giovedì, Ottobre 28

Roma al ballottaggio. Gualtieri vs Michetti: chi accetta la sfida per il #MadeinRome? Dopo il primo turno, la scelta è tra due scenari politici alternativi per il governo della Città

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Dopo la pubblicazione su L’Indrodi martedì 28 settembredell’intervento di Carlo d’Aloisio Mayo#MadeinRome: un progetto per Roma: Raggi, Calenda, Gualtieri, Michetti: Chi accetta la sfida?continuiamo offrendo un approfondimento su un tema che va oltre le pur rilevanti questioni di rifiuti, trasporti, sicurezza, … Quello dello sviluppo economico e culturale della Capitale attraverso il rilancio della Creatività Artigianale e la rigenerazione dell’identità internazionale di Roma. Al riguardo è successivamente intervenuto anche Giulio Anticoli, presidente delle Associazioni ‘Botteghe Storiche di Roma e ‘Roma Produttiva con un’intervista sul blog dei promotori del progetto per il #MadeinRome.

Oggi diamo voce ad uno dei principali protagonisti di questo percorso progettuale: Dionisio Mariano Magni, 70 anni, architetto, presidente di FaròArte e del Comitato promotore della Fondazione per il #MadeinRome, già Direttore del Piano Nazionale di Comunicazione del Patrimonio Culturale per conto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali con il Progetto Mirabilia.

Quale è stato il suo percorso formativo e professionale?

Ho vissuto la mia adolescenza e la gioventù in un paese dei Castelli Romani, la cui economia aveva ancora una robusta struttura agricola e artigianale. Al termine degli studi liceali mi trasferii a Roma per potere, con più profitto, frequentare la Facoltà di Architettura a Valle Giulia. Lestrazione politica famigliare e la mia personale disposizione mi portarono a frequentare ambienti politici e culturali di sinistra; tra questi il Circolo Gianni Bosio a San Lorenzo dove si discuteva di cultura popolare. In uno di quegli incontri si parlò del pensiero di Antonio Gramsci sulla cultura popolare ed il folklore. Ritrovai molti anni dopo nella lettura dei Quaderni dal Carcere un concetto di cultura popolare come dimensione viva. Lo descrive così: Innovazioni creative e progressive, determinate spontaneamente da condizioni di vita in processo di sviluppo e che sono in contraddizione, o solamente diverse, dalla morale degli strati dirigenti. E’ un concetto che rappresenta tuttora un punto focale dell’impegno che metto in FaròArte.

Ci sono stati incontri che l’hanno particolarmente segnata?

Anzitutto sono stato fortunato ad aver personalmente conosciuto Pier Paolo Pasolini e ricevuto, successivamente, lo stimolo a cercare nel profondo di questa sua frase: Quando il mondo classico sarà esaurito, quando saranno morti tutti i contadini e tutti gli artigiani, quando l’industria avrà reso inarrestabile il ciclo del consumo, allora la nostra storia sarà finita”.

E poi?

Oggi credo nella necessità che sia delineato un nuovo soggetto sociale, adeguato alla dimensione antropologico-culturale di questo tempo. Sostengo l’idea, che l’occidente sia capace di superare la dimensione classista e xenofoba della società e faccia nascere un Nuovo Umanesimo e credo che l’Europa se inclusiva, equanime, condivisiva di valori, saperi e competenze, sia in grado di generarlo. Ho partecipato alle azioni contro la realizzazione della centrale nucleare a Montalto di Castro, sostengo l’attività di Emanuela Evangelista, biologa e ricercatrice-naturalista che vive nel Mato Grosso, impegnata per la difesa dell’ecosistema ambientale. E da venti anni l’attività di Greenpeace. Tra le mie più care amicizie ci sono artisti, artigiani, agricoltori e docenti. La mia attività di architetto si è nutrita intellettualmente in questo humused è stata vissuta nello sforzo di fondere valori culturali e creatività nella pratica quotidiana del progettare e del realizzare. E dal 2000 al 2004 ho svolto il compito di direttore del ‘Progetto Mirabilia, Piano Nazionale di Comunicazione del Patrimonio Culturale, in convenzione con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Quella esperienza ha motivato il mio impegno a costruire un modello di valorizzazione ed innovazione della creatività artigianale artistica.

Lei presiede il consorzio cooperativo FaròArte

FaròArte si costituisce nel 2011 come risposta alla crisi che l’Artigianato Artistico e Creativo Romano già stava vivendo, aggregando eccellenze del settore e umani pensanti. Nasce considerando la crisi come l’opportunità per una rinascita possibile, mettendo a frutto la forza delle sue radici che affondano nel terreno della creatività diffusa ed identitaria dei Territori Italiani. Poiché si pensava la rinascita non come espressione singola ed individualistica, scegliemmo di lavorare alla generazione di un modello scalabile e replicabile e riferibile ad un brand identitario e naturale del territorio.Così nacque la consapevolezza che il marchio esisteva già e non poteva che essere un marchio democratico: il #MadeinRome.

Che cosa intende per marchio democratico?

