sabato, Ottobre 23

Roma nel caos tra scioperi e smog Di fronte all’ennesima giornata di passione vissuta dalla Capitale i politici rispondono solo a parole

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«Roma in tilt, accordo per Giubileo con grandi sindacati già vanificato. Chi ha sbagliato oggi permettendo caos?», si domanda infuriato su twitter il deputato Pd Michele Anzaldi di fronte al panico scatenato nella Capitale dalla concomitanza di scioperi dei mezzi pubblici e targhe alterne, guardandosi bene però dal chiamare in causa il commissario Francesco Tronca (ricevuto oggi al Quirinale dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella) e il prefetto Franco Gabrielli per non urtare la sensibilità del loro comune ‘protettore’, Matteo Renzi. «A Roma si è verificata una situazione di caos inaccettabile», ha aggiunto poi in un rabbioso crescendo il parlamentare Dem che chiede «al presidente della commissione Trasporti della Camera, Michele Meta, di valutare in ufficio di presidenza la convocazione del presidente dell’Autorità di garanzia per gli scioperi, Roberto Alesse». Ancora più diretto si mostra Gianfranco Librandi di Sc che prima se la prende ironicamente con le grandi sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil che si sono fatte sopravanzare da degli sconosciuti e poi attacca direttamente i sindacalisti di Cambiamenti perché reputa «intollerabile che alle soglie del 2016, alla vigilia del Giubileo, i lavoratori di un sindacato totalmente insignificante blocchino una capitale europea solo per allungarsi il ponte dell’Immacolata». Ad aprire un ombrello contro le critiche che inevitabilmente iniziano a piovere anche sul celebratissimo commissario capitolino Francesco Tronca ci pensa, invece, il deputato centrista di Area Popolare Gianni Sammarco che esorta tutti a lasciarlo «lavorare in tranquillità».

Sfogliando il Rapporto del Censis sulla situazione sociale dell’Italia nel 2015, viene fuori un fiume di dati e numeri più o meno interessanti. La spesa sanitaria (settore che metà degli italiani considera corrotto), contrariamente a quanto assicurato dalla narrazione renziana, continua a diminuire. Sarebbero poi 204mila i posti di lavoro ottenuti grazie al jobs act (compresi i contratti a termine), restando però ben lontani dai numeri pre crisi del 2008. Mancano infatti all’appello più di 550mila impiegati. Secondo il Censis è comunque ripartita la fiducia nel futuro degli italiani che hanno ricominciato ad acquistare automobili ed elettrodomestici. Forse è per questo che il Centro Studi ci informa che quasi la totalità dei nostri concittadini guarda la tv (ma va?). Restando in tema di mass media, il fenomeno mediatico, appunto, dell’anno è senza ombra di dubbio papa Francesco, mentre i partiti, il governo e l’Unione Europea (non c’era neanche bisogno di dirlo) ottengono un livello di fiducia prossimo allo zero. Deve però far tirare un sospiro di sollievo, sulla questione terrorismo Isis, la notizia che in Italia non ci sono banlieues come a Parigi e che il 31,5% degli stranieri è titolare di impresa, avviato a diventare ceto medio.

La 29esima fumata nera per l’elezione dei tre giudici della Consulta, seguita dal rinvio delle votazioni al 14 dicembre deciso ieri dalla conferenza dei capigruppo parlamentari, è diventata una vera e propria vergogna nazionale. Oggi interviene sulla questione il vice presidente della Camera del M5S Luigi Di Maio che boccia il ‘campione’ Dem Augusto Barbera perché «è stato nei partiti per troppo tempo per pensare che sia super partes alla Corte Costituzionale», ma si dice comunque pronto a trovare un accordo con il Pd. Il candidato grillino resta sempre Franco Modugno ma, si lamenta Di Maio, «sono giorni e giorni che si vota, per una votazione che va deserta perché i profili non sono credibili». Sulla stessa linea di apertura prospettata da Di Maio si pone l’altro grillino Vip Alessandro Di Battista: «Facciano nomi fuori dai partiti e li valuteremo». Ora si attende la contromossa del partito renziano.

 

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