lunedì, Ottobre 25

Romania: estremismo di sinistra avanza?

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Una delle maggiori differenze fra l’Europa occidentale e l’Europa orientale negli ultimi duecento anni è che la seconda ha avuto una storia incomparabilmente più complicata. Di conseguenza tracciare giudizi storici relativi a quell’area che sta fra la Germania e la Russia risulta di regola più difficile che altrove e talora diventa impossibile. Se poi, come capita spesso, al giudizio storico si legano anche aspettative politiche, si entra in un labirinto senza uscita.

Ecco, ad esempio che questa settimana è stata promulgata in Romania una legge che ne modifica una del 2002 dal non modesto titolo: «Divieto di organizzazioni e simboli con carattere fascista, razzista o xenofobo e della promozione del culto della personalità di individui resisi colpevoli di reati di genocidio o contro l’umanità e di crimini di guerra».

Le modifiche riguardano due punti. Nel primo caso si specifica, che quando si parla di olocausto in Romania deve intendersila distruzione sistematica di ebrei e rom non solo sul territorio dell’attuale Romania ma anche sui territori che Bucarest amministrava nel periodo 1941-44, pur non avendoli ufficialmente annessi. Si tratta in sostanza della Transnistria, la vasta regione oggi ucraina compresa fra i fiumi Dniestr e Bug che Hitler aveva affidato all’amministrazione civile dell’alleato rumeno durante la campagna contro l’URSS. Con ciò non si tocca direttamente la questione di quale fosse il grado di indipendenza delle autorità rumene rispetto a quelle del Reich incaricate della soluzione finale nell’Europa dell’est, ma si fa posto all’idea di una responsabilità rumena maggiore rispetto a quanto per molto tempo si era sostenuto. Questa modifica è presa non solo all’indirizzo dei negazionisti ma anche di coloro che ‘minimalizzano in modo evidente’ l’Olocausto ebraico e rom (se le due cose possono concettualmente eguagliarsi) i quali sono resi passibili di pene carcerarie fra i tre mesi e i tre anni per la diffusione delle loro opinioni.

La seconda modifica può rivelarsi anche più controversa. Fra le dottrine proscritte dalla legge, oltre a quella fascista, compare adesso espressamente anche quella legionaria‘. La Legione dell’Arcangelo Gabriele è stata attiva in Romania dal 1927 al 1941 (siccome spesso veniva sciolta d’autorità, nel corso della sua breve storia ha cambiato diverse volte il nome, ma i suoi aderenti sono sempre stati conosciuti come legionari). La ragione di questa modifica è che, secondo i proponenti della legge, «in Romania il fascismo ha preso il nome di Movimento legionario». L’affermazione, per quanto di fatto sia stata ripresa in un disposto di legge, si presta a molte obiezioni. La Legione ha certo mutuato parte della spicciola teatralità del fascismo italiano come il saluto a braccio teso, la camicia colorata (qui verde), le denominazioni interne al Movimento, ecc. Tuttavia la diversa ispirazione di fondo che nel caso della Legione non è politica ma religiosa (l’ortodossia intesa in forme aberranti) e sostanzialmente indifferente al problema dello stato, che per il Mussolini dell’Enciclopedia italiana era ‘tutto’, sconsiglia da semplificazioni eccessive. Il punto però è un altro.

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