domenica, Giugno 13

Roma: le mani sulla città

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Una parte importante della giornata politica si è mossa anche oggi all’ombra del chiacchiericcio attorno alla successione per il Quirinale. In mattinata, infatti, ha preso a impazzare l’ipotesi secondo cui il Premier Matteo Renzi avesse sondato il maestro Riccardo Muti per conoscere la sua disponibilità a ricoprire la prima carica dello Stato. A determinare lo strampalato circolo di rumors è stato un articolo della prima pagina de ‘Il Fatto Quotidiano‘ che riportava alcune dichiarazioni di Domenico Muti, figlio del celebre musicista partenopeo: «È una proposta seria del premier, ne abbiamo parlato in famiglia». In un comunicato stampa Palazzo Chigi ha prontamente smentito di conoscere e di aver parlato con il figlio di Muti, definendo le «presunte rivelazioni destituite di ogni fondamento». Smentita confermata a stretto giro anche da Domenico Muti, che nega di aver mai pronunciato le parole riportate dal quotidiano: «Smentisco di essermi mai espresso nei termini riportati. Non posso aver parlato né di una telefonata né di una proposta del presidente a mio padre in quanto mai avvenute!»

Appena ieri il Presidente Giorgio Napolitano aveva tenuto a puntualizzare che rimarrà in carica fino all’inizio del nuovo anno, non prima cioè della conclusione del semestre di presidenza italiana dell’UE. Se quello che ci aspetta nelle prossime settimane è il rincorrersi incontrollato di totonomi e fantomatiche indiscrezioni, c’è da essere grati che il tempo a disposizione per simili inani esercizi sarà relativamente contenuto.

La notizia di rilievo di oggi, però, è la maxi operazione partita all’alba a Roma contro una ramificata holding criminale di stampo mafioso dedita alla corruzione, all’estorsione, all’usura, al riciclaggio e ad altri reati; un’operazione che non ha mancato di gettare più di una luce sinistra sulla politica locale della Capitale. Gli inquirenti hanno individuato nell’ex NAR ed ex banda della Magliana Massimo Carminati il capo dell’organizzazione che da almeno 10 anni condizionava la gestione degli appalti e di altre attività criminose nel territorio della Provincia di Roma. Per il momento, le forze dell’ordine hanno eseguito 37 arresti, tra i quali figuranol’ex ad dell’Ente EUR Riccardo Mancini, l’ex presidente di AMA Franco Panzironi, l’ex capo di gabinetto della giunta Veltroni e ora direttore extradipartimentale di polizia e Protezione civile della Provincia di Roma Luca Odevaine. La parte più critica dell’operazione concerne la perquisizione di diversi uffici della Regione Lazio e di Roma Capitale: tra gli altri, infatti, sono stati iscritti nel registro degli indagati l’ex Sindaco Gianni Alemanno, l’Assessore capitolino alla Casa Daniele Ozzimo (PD) e il presidente dell’Assemblea capitolina Mirko Coratti (PD), i consiglieri regionali Eugenio Patanè (PD) e Luca Gramazio (PDL). Alemanno ha dichiarato: «Chi mi conosce sa bene che organizzazioni mafiose e criminali di ogni genere io le ho sempre combattute a viso aperto e senza indulgenza. Dimostrerò la mia totale estraneità ad ogni addebito e da questa incredibile vicenda ne uscirò a testa alta. Sono sicuro che il lavoro della Magistratura, dopo queste fasi iniziali, si concluderà con un pieno proscioglimento nei miei confronti». L’indagine, hanno rimarcato i pm Luca Tescaroli, Paolo Ielo e Giuseppe Cascini, non può dirsi ancora conclusa e l’operazione odierna rappresenta solo il primo passo. Nei prossimi giorni, dunque, non si escludono ulteriori sviluppi e colpi di scena che potrebbero arrivare a coinvolgere, bipartisan, esponenti delle amministrazioni regionali e cittadine passate, alcuni dei quali siedono attualmente in Parlamento.
Alla luce dello scenario aperto dalle indagini sulla holding mafiosa, forse chi attribuiva al Sindaco
Ignazio Marino il merito di aver sfidato i poteri forti nella Capitale aveva le sue ragioni?

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