martedì, Aprile 20

Roma, Marino resiste ma ha tutti contro Le opposizioni già chiedono elezioni anticipate

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Ore calde nella Capitale, il Partito Democratico abbandona il suo sindaco Ignazio Marino, che nonostante la pressione resiste e non si dimette, come fanno al contrario due assessori e il vicesindaco. Il MoVimento 5 Stelle chiede a gran voce elezioni anticipate, ma, anche se Marino dovesse cedere, sembra più probabile il commissariamento fino a novembre 2016. Riforme, maggioranza e opposizione presentano due testi sulle unioni civili, al voto la settimana prossima: il tema continua a dividere Pd e Area Popolare. Sulla riforma costituzionale del Senato si procede con gli articoli, via libera all’articolo 30 in materia di competenze Stato-Regioni, a breve anche le modifiche sulle norme per ottenere la cittadinanza. E approvato dalle due Camere anche il Documento di Economia e Finanza, che rinvia al 2018 il pareggio di bilancio e porta al 2,4% il rapporto deficit/Pil. Missione in Iraq contro il califfato del Daesh, pronte all’azione Forza Italia e Lega, accesa discussione interna al Pd.

È un Ignazio Marino che tenta di resistere e di mantenere la carica di sindaco di Roma, nonostante dalla riunione della Giunta vengano fuori le dimissioni degli assessori Stefano Esposito ai Trasporti, Luigina Di Liegro al Turismo, del vicesindaco Marco Causi e quelle congelate di Marco Rossi Doria, assessore alla Scuola. Ma l’appoggio manca dallo stesso Partito Democratico, che vista la riluttanza del primo cittadino a lasciare, pensa ad una mozione di sfiducia, su cui concorda anche Sinistra, Ecologia e Libertà. Il commissario del Pd romano Matteo Orfini incontrerà alle 17.30 i consiglieri comunali della maggioranza per trovare una via d’uscita allo stallo che si sta creando in Campidoglio, in 25 sono pronti a lasciare se non lo farà Marino. Nel frattempo anche l’ormai ex vicesindaco Causi sta spingendo per convincere il sindaco a fare un passo indietro, l’unica alternativa potrebbe essere un rimpasto, già che gli assessori dimissionari sono proprio quelli voluti da Marino a luglio e che nei regolamenti non esiste la possibilità di presentare una mozione di sfiducia.

La pressione del Pd sul sindaco della Capitale è iniziata di prima mattina, con l’incontro fra Marino e Orfini seguito dalla telefonata di quest’ultimo al premier Matteo Renzi. Secondo fonti parlamentari lo stesso Renzi ritiene che «la situazione non è più sostenibile». Ma a rischiare potrebbe essere anche Orfini, che di Marino fu sostenitore principale anche nei momenti difficili sorti in passato. «La vicenda delle cene, dopo i siparietti statunitensi, è l’epilogo di una storia triste che rischia di occultare la vera responsabilità del sindaco dell’Urbe: non aver saputo amministrare Roma, città malata che non può essere salvata da un uomo solo», attacca Dario Ginefra, deputato Pd. «Marino ha sprecato l’occasione della fase 2, che con questo scandalo è andata in malora», aggiunge Michele Anzaldi, sempre del Pd, a dimostrare il clima che aleggia intorno al chirurgo genovese.

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