mercoledì, Agosto 4

Romania, l'IVA della discordia

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Si può capire che Johannis non voglia adesso fare un favore a Ponta e al suo governo facilitando l’entrata in vigore di una misura che potrebbe migliorarne l’immagine.  Che la polemica sulla riduzione dell’IVA debba intendersi come un nuovo capitolo nella guerra di Johannis al governo è un sospetto giustificato dal fatto che durante la campagna elettorale di sette mesi fa l’attuale presidente, leader del Partito Liberale, sosteneva che l’aliquota massima dell’IVA andava ridotta al 19% e qualificava quella in vigore di ‘insostenibile’.

Del resto è normale che la riduzione delle tasse sia una richiesta presente nel programma di un partito conservatore. E in effetti i deputati Liberali hanno votato, benché dall’opposizione, in favore delle misure fiscali proposte dal governo (nuovo Codice e nuove aliquote), le quali hanno così ottenuto l’unanimità dei voti in Parlamento.

Secondo le regole classiche della democrazia difficilmente si potrebbe trovare il modo di eludere una così chiara volontà politica espressa nel luogo dove risiede la rappresentanza della volontà popolare. Johannis però può farsi forte con i dubbi che sulla sostenibilità finanziaria delle annunciate misure per le casse dello stato rumeno esprimono, per il momento solo a mezza bocca, i tecnici dell’Unione Europea. L’economia rumena sta crescendo bene (oltre il 3% quest’anno) ma altri parametri economici (deficit corrente) e sociali (alto tasso di povertà) inducono a cautela.

Ora, poiché l’opinione pubblica rumena è consapevole che Johannis gode a Bruxelles di simpatie molto maggiori rispetto all’usurato Ponta, ecco che la riduzione delle tasse, benvista di per sé, entra nel contesto di equilibri più vasti, dove le ragioni dei due contendenti cambiano di prospettiva.

E’ difficile sostenere quale sia il male minore: più tasse ma migliore trattamento nella ripartizione dei fondi europei o meno tasse col rischio di alienarsi i partners europei? Accanto ai vantaggi o agli svantaggi economici, infatti, pesa sulla bilancia il problema della rating politico, per dir così, della Romania nell’Unione. Resta il fatto che anche nel caso rumeno sembra profilarsi quella che sta diventando una regola ormai nel rapporto fra l’Unione e molti degli stati membri: la democrazia è un’idea più debole rispetto a quella della correttezza europeista.

E sulla strada dell’indebolimento della democrazia ecco che alcuni osservatori in Romania prospettano ormai come soluzione per l’impasse politico in cui si trova il Paese il rinvio a giudizio di Ponta alla chiusura delle indagini. Con ciò si otterrebbe quel che la fallita mozione di sfiducia del 6 giungo scorso dei Liberali contro il governo non è riuscita ad ottenere, cioè una pace istituzionale.

 

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