come un cambiamento di rotta del Paese.
Sì, lo so, sto attribuendo alla signora Bindi parole che non ha detto. Forse, ma non
pensieri. Anzi, ne tira fuori da bombarola:immigrazione‘, ‘diseguaglianze‘, ‘beni comuni‘, che vuol dire Stato, natura, cultura.
Sono slogan? No.
La signora Bindi nonsicandida, ma viene candidata da qualcuno e spiega cosa vorrebbe o cosa farebbe se fosse lì. E fa anche di più, stronca con una frase gentile, ma piena di disprezzo, la contortaideadi Giancarlo Giorgetti, di una sorta di Presidente doppio di fatto: una buffonata, prima che una boutade, un assurdo logico e giuridico. Certo, da una destra che vorrebbe il presidenzialismo e il centralismo, non è che ci si possa aspettare di meglio. Il bello è che Giorgetti lo ha anche detto chiaro e tondo: si costruisce di fatto una repubblica presidenziale e il gioco è fatto … e i cittadini -aggiungo io- sono fregati. Matteo Renzi, forse gongolerebbe, Silvio Berlusconi avrebbe un attacco di bile (ci ha provato e non ci è riuscito!), Giorgia Meloni boh, Meloni guarderebbe l’interlocutore nel suo solito modo torvo e direbbe che si deve andare ad elezioni, non prima di avere iniziato un blocco navale.

Sono convinto che Politica, in quanto diversa da politica, richiede idee, ideali, capacità di realizzare. Ma specialmente capacità di farsi capire. Si può girare la frittata quanto si vuole e quante volte si vuole, ma il fatto che Mario Draghi susciti tanti consensi, pur con quel suo modo ‘antipatico’ di non dire mai nulla (apparentemente) perché, e qui l’errore madornale dei vari ‘no qualunque cosa’ attuali in lotta in qualche piazza o periferia, è significativo e dunque l’errore madornale è plateale.
Draghi ha esattamente quello: una idea e una ideologia. Non è un ragioniere, non credeteci, lo è il Ministro Patrizio Bianchi, ma lui no. Sono conservatrici le sue idee? Forse, anzi, certamente. Ma il PD che ha? E dico solo il PD perché il resto fa ridere o piangere, ma certo non pensare. E invece la Politica deve fare pensare, magari per capire perché quella scelta non piaccia ma ne piaccia un’altra, ma pensare, non seguire pedissequamente il vento o adattarsi.

Quando i rappresentanti del movimento ‘no- … non-si-sa-cosa’, che vanno in piazza con i no-tav, o con i disoccupati organizzati, eccetera, pretendono di nominare un rappresentante del movimento in modo (testuale) «democratico e unanime», dicono che non sanno di che stanno parlando, ma specialmente non sanno che vogliono fare.
E invece un tal Filippo delle Piane, tra i fondatori del movimento Studenti contro il green pass, dice: «la questione del green pass fa da grimaldello a tanti problemi rimasti taciuti negli ultimi anni, e le proteste stanno raccogliendo tutta la rabbia maturata per questa gestione della crisi legata al Covid. Tra di noi c’è un forte scoramento verso i partiti istituzionali e c’è la voglia di andare oltre questo arco parlamentare».
Il linguaggio è un po’ daextraparlamentaredel ’68, ma il contenuto è chiarissimo e grida, urla di essere raccolto. Principalmente perché è un grido di verità, di verità vera, incontrovertibile. Non è un gridocontro i partiti, ma contro il nostro modo di fare politica, appunto, mai Politica.
La certificazione, appunto, è una scusa, meglio, una occasione per fare uscire dalle viscere più profonde, di persone non ancora totalmente deluse come la gran parte dei nostri concittadini, l’insoddisfazione rabbiosa, ma assolutamente legittima e vera per la situazione nella quale si trova il popolo italiano.
È lì, su quei temi (non per caso, dicevo, indicati dalla Bindi) che si deve sciorinare un confronto politico, che, però, presuppone di averepolitici e non soltanto politicanti.
La signora Bindi pone il tema centrale: le diseguaglianze. Ma diciamola tutta: l’impossibilità di essere riconosciuti dal potere, per lo più impersonato da una amministrazione annoiata e indifferente alle richieste della gente, che finge di ascoltare solo nei giorni pari dalle 12 alle 15. Il mancato riconoscimento delle esigenze di ciascuno è appunto la prova della pochezza della nostra politica, tutta presa a parlarsi addosso, in un linguaggio e con argomenti incomprensibile alle ‘persone normali’.
E perciò ho detto e ripeto, che è pietoso il PD quando cerca di ‘avvicinarsi’ alla gente raccogliendo ‘proposte’ a caso, coordinate da tre o quattro ‘persone di alto valore’, interamente auto-attribuito. Ma è la mentalità che è aberrante: noi, sembra dire Enrico Letta (che, anzi, lo pensa esattamente così) siamo i migliori e sappiamo tutto, ma siamo democratici e quindi mettiamo lì quattro o cinque ‘migliori’ a guardare le vostre infantili e grossolane proposte, e a trasmettercele ‘ripulite’, … anzi, nemmeno questo, solo dirci che ci sono!


Il Presidente della Repubblica, allora, diventa una scelta vitale, rivoluzionaria come dicevo ieri. Si tratta non di scegliere una persona, ma una volontà di cambiare registro e temi, metodi e contenuti. Partendo dall’unica cosa di cui dovrebbe occuparsi un politico: la vita quotidiana e le prospettive della ‘gente comune’, di tutta la gente comune, in una prospettiva almeno secolare. Almeno porsi quel problema.
Questi movimenti ‘no-xyz’ sono, sì, in gran parte chiacchiere, e forse in gran parte anche destra revanscista, ma sono anche una chiamata ad agire, un ricerca, una richiesta di Politica. Che, con l’aria che tira, potrebbe anche essere l’ultima.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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