giovedì, Ottobre 28

Rogo di Fiumicino ed Expo: incendi e ritardi

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La giornata di ieri, come al solito, ha registrato la sua buona dose di brutte notizie: la diffusione capillare dei media, il rimbalzo sui social, però, ci fa sembrare ancora peggiori i tempi in cui viviamo rispetto a quelli in cui l’informazione era meno pervasiva. Ciò, da un lato, è una grande conquista; dall’altro, però, consente fenomeni di effetto scia che amplificano i fatti più sanguinari.
Quasi si potrebbe identificare dei delitti ‘madre’ e i loro emuli, frutto di menti disturbate. Funziona un po’ come il pugno di Black bloc erranti, professionisti delno qualcosa’, che in loco magnetizzano sbandati nullafacenti e fanno gruppone. Se ci fate caso, ogni delitto efferato si riflette in casi gemelli, che, però, producono l’effetto di ‘indurire il cuore’ all’opinione pubblica. Al terzo neonato sterminato da una madre fuori di testa in dieci giorni, l’indignazione svanisce, si parla di fenomeno e va tutto nel calderone di una ribollita della memoria collettiva.
Affiorano nel minestrone dei delitti, qui e là, i protagonisti di fini terribili, quasi dei simboli di quanto l’umanità possa essere cattiva: in genere sono di sesso femminile, giovani (ma anche anziane), indifese e tradite da chi stava loro vicino.
Non manca mai, nelle pagine della cronaca nera il femminicidio di routine; ma, naturalmente, non era di questo che volevo parlarvi. Quello, come dicevamo, è routine. L’incendio di ieri a Fiumicino, ad esempio, non lo è. Dimostra incuria, incapacità di dotare uno scalo moderno delle misure di prevenzione tali da metterlo in sicurezza. Ma, soprattutto, in un’atmosfera di potenziali attacchi terroristici, ci mostra molto vulnerabili a chi pianifica azioni criminali contro i Paesi occidentali. In particolare, proprio contro l’Italia che ha nel suo cuore l’anima pulsante della Cristianità.
Certo, un corto circuito puo’ capitare ovunque. In un obiettivo sensibile come un aeroporto, però, l’attenzione deve essere altissima, proprio perché da un lato si attrae l’attenzione di chi già sta pianificando le strategie per qualche atto terroristico eclatante e, dall’altro, si fomentano le insicurezze dei cittadini, turbati già da episodi avvenuti in luoghi non tanto lontani da noi e con vittime inermi (Francia, Tunisia).
In fondo, per come la cosa poteva finire, è andata persino bene. Innanzitutto, pur rimanendo distrutti mille mq quadrati di Terminal, i tre intossicati non hanno perso la vita, come poteva pur finire. E, poi, meno di 12 ore di caos sono il prezzo minimo pagato per far fronte a quest’emergenza che poteva propagarsi ben più gravemente.
Intanto, dalla vostra inviata speciale nella trincea milanese, arriva la notizia che lo scorso primo maggio, l’inaugurazione dell’Expo è stata tutta una finta. Ovvero, la maggior parte dei padiglioni e, in particolare, dei Cluster sono chiusi e incompleti. Si risolverà in pochi giorni? Quien sabe! Mancano le sedie e i prodotti dei Paesi più piccoli; si naviga a vista con una divertentissima latitanza dei referenti che potrebbero in qualche modo rivelare quando per davvero tutto sarà a regime. I telefonini di costoro suonano nel vuoto cosmico, come se fossero stati tutti deportati nel pianeta di un’altra Galassia, dove ci si è accorti che era inderogabile allestire l’Esposizione Universale (di nome e di fatto) del 5033.
Eppure, signori, sotto la Presidenza Prodi, il 31 marzo 2008; battemmo la Turchia (Smirne). Recep Tayyip Erdogan era già Primo Ministro da 5 anni, ma noi sapemmo, probabilmente, trovare una convergenza più ampia. Non credete, invece, a chi vi dice che è la seconda volta che l’Expo ha luogo in Italia (a Milano entrambe le volte). Quello del 1906, millantato come tale, fu un qualcosa di non propriamente aderente ai parametri necessari per essere qualificati come Esposizione Universale; ci sono fior di studi ad attestarlo. Quanto all’altra volta che ce l’eravamo aggiudicata, avrebbe dovuto aver luogo nel 1942 a Roma, ma il precipitare degli eventi bellici ne impedì la realizzazione. A imperitura memoria, c’è rimasto un intero quartiere, l’EUR, acronimo appunto di Esposizione Universale Roma. Con la solita grandeur mussoliniana, quel che ci resta di quell’avventura è un’area molto estesa, con costruzioni razionaliste e addirittura un Ente a ciò dedicato. Un Ente dalla sorte piuttosto nebulosa che, oggi, ha anche qualche tempesta giudiziaria, visto la presenza di amministratori indagati per la vicenda ‘Mafia Capitale’.
Insomma, chi dice Esposizione Universale, dice rogne. Lo sanno bene gli espositori che, a Milano, guardano sconsolati i cluster chiusi, mentre i visitatori vanno altrove.

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