martedì, Dicembre 7

“Roberto Rossellini, mio padre”: il grande regista nel racconto del figlio Renzo Presentato al Teatro Niccolini di Firenze il libro-intervista di Gabriella Izzi Benedetti, ‘Oltre il Neorealismo’ che ripercorre la vita dell’autore di ‘Roma città aperta‘, il film che gridò al mondo che l’Italia non era stata solo fascista e pro-nazista, ma che l’antifascismo era stato trasversale nell’anima popolare italiana

0

«La mia estetica non è l’estetica del bello, ma l’estetica del giusto e di ciò che è utile alle  teste degli esseri umani per liberarli dalla retorica e dal banale». Sono parole con le quali Roberto Rossellini, considerato il padre del neorealismo cinematografico italiano, definisce il senso del proprio   impegno creativo. E’ il figlio Renzo, regista, produttore e scenografo. a ricordare le parole dell’amato  padre in occasione di un incontro che Firenze ha dedicato a questa straordinaria figura della cinematografia e della cultura mondiale. E che ritroviamo anche nel libro-intervista dal titolo ‘Oltre il neorealismo’ ( ed.Polistampa Firenze) realizzato da Gabriella Izzi Benedetti,  scrittrice, autrice di libro e saggi e membro del Comitato Scientifico del Centro Unesco di Firenze.

Presentato al Caffè Letterario Niccolini, presso  l’antico teatro ( il più antico della città, risalente al 1648), restituito a nuova vita dall’ editore Mauro Pagliai, nell’ambito del ciclo ‘Nicolitudini’ e introdotto da Antonio Pagliai e dal prof. Ugo Barlozzetti, in questo libro-intervista, Renzo Rossellini racconta tutto quel che ricorda e sa di suo padre, genitore  premuroso e regista instancabile, andando ben oltre il Neorealismo, che pure ebbe il merito di rilanciare la nostra cinematografia dopo i disastri della sciagurata guerra, restituendo dignità umana e morale all’immagine del nostro paese che cercava di voltare pagina, rimuovendo le macerie e le bassezze del passato.

Instancabile ricercatore e acuto indagatore delle pieghe della storia, Rossellini fu tra i primi a intuire l’importanza dei mezzi audiovisivi per la diffusione della conoscenza, in una visione democratica e interclassista in cui il piccolo schermo aveva un ruolo centrale. “Mio padre”, spiega Renzo, “ha tentato con le sue serie televisive come ‘L’età del ferro’ di aprire l’importante strada alla diffusione della conoscenza, contrapponendosi alla TV di quiz, varietà e rivista. L’esigenza didascalica è stata la spinta maggiore che lo ha portato verso la televisione, quella degli inizi, indirizzata al sapere e al miglioramento della società”.

 

Proprio il regista di ‘Roma città aperta’, del resto, aveva esplicitato in vita i suoi obiettivi, in particolare un’estetica del ‘giusto’ più che del ‘bello’, che potesse elevare lo spettatore liberandolo da tutto ciò che è retorico e banale. “La società e l’arte moderna hanno distrutto l’uomo. L’uomo non esiste più e la televisione aiuta a ritrovare l’uomo”, spiegava in un’intervista nell’epoca degli albori del tubo catodico.
Avvalendosi anche delle testimonianze di personaggi come Silvia D’Amico e Isabella Rossellini, il volume approfondisce, in equilibrio tra ricordi personali e storia collettiva, la personalità di questo straordinario personaggio, considerato il padre del Neorealismo e ancora oggi punto di riferimento per generazioni di cineasti.

Nel ripercorrere la storia della propria famiglia, di origine toscana e di ceto altoborghese, Renzo, figlio di Roberto e di Marcella De Marchis,  racconta le passioni del suo genitore negli anni giovanili: la passione per gli studi filosofici e eletterari, il cinema  ( suo padre aveva fondato il Barberini a Roma) le auto (partecipò anche alle Mille Miglia), e le donne, sulle quali esercitava un grande fascino. Nota la sua storia con l’attrice Assia Noris. Dal matrimonio con Marcella, nacquero Romano, nel ’37, e lui, Renzo, nel ’41.  La prematura scomparsa di Romano  (“un dolore eterno”), consolidò pur nella separazione, il sentimento fra i suoi genitori. Il loro è stato “un incontro tra due anime che si sono trovate e che hanno scoperto valori fondamentali l’uno nell’altra.” Di quegli anni giovanili, fatti di passione per il cinema, Renzo precisa che la frequentazione con Vittorio Mussolini, era dovuta alla collaborazione con la rivista ‘Cinema’, realizzata dal figlio del Duce, e alla quale “hanno collaborato  vari intellettuali come mio padre  e anche comunisti come i fratelli De Santis. Mio padre è sempre stato antifascista, anche nei lavori che ha realizzato durante il fascismo.” Una parola definitiva la spese, al riguardo, sua madre Marcella.

Roberto non fu mai considerato dai fascisti come uno di loro. Il fatto di non aver mai preso la tessera del partito unico gli ha sempre creato molti problemi e discriminazioni. Roberto  non è stato mai stipendiato dal regime, come lo erano, in pra- tica, altri uomini di cinema. Anzi, si è sempre dovuto barcamenare e ha sempredovuto lottare per ogni suo lavoro . Ma è alla nascita del cinema neorealista che  hacatturato l’attenzione del pubblico. E su questo punto  sia nel libro che nel racconto davanti al pubblico, Renzo non si è risparmiato, soffermandosi anche su momenti e aneddoti particolari.

