mercoledì, Aprile 21

Robot … di emergenza

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Nel nostro futuro ci sono numerosi robot: è quanto sostiene la maggioranza degli esperti di tecnologia. Col progredire dell’intelligenza artificiale, dei sensori e dei materiali, i robot diventano sempre più abili ad affiancare o sostituire l’uomo in un gran numero di campi, ed è solo questione di tempo prima che vederli all’opera diventi un fatto comune anche al di fuori dell’industria meccanica, dove sono impiegati già da molto tempo.
L’Italia è uno dei Paesi all’avanguardia nella ricerca robotica, ed ha un parco di robot installati molto grande, specie in alcuni settori come quello dell’industria meccanica e manifatturiera, ma anche nei musei, dove sta entrando. Parte, perciò, una volta tanto, in una posizione di vantaggio rispetto a questa tecnologia emergente. Deve però fare attenzione a mantenerla, dato che il prossimo futuro vedrà una colossale evoluzione del settore.

È perciò molto importante che proprio in Italia, a Piombino, presso la centrale elettrica di Tor di Sale, si tenga euRathlon 2015 Grand Challenge, una competizione europea che vede i robot messi a punto da squadre di ricercatori europei sfidarsi per simulando operazioni in situazioni di emergenza.
Il consorzio euRathlon, che presiede alla manifestazione, è finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del Settimo Programma Quadro. Già decine di giovani, negli anni scorsi, si sono confrontati con le sfide proposte da euRathlon in workshop, seminari e gare a singolo dominio, come quella, dedicata ai robot terrestri, che si è tenuta a Berchtesgaden in Germania nel 2013, e quella per robot sottomarini organizzata nel 2014 dal Centro NATO per la Ricerca e la Sperimentazione Marittima (CMRE) della Spezia. Tuttavia la competizione di quest’anno, iniziata lo scorso 17 settembre e che terminerà oggi, è unica nel suo genere, in quanto prevede una sfida multi dominio, con robot di terra, aria e acqua che saranno chiamati a collaborare in uno scenario ispirato alla recente catastrofe di Fukushima. In particolare viene richiesto ai robot di cercare dei lavoratori dispersi in terra e in mare (rappresentati da manichini); ispezionare l’intera area del disastro e in particolare l’edificio che contiene la simulata Sala Macchine, la Torre del Sale, dove i robot dovranno capire come operare per fermare uno sversamento di materiale radioattivo in corso (simulato con marker colorati); e ispezionare una tubatura, individuare una falla e tamponarla, chiudendo delle valvole.

Alla competizione partecipano oltre 40 robot, e 150 ricercatori suddivisi in 18 squadre. Vengono proposte prove su singolo domino, e in combinata su due domini, nonché una sfida finale su tutti e tre i domini (terrestre, aereo e acquatico). Le squadre che non dispongono di robot su tutti i domini sono state accoppiate in modo da poter collaborare tra loro. Vinceranno i robot che nel più breve tempo possibile e con il maggior grado di autonomia riusciranno a portare a completare il più alto numero di compiti, a giudizio di una giuria di esperti proveniente da 21 paesi.

Nel corso della manifestazione si sono svolte anche dimostrazioni fuori concorso di alcuni dei robot più sofisticati attualmente esistenti. Martedì scorso la Scuola Sant’Anna di Pisa ha mostrato al pubblico gli automi del progetto di robotica di servizio Robot-Era, utili soprattutto per l’assistenza agli anziani. Mercoledì, invece, sono stati mostrati in azione due dei robot umanoidi per la ricerca e il salvataggio in situazioni di crisi che quest’anno a Los Angeles hanno partecipato alla competizione internazionale DARPA Robotics Challenge: WALK-MAN, l’unico robot italiano ed europeo partecipante, realizzato all’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova in collaborazione con il Centro Ricerche E. Piaggio di Pisa, e DRC-HUBO del KAIST, il robot sudcoreano risultato vincitore

A euRathlon 2015 partecipa una sola squadra italiana, l’UNIFI Team dell’Università di Firenze, composta da una ventina di persone, quasi tutti studenti o dottorandi. Utilizza un robot acquatico e uno aereo, e collabora con una squadra tedesca dotata, invece, di un robot terrestre. Abbiamo intervistato il leader della squadra, Francesco Fanelli, dottorando della Scuola di Ingegneria Industriale dell’Università di Firenze.

 

Francesco, puoi descrivere il robot con cui partecipate a Eurathlon 2015?

Quello interamente costruito da noi è il robot acquatico: progettazione, elettronica e software sono di nostra concezione, anche se naturalmente ci siamo appoggiati a ditte esterne per le parti in metallo. È stato concepito per la competizione del 2013, e quest’anno gli sono stati aggiunti dei sensori per permettergli di affrontare i nuovi compiti. È un robot compatto, del peso di una cinquantina di chili, quindi trasportabile facilmente da un paio di persone. È dotato di telecamere e sensori acustici, oltre che di un sensore di navigazione per potersi muovere in autonomia.

 

Le prove che dovete affrontare sono a sorpresa?

No, le prove sono documentate e sappiamo bene a cosa andiamo incontro. Gli scenari si ispirano a catastrofi realmente avvenute e quindi rientrano nell’ambito del possibile. Ci sono però molti fattori che contribuiscono all’imprevedibilità, per esempio le stesse condizioni meteorologiche: anche se il nostro robot è dotato di telecamere, in questi giorni la visibilità è stata molto scarsa e ha reso il riconoscimento visuale piuttosto difficile, se non avvicinandosi molto. Altri fattori casuali vengono creati dall’organizzazione, per esempio ostacoli da superare sul percorso del robot terrestre, oppure oggetti da recuperare all’interno di un’area delimitata ma di cui è sconosciuta la posizione esatta per il robot acquatico. Per i veicoli aerei il vento è un fattore molto importante, e ovviamente non noto in anticipo.

 

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