Quando diciamo marchio democratico intendiamo una cosa che si rappresenta come Bene Comune, quindi non è una condizione proprietaria. Mi spiego meglio: la potenza economica italiana sta nel combinato di piccole imprese e anima artigianale creativa ed è questo che la rende unica per il resto del mondo.

E come si genera questa unicità?

È una predisposizione culturale formatasi con la fondazione di colonie in territorio Italico fin dalle epoche più antiche, come le greche e le etrusche. L’arte era esercitata nel riprodurre le copie degli esemplari presenti in madrepatria e l’unico metro per valutare una pittura o una scultura era quello della téchne cioè dell’abilità artigianale, del saper fare che riemergerà nel Medioevo consolidandosi nel Rinascimento ed esplodendo nel XX secolo negli stili floreale, eclettico e composito. Hanno rappresentato in Italia il frutto di un genio osmotico-creativo espressosi in ogni forma di produzione, da quella agricola a quella dei beni durevoli e che con il Barocco si diffuse dapprima in Europa e poi, in epoca moderna con le migrazioni, nei nuovi continenti. Se dalla fine della II° Guerra Mondiale la grande industria internazionale, con la produzione di massa, ha generato unampia crescita economica, le piccole aziende italiane hanno sviluppato creatività inventando prodotti eccezionali, facendo sì che saperi e competenze generassero la forza persuasiva del Made in Italy, prevalente su qualsiasi altro stile di vita. Ma i brand, che dagli anni 90 iniziarono a passare di mano, hanno depotenziato la forza economica italiana e la delocalizzazione delle produzioni ne ha mortificato il carattere di produzione legata alla creatività ed all’esperienza data dal sistema sociale di nascita. Oggi abbiamo un disperato bisogno di ridare forza alla competenza ed al saper fare creativo, perché l’Italia produttiva è fatta di un microcosmo di aziende radicate nel territorio di appartenenza, capaci, se aiutate adeguatamente, di vincere la sfida del primato creativo in un sistema che offre una molteplicità di percorsi a fronte di crescenti rischi di fallimento.

Si riferisce spesso alla creatività. Perché, a suo avviso, è così importante in questa fase di profondi cambiamenti economici?

Aristotele nel IV° Sec. a.C. scriveva che la scienza nasce dal puro scopo di sapere e non per qualche bisogno pratico’.Dopo 2300 anni, Henri Poincaré scrive: Chi lavora soltanto in vista di applicazioni immediate non lascerebbe niente dietro di sé … Basta aprire gli occhi per rendersi conto che tutte le conquiste dell’industria, che hanno arricchito un così gran numero di ‘uomini pratici’, non sarebbero mai state realizzate se fossero esistiti solo questi uomini pratici, se costoro non fossero stati preceduti da pazzi disinteressati, morti in miseria, che non hanno mai pensato al profitto e ciò non di meno avevano una guida diversa dal proprio esclusivo capriccio. Esistono saperi ritenuti inutili che invece si rivelano di una straordinaria utilità, per la società intera, mentre l’ossessione del possesso ed il culto dell’utilità materiale fine a sé stessa finiscono per inaridire lo spirito, mettendo in pericolo non solo le scuole e le università, l’arte e la creatività, ma anche valori fondamentali come dignità, amore e verità.

Affermate che la creatività sia il presupposto per costruire un tessuto economico forte ed innovativo

L’Italian Style è ciò che mantiene alto l’interesse del consumatore mondiale per ciò che si presenta come Made in Italy. Ma cosa ne resta effettivamente oggi? Moltissimi marchi di prestigio sono transitati a società straniere che spesso spostano produzioni e si avvalgono di filiere difficilmente tracciabili. Prendiamo Roma ed il suo territorio metropolitano, possiede un patrimonio di competenze e saperi che si sono sviluppati in oltre tre millenni di storia. Se solo si fa riferimento alla fondazione di Roma (753 a.C. secondo Varrone) siamo a 2.772 anni. Il valore di questo deposito insieme con le caratteristiche storiche, ambientali, morfologiche e sociali della regione, costituiscono terreno fertile per la creatività, che appartiene sia al mondo urbano che rurale e, se organizzata in un sistema, appunto forte ed innovativo e sostenuto da opportune norme e strumenti finanziari, è in grado di creare nuova economia, caratterizzata da una diffusione capillare, rigenerantesi dal territorio e quindi non esportabile.

Come valuta la crisi in atto a livello globale? Siete convinti chela vostra visione e le vostre azioni inserirsi positivamente nel panorama delle azioni di superamento

La crisi’ ha illuminato la povertà che oggi diffusamente spaventa. Non è superabile osservandone solo la parteeconomica se non si riconosce anche come crisi dei valori umani, della dignità, dell’amore e della verità. Se tutti la guardassimo così, ci accorgeremmo da subito che ognuno di noi potrebbe fare, con poco, molto, semplicemente perché avremmo acceso la luce e visto la porta da cui uscire. Daquesta inversione del valore di ciò che è bene e di cosa è in crisi, rinasce l’idea di una Nuova Città e di un Nuovo Umanesimo. Sono idee capaci di generare nuova bellezza e nuova ricchezza.

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