Toccanti le pagine del libro-intervista  della  Izzi Benedetti e il ricordo, dal vivo, di Renzo Rossellini: “Nel 1945 – mi diceva  mio padre – quando con  Sergio Amidei ci siamo messi a scrivere il progetto di Roma città aperta, appena ti usciti dalla Seconda Guerra Mondiale e da una guerra civile, ci sentivamocome due sartine che dovevano rammendare un’Italia tutta lacerata e strappata. Anche decidere di mettere come protagonisti e martiri un partigiano e un parroco significava mostrare al mondo che l’Italia non era stata solo fascista e pro-nazista,ma che l’antifascismo era stato trasversale nell’anima popolare italiana, anche nei bambini e nelle donne“. Quanto ai personaggi questi erano nati da storie reali, come le retate dei tedeschi, la Resistenza delle donne, le fughe sui tetti, come  la storia di Teresa Gullace, la popolana Pina interpretata magistralmente dalla Magnani, e don Morosini (don Piero Pellegrini nel film) a cui dà il volto Aldo Fabrizi, alla sua prima interpretazione di un personaggio drammatico. Don Morosini fu ucciso dainazisti per il suo appoggio alla Resistenza. “I veri finanziatori furono tutti loro, mio padre e la troupe che lavorarono senza compenso, impegnarono tutto l’impegnabile, soprattutto gioielli, al Monte di Pietà per comprare la pellicola. I fratelli Genesi di Tecnostampa stampavano e sviluppavano a credito. Fu una impresa temeraria. Il film si sa non fu bene accolto della critica, e Rossellini più di una volta ne pianse, ma dopo il successo clamoroso  in Francia e negli Stati Uniti “ la critica lo osannò “diventando uno spartiacque che ha cambiato la storia del cinema”.

Quel film è indicato convenzionalmente come il Manifesto  del cinema neorealista,  in realtà  non vi fu alcun manifesto, quindi nessuna rivendicazione  da parte di nessuno. C’è chi dice che fu Visconti con Ossessione, che Renzo ricorda spesso davanti al caminetto a parlare col padre,  chi Rossellini con La nave bianca, chi De  Sica, con Sciuscià. Certamente senza Visconti, Rossellini, De Sica, Lizzani, De Santis  le cose sarebbero andate diversamente o senza quella genialità che ha reso il Neorealismo un fenomeno d’interesse globale. Toccante anche il suo  ricordo  di Roberto come padre e del suo insegnamento: “Renzo, ricordati, nella vita, tra prepotenti e loro vittime, schierati sempre al lato del più debole”.

Come lo definirei? “Difficile definirlo. Alcune sue frasi sono indicative: L’unico mestiere che, quotidianamente, cerco di imparare,  è il mestiere d’uomo. E l’altra:l’unica nostalgia che ho è per il futuro. Pur parlando del passato” – chiosa Renzo – “non ne viveva la dimensione nostalgica, determinato com’era ad andare avanti.  Il libro-intervista, oltreché dell’impegno  intellettuale di fronte alle vicende della storia, tratta anche il tema degli affetti”.

Roberto Rossellini ha avuto ben tre famiglie, tutte di etnia diversa: c’è il ramo italiano con  il figlio Renzo, padre di Alessandro autore di un documentario dal titolo ‘The Rossellinians’. Il film è incentrato sull’influenza che ha il grande cineasta ha esercitato sulla sua famiglia, dove, chi più chi meno, ognuno parla senza riserve dei propri rapporti con il patriarca. C’è il ramo svedese con i figli avuti con Ingrid Bergman, Roberto jr e le gemelle Isotta e Isabella; e il ramo indiano, creato con la sceneggiatrice Sonali DasGupta, a cui appartengono Gil (figlio adottato da Roberto e morto nel 2008) e Raffaella, che si è ribattezzata Nur dopo la conversione all’Islam.

Dell’amore per e di Ingrid Bergman, Renzo Rossellini sottolinea le doti  della celebre star. “Quando mio padre la sposò, lei ebbe  la capacità di tenere unita la famiglia,  stabilendo un ottimo rapporto con mia madre e facendo crescere i suoi figli, mio fratello e le mie sorelle nel rispetto del fratello maggiore che ero io, creando anche un dialogo vero con mia madre”. Da parte sua Isabella Rossellini nell’ autobiografia il ricordo della madre quando fu folgorata dal film Roma città aperta e dalla conseguente attrazione per Roberto.  «La visione di Roma città aperta e le conseguenze che ne derivarono è stato l’evento più importante della miavita… Il realismo e la  semplicità di Roma città aperta mi hanno sconvolto. Nessuno sembrava un attore, nessuno parlava come un attore, c’erano oscurità eombre, non si riusciva a vedere tutto, pro prio come accade nella vita, né si riusciva a sentire tutto il dialogo. Era come se avessero tolto le pareti delle case, per mettendo di guardare all’interno delle stanze. Ma era più che guardare, eracome essere lì, coinvolti in ciò che stava accadendo al punto da versare lacrime e sangue assieme a quei personaggi».

Isabella, divenuta una delle attrici più famose al mondo,  una sorella gemella, Isotta, che invece ha scelto di fare l’insegnante. Il libro tocca tanti altri aspetti della vita di Roberto Rossellini e di Renzo, ma al momento fermiamoci qui per non togliere il gusto della lettura di questa preziosa testimonianza. A quarantaquattro anni dalla scomparsa del grande regista italiano, padre del Neorealismo cinematografico questo libro, così denso di ricordi del figlio Renzo, è un contributo prezioso alla conoscenza di un aspetto fondamentale della cultura cinematografica del mondo e della storia democratica e antifascista del nostro Paese.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->