venerdì, Settembre 17

Roma non sono io Una delle risposte possibili, tanto per chiuderla qui, all'ennesimo gesto di ‘partecipazione’ ai mali di Roma

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Un nuovo caso di esternazione ‘meglio tardi che mai’ ha provocato un’ondata di furibondo entusiasmo presso il popolo romano. A darcene annuncio è stato Alessandro Gassman, fu Vittorio, inesausto interprete di lungometraggi paracomici nonché Monsieur Borderò della scena italiana. Stavolta una reazione ‘virale’, a detta di tutte le fonti di informazione, è seguita allo slogan ‘Roma sono io‘, con cui egli ha sollecitato se stesso et alia a farsi carico dell’urbana nettezza. Più o meno così esortando… «Roma è sporca, Roma siamo noi, armiamoci di scopa e paletta e ciascuno ramazzi il suo metro cubo di Capitale. In tal modo daremo uno schiaffo ai politici insipienti e bla bla bla…» Ottimo! Tutto risolto! Inclusi i selfie con scopetta, il plauso di alcuni colleghi romani che infinitamente hanno contribuito all’immagine della capitale e dei suoi eroi coatti, le risposte telefonate dei politici interpellati, e poi a nanna, in una soporifera illusione di solidarietà interclassista.

D’altronde Gassman ha anche chiarito che non di chiacchiere si era trattato, che appena rientrato a Roma dal suo ennesimo film anni Dieci, avrebbe preso parola alla riunione di palazzina per organizzare una suddivisione dei compiti: a ciascun condomino il suo.

Ora, è scontato come un film di Neri Parenti che il virus richiamato dai mezzi d’informazione ha riguardato la cretineria popolare piuttosto che il senso civico. Per varie ragioni: la prima riguarda l’Ama, che non è esattamente un carrozzone dimenticato da questo governo cittadino, che dopo anni di rimandi ha chiuso la famigerata discarica di Malagrotta, riavviando un progetto un po’ più funzionale (coi suoi guasti qui e la) al rilancio del decoro e della pulizia. In questo senso, dall’Uruguay dove si trova, Gassman jr non mette a fuoco il problema vero: che Roma, piuttosto che pulita dai suoi condomini, non andrebbe sporcata da tre milioni e passa di zozzoni, numero da cui chi scrive non si è sempre sottratto, da ex fumatore ciccando ovunque fosse, ad esempio. Per non parlare di chi deturpa l’ambiente con ogni mal di dio, degli inquinatori professionisti, dei cartacciari, dei bustari di plastica da parco, degli adolescenti italiani, degli immigrati e dei turisti in canotta che -bei gruppetti di stronzi…-  cospargono il selciato di bottiglie, tappi e bicchieri… È un universo mondo che andrebbe rinchiuso in apposite case di rieducazione civica prima di concedere a esso la libera circolazione in una città avanzata. A ciò occorrerebbero vent’anni di lavoro, di repressione certa e sistematica, di efficienza e di incorruttibilità della polizia municipale, di studio e di conseguente rispetto nei confronti della storia, della lingua, della cultura e delle arti nostre, argomenti che, tanto il coatto quanto il pariolo romanoide, ignorano a tutto tondo, mentre le rose di Roma e Lazio le sanno snocciolare a memoria.

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