martedì, Maggio 11

Romanzo Macron Tra social network e scontri con la stampa, esce la biografia firmata Philippe Besson

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La folgorante ascesa di Emmanuel Macron è stata raccontata in un libro edito da Julliard. ‘Un personnage de roman è il titolo dell’opera, di cui giovedì scorso la rivista ‘L’Obs’ ha pubblicato un assaggio. A firmarla Philippe Besson, vicino dal 2015 all’attuale Presidente della Repubblica francese. Quando i due si incontrano per la prima volta, Besson è uno scrittore di successo tradotto in sei paesi. Non è da meno Macron, che occupa una posizione di tutto rispetto all’interno del Governo Hollande.

Il 30 agosto 2016, giorno in cui rassegna le dimissioni da Ministro dell’Economia, ha già dato alla luce la sua nuova creatura. Figlia di Emmanuel Macron, En Marche!  porta le iniziali paterne. Proprio in quei giorni di fine estate, arroventati dalle accuse di tradimento, si svela agli occhi di Besson il potenziale politico e di conseguenza romanzesco del futuro candidato. Macron fa sul serio e a Besson, colto da qualcosa che assomiglia ad un’illuminazione, non resta che raccogliere appunti in prima persona su quella straordinaria corsa presidenziale.

Caso politico o letterario? Difficile stabilirlo. Letteratura e vita si confondono in quel «personnage» di eccezionale profondità psicologica. Alla fantasia dello scrittore resta ben poco. Nella storia del protagonista c’è già tutto: l’eroina Brigitte, un amore folle, la vicenda umana da romanzo di formazione di un ragazzo di provincia che lascia il villaggio sperimentando l’iniziazione offerta da una Parigi piena di insidie. L’amore per i libri e per i pensatori di ogni epoca attraversa l’intera esistenza del protagonista, nobilitando la fame di successo e l’ambizione che trasuda una biografia come quella di un uomo dalle sconfinate aspirazioni.

L’opera, che ha fatto della prossimità del narratore al soggetto il suo punto di forza, anziché il limite di un racconto destinato ad esprimere un punto di vista affettato e parziale, abbraccia uno stile diaristico incalzante. Il rigore cronologico e la cadenzata precisione con cui vengono riportati citazioni e scambi di battute stanno quasi a suggerire al lettore l’importanza storica di alcuni passaggi politici e privati. Del resto Besson ha seguito da dietro le quinte una campagna elettorale sulla quale il candidato Macron, nel suo libro-manifesto dal titolo ‘Rivoluzione’, si pronunciava in questi termini: «La decisione di ambire alla più alta carica della Repubblica è frutto di una convinzione intima e profonda, di un senso della storia».

‘Un personnage de roman’ ha suscitato l’interesse trasversale della stampa francese che si è interrogata su quanto ancora ci sia da scoprire sulla personalità del Presidente. Dal canto suo a ‘Le Figaro’ non sono sfuggiti alcuni passi che confermerebbero il malcelato disprezzo di Macron nei confronti di una certa intellighenzia. Fanno parte a buon diritto di quella schiera editorialisti e giornalisti. Nella Francia macroniana, proiettata verso le grandi trasformazioni della contemporaneità, non c’è posto per quei rappresentanti di un mondo decadente e usurato. Vecchio e nuovo si escludono e non possono coesistere, se non come alternative.

A confermare la tesi del quotidiano due episodi che hanno fatto discutere. Il primo si è consumato agli albori del mandato presidenziale. Un comunicato insolito dell’Eliseo dettava la linea da osservare durante gli spostamenti del Capo dello Stato. A sorpresa le singole redazioni cedevano alla Presidenza il potere di selezionare i giornalisti prescelti per le trasferte. L’accusa? Un modo come un altro di tenere alla larga la stampa politica. Non tardava ad arrivare la risposta corale di oltre quindici testate che, in aperta polemica con il nuovo corso, vergavano una lettera aperta.

A distanza di nemmeno due mesi sarebbe andato in scena il secondo atto dello psicodramma. Questa volta Macron disertava la tradizionale conferenza stampa del 14 luglio. I responsabili della comunicazione nel giustificare quella controversa decisione si appellavano all’intelligenza fuori dal comune del Presidente. Impossibile per lui adattarsi al ritmo serrato del botta e risposta giornalistico. L’operazione simpatia, messa in campo per l’occasione, lasciava alle spalle una scia di critiche feroci.

Ma come si è evoluto il rapporto con i media dalla campagna elettorale all’ingresso nel palazzo? Se lasciassimo parlare i numeri, scopriremmo che nella fase di competizione politica il fattore social network non è rimasto in secondo piano. L’uso strategico di quelle piattaforme è servito a colmare, almeno in parte, l’assenza di radicamento territoriale del neonato En Marche!, una vera spina nel fianco per le legislative. Non si è registrata alcuna inversione di tendenza nei primi mesi da Presidente: Twitter e Facebook hanno continuato a rappresentare la principale emanazione del pensiero e dell’azione macroniani. Peccato che non potesse durare per sempre il sogno di una disintermediazione elevata ad unico orizzonte comunicativo possibile: già si avvertono i primi segnali di un cambio di passo. D’altronde un inquilino dell’Eliseo può difficilmente sottrarsi alle ‘pulci’ dei mediatori tradizionali. Specialmente se l’individuo in questione ha tutte le carte in regola per entrare nel novero dei più interessanti protagonisti ‘pop’ sulla scena internazionale e giura di avere in cantiere un’altra ‘Rivoluzione’.

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