mercoledì, novembre 14

Robot: amico o nemico? field_506ffbaa4a8d4

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Lo studente chiede: “ Dai nostri studi risulta che una testa senza corpo non può vivere né pensare. E’ possibile per l’intelligenza artificiale vivere senza un corpo?”. Incalza un altro: “I programmi di intelligenza artificiale hanno superato quella dell’essere umano? Vi riusciranno?”  Altra domanda: “ Il pc rimpiazzerà l’intelligenza umana?”, infine: “La robotica rientrerà nei programmi scolastici e se sì, quando? “.  Con le loro domande, cui sono seguite brevi risposte,  si è chiuso  l’incontro dal titolo  dal titolo ‘Robot amico o nemico‘  tenutosi a Firenze, nell’Auditorium del Monte dei Paschi di Siena. Ma è proprio da qui che potrebbe  ricominciare subito, tanto la tematica è avvincente ma anche complessa e capace di suscitare meraviglia, stupore o preoccupazione, per la sua capacità di interagire sul piano socio culturale, etico, economico.  Del resto, l’iniziativa promossa dell’AIIA (Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale), con la partnership della rivista ‘Media Duemila‘ e il contributo dello stesso Istituto Bancario, è stata organizzata  proprio per fare il punto  sull’evoluzione della robotica, sulla sua presenza e influenza nella vita sociale, scientifica, economica, culturale e occupazionale,  sulla reale dimensione dei  problemi  che lo sviluppo  dell’intelligenza artificiale pone oggi. A tutti i  livelli.

Da quando, già nel ’56, la robotica cominciò a muovere i primi passi, di strada ne è stata percorsa assai e sembra inarrestabile. Lo si vede in tutti i campi, come hanno spiegato i molti esperti che hanno animato l’incontro fiorentino, al quale hanno preso parte gli studenti di tre istituti scolastici superiori mentre dal Salone dell’MPS di Siena e dall’Università di Cagliari erano collegati altri studenti e docenti.

Un forte chock lo si ebbe” ricordava Francesca Rossi, ordinario di Computer Scienze all’Università di Padova in collegamento da Harvard negli  Usa, nel ’97 quando l’intelligenza artificiale di Deep  Blue sconfisse in una memorabile partita a scacchi il russo Kasparov, per la sua capacità di leggere e prevedere   le mosse dell’ avversario, o quando, per restare sul terreno del gioco e del confronto con l’uomo, il noto programma Watson ha battuto in tv il concorrente rispondendo più velocemente a tutte le domande, o quando, nel gioco in voga adesso di Go, Alpha Go dimostra già una certa superiorità sull’uomo,  vincendo quattro gare su cinque. I risultati ottenuti in molti campi dell’attività umana, sono tali, lo sottolineava Roberto Saracco, Presidente e Director dell’European Institute for Innovation and Technology (EIT), da far pensare che l’intelligenza artificiale stia diventando sempre più naturale. E’ un fatto culturalmente acquisito, quasi naturale, che un aereo sia guidato per 9 decimi  del suo percorso da un programma (al pilota sono riservate le fasi di decollo e atterraggio), che l’aspirapolvere svolga in casa o in ufficio  le sue funzioni  con estrema cura facendo tutto da solo, che un pc possa inventarsi facce che non esistono attraverso  l’apprendimento dello stile di un artista  o il vissuto dei soggetti  che non sono fotografati dal vero ma ‘inventati’ dalla fantasia del programma. E  che dire delle auto in grado di guidarsi da sole, dotate dunque della capacità di vedere e prevedere, o   dell’impiego sempre più esteso della robotica in Medicina, sia in diagnostica che in chirurgia?

Infatti, il pc è programmato in modo tale che in una situazione d’emergenza può fornire immediatamente al medico che lo consulta risultati aggiornati sulla vasta pubblicistica o sul tipo di  interventi che riguardano il caso sottoposto alle sue cure o anche fornire la diagnosi richiesta.  Sono fatti, questi, entrati a far parte della nostra vita quotidiana.

Certo, il pc non può rimpiazzare il medico, ma certamente gli è d’aiuto. E qui si ha già una delle risposte ai tanti quesiti posti dal convegno: l’intelligenza artificiale non deve essere considerata  alternativa o nemica dell’uomo, al contrario si tratta di abituarsi all’idea di andare verso  sistemi ibridi di team uomo-macchina. Fissato  questo punto, altri interrogativi si pongono alla nostra attenzione. Esaminiamoli insieme a Piero Poccianti, vicepresidente dell’AIIA, promotore insieme a Maria Pia Rossignaud direttore di Media Duemila, del Convegno fiorentino.

Poccianti, quanto è diffuso il fenomeno legato all’ intervento dell’Intelligenza Artificiale nella nostra vita quotidiana?  

 Più di quanto si possa immaginare. Le suggestioni sulla ‘carica dei robot’, capaci di soppiantare l’uomo creatore e di asservirlo, appartenute al mondo della letteratura o della cinematografia, sono già una realtà. Una realtà che crea entusiasmo ma anche allarme. Ad esempio, la sua applicazione in campo sanitario si va sviluppando rapidamente, tanto che in Usa alcuni interventi chirurgici di minore entità, sono affidati  ai robot, e già si pensa alla sostituzione in alcuni casi della figura dell’anestesista.  Il programma Watson, ad esempio, è in grado di “ragionare” come un grande oncologo. E già si fanno esperimenti di assistenza agli ammalati terminali, con oggetti parlanti e attivi che sostituiscono l’infermiere.

Qualcosa del genere era stato anticipato nel film “ Io e Caterina” con Alberto Sordi…era il 1980, ricorda?

Certo, ma in questo caso  il robot che simula l’infermiera è dotato di pelle sintetica e le sue fattezze sono  realmente simili a quelle di una figura umana. Sempre in campo sanitario si pensa all’impiego dei robot per l’assistenza agli anziani e nei servizi di assistenza medica  telefonica. Chissà che non si arrivi anche a voler sostituire il medico di base! Lo sa che in alcuni ristoranti americani sono stati sostituiti i camerieri  con  robot in grado di prendere le ordinazioni e servire ai tavoli?

Ciò significa che bisogna abituarsi a convivere e a dialogare con i robot?

Nel 1956, data di nascita di questa disciplina John Mc Carthy, uno dei “pionieri” della I.A. disse che  lo scopo di questa nuova disciplina sarebbe stato quello di “far fare alle macchine delle cose che richiederebbero l’intelligenza se fossero fatte dagli uomini“. Ebbene,  oscillando  tra entusiasmo e disillusioni, questa disciplina ha fatto enormi passi in avanti, prima accolta da ironia e incredulità, ora capace di seminare allarme. E  oggi l’evoluzione di Internet con la possibilità di interconnettere cose e persone e l’evoluzione nel campo dell’intelligenza artificiale costituiscono due fenomeni sinergici destinati a cambiare radicalmente la società. Il che pone problemi sociali, etici ed economici, oltre che scientifici di cui dobbiamo occuparci. La mission di AIIA,  l’ Associazione  senza fini di lucro nata nell’88, è anche quella di  promuovere la conoscenza interdisciplinare,  studiare e far conoscere il fenomeno nella sua complessità, stimolando un approccio corretto  verso questa disciplina e i suoi effetti.

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