martedì, Settembre 28

Romanzo Quirinale .2

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Giorgio e Sergio sono quasi coetanei. Uno, il Presidente della Repubblica, è del 29 giugno 1925. L’altro, il giornalistasenatore, del 21 settembre 1923. Hanno dunque, rispettivamente, ottantanove e novantuno anni. Ma, e l’hanno abbondantemente dimostrato, son ragazzi. Uno del Sud, napoletano, l’altro del Nord, romagnolo di Ravennarimini. Il legame tra loro è forte da sempre, poi cementatosi sui banchi del Senato, ancor più stretto dopo l’elezione del giovane alla guida dello Stato. I legami con il socialismo, sono diversi ma convergenti. ‘Socialista di Dio‘ si autodefinì il cronista. Rapporti stretti con il socialismo e forte attenzione al PSI di Bettino Craxi, anche con posizionamento in questo senso della sua corrente migliorista, ebbe il politico comunista.

Giorgio Napolitano e Sergio Zavoli, dunque, legati come sono, stanno al crocevia delle decisioni sul nome del prossimo Capo dello Stato. Ed il continuo, reciproco, dialogo serve anche a valutare e delineare prospettive. Analizzare, vagliare. Domani indicare.

C’è poi, in questo frullar di penne attorno al Quirinale, Eugenio Scalfari. Del 6 aprile 1924, quindi novantenne. Nato a Civitavecchia, cresciuto in Liguria. Ha dovuto, a malincuore, rinunciare all’ipotesi di offrire la Presidenza della Repubblica al sua amico Jorge Mario Bergoglio (“Ma era una grande idea. Peccato, proprio una grande idea. Però non è detto…”). Bloccato da quanti prospettano l’incompatibilità del doppio incarico. Il suo legame con il Quirinale è storicamente forte. Si può dire abbia caratterizzato tutta la sua vita professionale. Dalla rivelazione del Piano Solo, che il suo Espresso fece attraverso la penna di Lino Jannuzzi, che li portò entrambi al seggio senatorio riparatore nelle liste socialiste. Al rapporto forte con Sandro Pertini. A contrario l’attacco a Francesco Cossiga, capeggiando la campagna per l’impeachment. Poi il ritorno di fiamma con Oscar Luigi Scalfaro, il Pertini cattolico di pannelliana, poi rinnegata, memoria. L’azionista Carlo Azeglio Ciampi. Ora Napolitano. Scalfari: quasi un predestinato. Del resto fu Beppe Grillo, che non l’aveva ancora individuato come causa di parte dei mali dell’informazione italiota, a dire a suo tempo che poteva essere “un ottimo Presidente della Repubblica. Se non altro per l’aspetto autorevole dato dalla barba”.

E’ dal crocevia di questi ‘grandi vecchi’ (gestori della partita, e, hai visto mai, magari anche giocatori in proprio) che passano le vere possibilità di ascendere al soglio. Quirinalizio. Nel caso di Scalfari forsanche Vaticano.

Essendo la scoperta dell’acqua calda precipua attività italica, e particolarmente prediletta dall’Informazione, si è scoperto che il Presidente Napolitano non si dimetterà prima della fine del Semestre italiano di Presidenza (parziale) dell’Unione Europea. Che era stata premessa di ogni sua attività, proposta e rimestata in ogni salsa, anche per sostenere la ‘durata a termine’ del Governo Letta. Dunque la precisazione dal Colle, doverosa visti i ricorrenti boatos a questo proposito di chi non sapeva bene che altro scrivere, avrebbe meritato giusto qualche doverosa riga.

 

  1. Continua…

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