lunedì, Aprile 19

Robert Redford: retrospettiva sul grande attore americano La vita e la carriera di uno dei più grandi attori americani, una leggenda vivente del cinema di Hollywood

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«La vita è quello che ti capita mentre stai facendo altri piani»: questa frase di John Lennon sembra cucita alla perfezione sulla vita e la carriera di Robert Redford, uno dei più grandi attori americani, leggenda vivente del cinema, capace di dar vita a personaggi indimenticabili in film altrettanto meravigliosi.

E dire che l’attore non lo voleva nemmeno fare: quando inizia a prendere lezioni di recitazione, Robert dipinge, disegna, studia i capolavori degli artisti europei. Vuole diventare scenografo. Nato in California, figlio di un contabile di origini irlandesi e di una casalinga, Robert ha l’arte in testa, ma gioca anche a baseball, all’Università del Colorado, dove entra proprio per meriti sportivi: come atleta ha difficoltà a mantenere la barra dritta, la disciplina non fa per lui. Dopo aver visitato Parigi e Firenze, torna negli States, studia arti sceniche e va a New York per cercare lavoro nei teatri.

Qui Redford varca la sliding door che cambierà la sua vita: su consiglio di un’amica, inizia a studiare recitazione all’Accademia di Arti Drammatiche e scopre di aver talento, tanto talento. La sua bellezza fa il resto, così arrivano le prime proposte: nel 1959 ha un ruolo in ‘Tall Story’, commedia romantica, a cui seguono ruoli sempre più importanti, a teatro e in tv. Recita, tra le altre, nella serie western ‘The Deputy’, in ‘Perry Mason’, nella famosa ‘Ai confini della realtà’.

Il cinema è il logico, inevitabile passo successivo. Nel 1965 vince il Golden Globe per la miglior promessa maschile per il suo ruolo in ‘Lo strano mondo di Daisy Clover’, nel 1967 recita in ‘A piedi nudi nel parco’, film ispirato da una commedia di Neil Simon. La sua stella comincia a rilucere, ma è negli anni ‘70 che comincia a brillare alta nel cielo. Interpreta, fantasticamente, il pistolero nobile Sundance Kid in ‘Butch Cassidy’, western del 1969. Seguono ‘Lo spavaldo’, nel 1970, ‘Corvo rosso non avrai il mio scalpo’, nel 1972, ‘Come eravamo’, nel 1973.

Nel 1973, esce anche uno dei film più famosi e belli del mondo del cinema: La Stangata. Redford si ritrova per la seconda volta dopo Butch Cassidy fianco a fianco con Paul Newman. La pellicola, che come tanti altri film nella storia del cinema tratta di gioco, abilità e fortuna, è considerato un capolavoro e, tra quelli in cui ha avuto un ruolo, il film preferito dallo stesso Redford: «Se proprio devo scegliere un film, propendo per ‘La Stangata’, uno dei più bei film mai girati per merito di George Roy Hill, il regista» ha detto durante un’intervista comparsa su Io Donna in occasione dell’uscita di ‘The Old Man & The Gun’, l’ultimo da attore della star californiana.

Dopo La stangata, Redford ha recitato in diverse pietre miliari del cinema americano – e mondiale in generale, tra cui ‘Il grande Gatbsy’, ‘I tre giorni del Condor’, ‘Tutti gli uomini del presidente’: un capolavoro dietro l’altro che consacrano la bravura e la versatilità di Robert Redford. Tutti gli uomini del presidente, ad esempio, divenne un caso ed è l’archetipo dei film sul giornalismo arrivati dopo: racconta con rara abilità narrativa lo scandalo Nixon visto da parte dei giornalisti che fecero l’inchiesta.

Se gli anni ‘70 sono stati anni fecondi, gli anni successivi non sono stati da meno: Robert Redford recita in altri film di successo come ‘La mia Africa’ (con Meryl Streep), ‘Spy Game’, ‘Havana’, ‘I signori della truffa’. Tuttavia, nonostante la pletora di film di successo, a Redford manca un tassello per completare la sua carriera: l’Oscar. Ci va vicino con ‘La Stangata’, grazie al quale vince un David di Donatello, ma la prima statuetta la vince come regista con ‘Gente comune. Di lì in poi, Redford continuerà sia a recitare che a dirigere: una delle sue frasi più famose a riguardo è «Da regista non mi vorrei come attore, da attore non mi vorrei come regista».

Sebbene ben inserito nei meccanismi di Hollywood, Redford è stato sempre attento alle tematiche sociali: ambientalista sin da giovanissimo, sostenitore di Gloria Steinem, giornalista e attivista femminista, negli anni ‘80 ha creato il Sundance Film Festival, il più importante festival di cinema indipendente al mondo, nato con l’obiettivo di portare alla ribalta giovani registi talentuosi e film impegnati su temi difficili, finalità che condivide con altri festival come quello di Locarno.
L’Oscar alla carriera, arrivato (finalmente) nel 2002, è il coronamento di una carriera sfavillante, un percorso professionale, e di vita, che pochi altri attori possono vantare.

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