martedì, Settembre 28

Romania e Moldavia: buon vicinato? field_506ffb1d3dbe2

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Alla luce dei miglioramenti dei rapporti tra Moldavia e Unione Europea, anche grazie alla firma degli accordi di Vilnius, lo scorso novembre, si può dire che Bruxelles e Chisinau hanno superato l’ostacolo (o meglio, lo spauracchio) della pressione russa nei confronti del piccolo Stato ‘intrappolato’ tra Ucraina e Romania. L’influenza di Mosca non è certo scomparsa, ma ora la Moldavia ha un potere negoziale rilevante e ha trovato in Bruxelles un alleato fondamentale. Sarebbe tutto molto più facile se non si susseguissero dichiarazioni, come quelle del presidente rumeno Traian Basescu, che anche il 6 gennaio scorso ha parlato di «dibattito unitario, in fermento in Romania». L’ipotesi di unione tra Romania e Moldavia scatena sempre dure reazioni da parte di quest’ultima.

Da due mesi, Basescu esterna la sua idea di ritornare ai confini precedenti al Patto Molotov-Von Ribbentropp del 1939, quando la spartizione dell’Europa tra nazisti e sovietici risultò anche nell’inglobamento della regione moldava nell’URSS. Se si va a ritroso con la storia, si sa, qualunque idea può trovare giustificazione e questa sembra proprio una ‘boutade’ che forse rappresenta più una strategia di legittimazione personale che una scelta politica vera e propria. I rivali di Basescu, tra i quali il primo ministro Victor Ponta, hanno stigmatizzato le parole del presidente, asserendo che queste possono alimentare lo spirito anti-europeo dei comunisti in Moldavia.

Le frasi di Basescu non sono chiare, soprattutto perché non chiariscono fin dove si spingerebbero i confini della Grande Romania che egli ha in mente. Includerà la regione turcofona della Gagauzia, che di recente ha sondato la possibilità di indire un referendum per secedere da Chisinau? Si spingerà oltre il fiume Nistro per assorbire anche la regione separatista della Transinistria, per la quale passa la gran parte dei rifornimenti energetici provenienti dalla Russia? Non sorprende dunque che da Chisinau arrivino risposte secche: «Non siamo pronti a un’unione con la Romania» ha ammonito il Primo Ministro moldavo Iurie Leanca. Gli occhi moldavi sono chiaramente puntati su Bruxelles, non su Bucarest.

Dei dibattiti sulle questioni transfrontaliere tra Romania e Moldavia abbiamo parlato con Giorgio Comai, ricercatore alla Dublin City University e collaboratore di ‘Osservatorio Balcani e Caucaso‘. Nella breve intervista, Comai spiega senza giri di parole quali siano i rapporti di forza e gli equilibri che provocano tali dichiarazioni da entrambe le parti. Infine, ci parla di un particolare progetto che l’UE ha dedicato in particolare ai bambini moldavi, a testimonianza che l’esperienza positiva ottenuta in Romania può essere replicata nella vicina Moldavia.

 

Il Presidente rumeno ha parlato all’inizio di gennaio della possibilità di un’unione tra Romania e Moldavia. Che cosa significano queste dichiarazioni? A chi si rivolgono?
Sono dichiarazioni destinate a un pubblico interno e parte della strategia di Basescu di crearsi uno spazio politico che gli permetta di mantenere visibilità dopo la fine del suo mandato presidenziale. Dopo il suo addio al PDL (il Partito liberal-democratico, ndr), non avendo una collocazione evidente in nessuno degli attuali partiti romeni, ha bisogno di rafforzare il proprio capitale politico personale per continuare a giocare un ruolo centrale nella politica romena nei prossimi anni. In ogni caso, le sempre più frequenti dichiarazioni unioniste di Basescu non sono parte di un dialogo strutturato con la leadership di Chisinau.

C’è anche stato un recente segnale di intolleranza pubblica verso la Moldavia da parte di un presentatore rumeno, che ha sorpreso i telespettatori affermando che «Leanca è un signor nessuno e la Moldavia non è altro che un mendicante che si rivolge sempre alla Romania». È questo un sentimento condiviso in Romania?
Espressioni di questo tipo non si incontrano frequentemente, in primo luogo perché nei media romeni di Moldavia si parla pochissimo. Per il pubblico romeno Iurie Leanca è un ‘nessuno’. I media di Bucarest non riportano il dibattito politico interno moldavo, di cui il romeno medio non ha modo di conoscere né gli attori né la sostanza.

Il Primo Ministro Leanca ha parlato della possibilità di concedere autonomia alla Transinistria. Che tipo di autonomia ritieni che possa essere sostenibile, anche viste le forze esterne in gioco su entrambe le sponde del Nistro?
Allo stato attuale delle cose, la Moldavia non è in grado di ‘concedere’ autonomia alla Transnistria né vi è interesse a un percorso di integrazione con Chisinau da parte di Tiraspol. Non vi è neppure un interesse sincero verso accordi di tipo federale o confederale, già proposti senza alcun risultato in passato. D’altra parte, per l’attuale leadership moldava la possibilità dell’integrazione della Transnsitria in uno spazio politico comune pone un problema sostanziale: se gli elettori della sponda sinistra del Nistro partecipassero effettivamente alle elezioni di Chisinau, l’attuale coalizione europeista avrebbe pochissime possibilità di vincere a livello nazionale e le priorità di politica estera andrebbero ridiscusse. Potrebbe essere un suicidio politico per l’attuale leadership moldava. In ogni caso, per il prevedibile futuro, questa rimane una speculazione puramente teorica. Non vi sono le circostanze né è avviato un percorso che possa portare nel prevedibile futuro a una soluzione della questione transnistriana.

Ha scritto per l’Osservatorio Balcani Caucaso della questione dei diritti dei bambini. Per quale motivo crede sia stata scelta questa strategia, mirata proprio alla Moldavia?
L’Unione europea ha svolto un ruolo fondamentale nella riforma del sistema di protezione dei bambini in Romania. Il processo di de-instituzionalizzazione avviato in seguito alle forti pressioni di Bruxelles che ha portato alla chiusura di buona parte degli orfanotrofi in cui risiedevano circa 100.000 bambini in Romania all’inizio degli anni novanta è una storia di successo importante, che mostra come il processo di integrazione europea possa avere un impatto diretto sulla vita delle persone. È giusto che la protezione dei bambini sia uno degli ambiti prioritari di cooperazione nell’ambito del processo di integrazione europea. Peraltro, si tratta di un settore in cui vi sarebbe molto da fare anche in Transnistria e in cui l’Unione europea ha una reale possibilità di intervenire collaborando direttamente con le autorità di Tiraspol.

 

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