giovedì, Maggio 13

Romanzo Quirinale .3 Re Giorgio, non Re Umberto: sul Colle chi vuole lui. Successione dinastica, magari di famiglia…

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Forse aveva ragione Silvio Berlusconi descrivendolo oltre che come “intelligenza superiore” anche come “cattivissimo”. Giorgio Napolitano alla cerimonia degli auguri con gli esponenti istituzianalpoliticosindacali era, al di là della evidente tensione, anche sorridente. Ed è stato ben notato dai più attenti quel sorriso che vagava a fior di labbra. Di fronte ai tanti aspiranti alla sua poltrona ben presto (forse) vacante, ed ai loro appetiti.

«Buon anno e buon lavoro, caro», diceva il Presidente, e gli altri, molti, si auguravano che il proprio lavoro del 2015 diventasse il suo. «Buon anno e buon lavoro, cara», e le signore sognavano di diventare presto la prima donna a Capo dello Stato italiano. Anche quelle come Anna Finocchiaro che, per  vicende personali e familiari, i guai giudiziari del marito, sono quasi fuori rosa. Quelle e quelli con un grande avvenire dietro le spalle, ma in fondo non si sa mai. Sull’incontro incombeva anche il fantasma di Banquo, Romano Prodi. Con lo svantaggio, per gli altri, di essere ben vivo e vegeto.

«Tutto richiede continuità istituzionale», ha ribadito Napolitano, e chi doveva capire ha capito. Significava anche una guida dello Stato in continuità con la sua. Re Giorgio non abdica come un qualsiasi Umberto Re di maggio, passa il testimone. Una successione dinastica.

Sostiene qualcuno, anche l’avveduto Stefano Folli nel suo Il Punto de la Repubblica, che Napolitano intende sottolineare che “lascia il Quirinale perché sul piano fisico non è più in grado di sopportare il peso della presidenza”. Questo è quel che ora suggerisce egli stesso. Ma. Primo: non è così. Secondo: le sue dimissioni saranno anzitutto motivate con “la necessità di por termine ad una eccezione istituzionale”, come ha scritto ad un amico giurista, di stanza a poche decine di metri da lui. Nel Palazzo della Consulta.

Se questa è la scena, su cui gli attori recitano le parti note, e quel che si vede è, la partita vera però ha altre mosse e regole. Ed a gestirla è lo stesso Napolitano. “Cattivo” per qualcuno, “Severo ma giusto” secondo i suoi criteri. Che intende indirizzare ferreamente la propria succedssione su binari a lui graditi. Non sarebbe del tutto costituzionalmente corretto, ma se si è permesso di dire ad iscritti e militanti del Partito Democratico come debbono comportarsi, bacchettando chi “soffia su venti di scissione”, figuriamoci se si ferma davanti a questo. Peraltro durante le segreteria PD di Pierluigi Bersani si diceva celiando che il vero Segretario di partito stesse al Colle. E non era mica tanto uno scherzo. Ora, dopo aver ribadito che resta sino a metà gennaio, almeno, Napolitano muove le propie pedine e punta al risultato che si prefigge. Se le due prospettive, la sua e quella di Matteo Renzi, si incroceranno, il risultato è quasi assicurato. E probabilmente sarà così, ché dopo le incomprensioni iniziali, e gli screzi anche pubblici, il rapporto tra il vecchio e il giovane è divenuto forte. Poi fortissimo. Non solo tatticamente, anche strategicamente. E dunque…

Napolitano vorrebbe come suo successore Sergio Zavoli, lui pure ultranovantenne, ma che potrebbe essere accettabile punto di incontro anche per Forza Italia e per quel che resta del Centro. Pochissima cosa, ormai, elettoralmente, niente affatto poco in termini di Grandi elettori. E sul giornalistasenatore si potrebbe ottenere quantomeno la non ostilità anche da parte dei Cinque Stelle ortodossi. Dei quali resta da vedere quanti rimarranno con Beppe Grillo e Roberto Casaleggio da qui al momento del voto per il Quirinale.

Sua altra scelta, prima per certi versi, per l’appunto Prodi. Che riavverte, però, l’intimo bruciore causato, e mai passato, dalla scorsa tornata per la Presidenza. Poi Enrico Letta e Massimo D’Alema, ma è più facile che una gòmena passi per la cruna di un ago, piuttosto che Renzi dia loro il suo via libera. Così come ad Emma Bonino, ma non è del tutto detto. Tra le donne i due Presidenti prediligono, concordi, il Ministro della Difesa, Roberta Pinotti. Che le ricorrenti vicende dei Marò, ed il braccio di ferro con l’India cui si sta per dare un’accelerazione, riproiettano in prima fila mediatica e politica.

Epperò l’uomo del Colle ha anche un’altra idea in testa. L’ex Rettore della Terza Università di Roma, Guido Fabiani, suo cognato, marito della sorella della moglie Clio. Da sempre tra i più assidui ed ascoltati interlocutori di Napolitano. Così, oltretutto, il Quirinale rimarrebbe appannaggio della Famiglia Reale.

 

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