sabato, Ottobre 16

Romanzo Quirinale .1

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E allora, con questo inizio di dicembre, comincia ufficialmente la Grande Corsa al Colle. Il nostro Romanzo Quirinale, come i Dieci piccoli indiani di Agatha Christie, è storia di inganni, tradimenti, riposti intendimenti, celate ambizioni, losche trame, verità apparenti, insospettabili vittime che si rivelano assassini… E, come in quello, poi non ne rimarrà nessuno. Nella fattispecie solo uno. O una. O, magari, chi già c’è.

«Prematuro parlarne. Ed in ogni caso il turnover al vertice dello Stato non bloccherebbe le Riforme», sostiene il Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Che, dal canto suo, ha cercato e cerca di prolungare al massimo l’attuale assetto alla  Presidenza della Repubblica. Al momento incontra un muro da parte del legittimo titolare, Giorgio Napolitano. Che non mostra molte intenzioni di voler tornare sui propri patentemente indicate intenti dimissionari. Non mostra, appunto. Ma di missionari che si prefiggono di riconvertilo alla rinunzia della rinunzia ce ne sono sempre più, preoccupati del pantano in cui rischiano di finire nell’indicazione del successore. E già una volta lui, nel 2013, è tornato sui propri passi. Allora, certamente, coactus tamen voluit, stavolta chissà. Tra i più volenterosi Marco Pannella, che dopo aver esultato per la sua elezione, averlo poi insultato per qualche annetto, è ora ritornato alla convinzione della sua infungibilità. Gran parte del Partito Democratico, anche (forse soprattutto) di non obbedienza renziana. Se ne colgono fuochi e scintille nella pomeridiana Direzione PD di questo lunedì 1, e nella susseguente riunione seralnotturna di governo.

Intanto si intrecciano molte, e diversamente fondate, analisi, a partire da cose vere e cose supposte. Ma, come sostiene il politologo napoletano Antonio De Curtis, se le cose vere le mettiamo da una parte, dove mettiamo le supposte? Il giovane leader di lotta e di Governo, che sinora è sempre riuscito ad evitarle, ha delineato una propria strategia, di cui ha messo a parte pochissimi. E, come lamentano anche fedelissimi tra i fedelissimi, nessuno veramente sino in fondo. Neppure, Graziano del Rio, con cui pure ha più volte ragionato sull’argomento, l’ultima, per delineare una strategia quasi scacchistica, venerdì scorso. Last, but not least il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio ha tra le sue tante virtù anche quella di essere stato Sindaco di Reggio Emilia e, conseguentemente, Presidente dell’ANCI, Associazione Nazionale Comuni Italiani, visto che tra i grandi elettori ce ne saranno cinquantotto indicati dalle Regioni. Preziosissimo indirizzarne bene la nomina, tra i propri e gli altrui. Nel frattempo, l’ultimo giorno del mese, sono stati designati dalle Primarie PD i candidati Governatori di Veneto e Puglia, Alessandra Moretti e Michele Emiliano. Con prosecuzione di emorragia di votanti.

Mentre risalendo dal Sud le truppe fittiane occupano ormai sempre più stabilmente, e ovunque, ciò che resta di Forza Italia, Silvio Berlusconi, alla ricerca di improbabili riabilitazioni alla candidatura, ha lanciato in pista il nome di Giuliano Amato. Bella gratificazione (per lui), ma sono in molti, a partire dai Cinque Stelle ma non solo, pronti a fare le barricate contro il consigliori di Bettino Craxi e tanti altri. Soprattutto di se stesso. Prediletto dal Capo dello Stato uscente, che l’ha insediato alla Corte Costituzionale, e di Massimo d’Alema, che per primo lo recuperò con un fulmineo upgrade nel suo Governo, e che da allora non ha mai interrotto un rapporto privilegiato. Ma sono più che altro schermaglie preventive. Ammortizzate le conseguenze, più mediatiche che altro, dei voli aerei, Roberta Pinotti è candidato ben più credibile. Sempre più cara a Renzi. Più di Anna Finocchiaro che pure ha recuperato fulmineamente il rapporto con l’ex Sindaco di Firenze. Anche il giurista Sabino Cassese, grande esperto di Amministrazione dello Stato, già allievo prediletto di Massimo Severo Giannini, specializzato in semplificazione della burocrazia, rientra ormai stabilmente tra i nomi in pista di questa corsa lunghissima. Che Napolitano ha voluto gestire in maniera molto differente dal blitz autoliquidatorio di Joseph Ratzinger. Cassese è fra quanti indicavamo il Presidente ha sentito, anche più volte, in questo fine settimana.

