Rocco Petrone, la Tigre di Cape Canaveral

Petrone entrò alla Nasa nel 1960. L’anno dopo la Commissione Wiesner avrebbe suggerito al nuovo inquilino della Casa Bianca dell’opportunità di disseminare missili balistici nelle basi alleate per affermare il potere militare americano allineando le dottrine della sicurezza a quelle della propaganda. Sarebbe stata necessaria una redistribuzione di incarichi e risorse bilanciando opportunamente gli scopi e la spesa per un’affermazione così imponente. Al giovane militare fu dato incarico di partecipare ai programmi inerenti lo sviluppo del vettore Saturn V e le relative operazioni di lancio. Aveva 34 anni e una solida preparazione alle spalle. Gli bastarono sei anni per diventare direttore delle operazioni di lancio di Cape Canaveral, proprio quando stavano per cominciare le missioni del programma Apollo in quella corsa forsennata che doveva consegnare la Luna all’America entro la fine del decennio in corso. Così aveva promesso John Fitzgerald Kennedy allo stadio della Rice University di Houston il 12 ottobre 1962, solo 13 mesi prima della sua uccisione e così avvenne, per dimostrare tutta la potenza della grande federazione di Stati.

Si dice che Petrone fosse severo e rigoroso. Sicuramente la sua inflessibilità gli fece affibbiare il soprannome di “tigre di Cape Canaveral”. Non poteva essere altrimenti, per l’uomo che il 16 luglio 1969 comandò il count down dell’Apollo 11, la prima missione umana sulla Luna. La sua meticolosità era leggendaria ma anche l’impostazione scientifica che gli fece dirigere il programma lunare fino a quando nel 1972 il com. Gene Cernan, ne concluse le missioni. Renato Cantore nella sua biografia lo descriverà come «un uomo che non voleva passare alla storia». C’è molta retorica nella definizione. Petrone era un professionista. Per questo genere di persone sono le loro realizzazioni che devono vantare lustro e visibilità.

«Credo che il maggior merito dell’esplorazione spaziale sia stato quello di aver dato all’umanità un obiettivo comune, un motivo d’orgoglio e di esaltazione che non conosce frontiera». Petrone si espresse così in una delle sue rare interviste e pure un giorno spiegò semplicemente quanto la ricerca spaziale fosse necessaria all’umanità. Come l‘aeroplano e il telefono che se prima della loro invenzione non c’erano, dopo sono diventati oggetti indispensabili alla vita dell’uomo. Si potrebbero fare altri esempi e lui citò l’impresa di Cristoforo Colombo, che aveva completamente cambiato la geografia e la storia del mondo.

Rocco Petrone 2

Non si devono temere le grandi invenzioni se si è in grado di dominarle. Ma è pur vero che quando Rocco Petrone dirigeva i più importanti settori della Nasa, gli Stati Uniti erano in piena sfida con l’Unione Sovietica e dovevano affermare la propria aggressività nella guerra fredda. E’ anche certo che tutta la potenza sviluppata per lanciare i missili al di fuori dell’atmosfera terrestre – così come i tecnici che l’avevano saputa utilizzare – veniva dal mondo dei regimi totalitari che poi erano stati abbattuti proprio dagli Stati Uniti. Ma quella ormai è una realtà e non si poteva starne fuori. Così come anche oggi un Paese non può pensare di emarginarsi dalla ricerca scientifica e industriale se vuole restare all’interno di un sistema apicale.

Negli ultimi anni di vita, Petrone ricoprì incarichi di vertice alla Rockwell International, l’azienda aerospaziale prime contractor dello Space Shuttle e fu lui a sconsigliare la partenza del Challenger STS-51-L nel 1986 perché aveva compreso che le temperature notturne a cui era stata esposta la navetta ne avrebbero potuto danneggiare le protezioni termiche. Ma le sue parole rimasero inascoltate e il 28 gennaio lo shuttle finì in mare disintegrandosi dopo 73 secondi di volo, provocando la morte dell’intero equipaggio. Le indagini seguenti stabilirono che la causa fu un guasto a una guarnizione nel segmento inferiore di uno dei razzi a propellente solido. La rottura – dovuta sicuramente a stress termici – generò una fuoriuscita di fiamme che causarono un cedimento strutturale.

Il 24 agosto 2006 Rocco Petrone si è spento a Palos Verdes Estates, in California, dove si era ritirato a vita privata da qualche anno. Una grave patologia ha stroncato l’esistenza di uno scienziato con i piedi assai ancorati a terra, nonostante il suo bersaglio fosse in alto. Che sia stata la Luna o ancor più il pianeta Marte o le orbite basse importava veramente poco. Rocco doveva comunque portare a termine qualunque obiettivo si fosse prefisso.