Emma Bonino, ormai stabile riserva della Repubblica  potrebbe essere un condiviso punto di caduta. Ma il vero kingmaker (o queenmaker) rimane Renzi. Che non è che non riconosca ed apprezzi figura e capacità dell’ex Ministro degli Esteri. Anzi. Tanto che vorrebbe in qualche modo valorizzarla, anche, ma non solo, per le sollecitazioni del Capo dello Stato che visse come sgarbo, e ferita personale, il fatto che il giovane fiorentino barattasse la rinuncia a Nicola Gratteri al Ministero di Grazia e Giustizia con la decapitazione dell’esponente radicale. Ma il nuovo Capo del Governo aveva una propria strategia, rivelatasi perfettamente vincente, e conclusasi nel portare alla carica di Alto Rappresentante per la politica Estera dell’Unione Europea, Federica Mogherini, preferita allora e poi alla Bonino. Ma un discorso è valorizzare Emma nell’ambito della politica estera, altro è insediarla al ruolo apicale. Il Presidente del Consiglio non ha alcuna intenzione che il Presidente della Repubblica, suo contraltare sovraordinato, non sia sua espressione. Poi, certo, ruolo e grazia di Stato rendono ciascuno dotato di reale autonomia, se solo vuole, «ma intanto», come ha detto l’altro giorno in occasione del tour della Sicilia al fido fidato Davide Faraone, «cominciamo ad evitare i problemi che ci creiamo da soli. Già bastano quelli che ci procurano gli altri».

Il punto di approdo di Renzi è, dunque, lineare ma noto solo a lui medesimo. E forse alla moglie Agnese. Però la sua grande capacità tattica risiede anche nell’attitudine, da eccellente giocatore, di cavalcare gli eventi e quindi, tracciato un quadro generale, adeguare la trama agli eventi emergenti. Diaspora, possibile, di una parte consistente dei grillini, e quindi liberazione di una consistente quantità di voti, compresa. L’identikit del suo suo candidato è chiara. Anzi, anzitutto, della sua candidata. Giovane, per quanto la Costituzione prescriva almeno cinquant’anni, limite ormai obsoleto ma obbligatoriamente da rispettare. Possibilmente donna. Proveniente dal paniere delle persone da lui valorizzate, per cui sia evidente a tutti il suo imprinting. Poi si vedrà.

La sorta di autoimposto mese bianco, sulla scorta del costituzionale semestre bianco, descritto da Claudio Tito su la Repubblica, sembrerebbe limitare le prerogative effettivamente esercitate dal Capo dello Stato. Ma non è del tutto così. In qualche caso per niente. Anche nel possibile prospettarsi di un altro, eventualmente ultimo, Messaggio alle Camere, dopo il fallimento, rovinoso, di quello sulla Giustizia. Tenuto praticamente in non cale. Ma questa volta intenderebbe andare ben oltre quei toni ortativi, anche oltre le poche, ma pesanti, parole spese dopo la propria rielezione. Oltre quello che ha scritto, per tempo, tantissimo per tempo, per il Messaggio di Fine Anno. Che esiste già in più versioni, anche assai diverse tra di loro.

Come raccontavamo ne il Punto della Settimana dello scorso venerdì 28, Napolitano ha chiuso il mese con “incontri riservati che sarà interessante scoprire e raccontare”. Incontri personali e colloqui telefonici. Tra loro un ex Presidente della Consulta. E l’attuale. Il suo omologo Capo di Stato tedesco. Eugenio Scalfari, momentaneamente libero da impegni causa viaggio turco di Papa Francesco. D’Alema, sempre e comunque molto vicino. Il cognato Guido Fabiani, già Rettore della romana Terza Università, da sempre attentamente ascoltato.

In ogni caso l’italico Romanzo Quirinale è ancora, in gran parte della mente raffinatissima dell’attuale occupante. E se per Il Mister X per il Quirinale che cerca di individuare Stefano Folli nel suo Il Punto per la Repubblica, o l’ancor più probabile Miss X, ci fossero problemi ad una scelta condivisa, non esclude di dover dire “Ragazzi, io quel che potevo fare l’ho fatto, vi ho messo la nelle migliori condizioni per scegliere a tempo chi mi deve succedere. Non ce la fate? E vabbuò, per il bene del Paese mi sacrifico a stare qui un altro po’”. Naturalmente costretto dagli eventi.

 

Continua…

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