mercoledì, Ottobre 27

Rivolta palestinese: vogliono la Terza Intifada?

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Gaza – La spirale di attacchi tra i soldati israeliani e i giovani palestinesi prende sempre più terreno e aumenta d’intensità di giorno in giorno mentre gli attentati isolati contro i coloni si moltiplicano e la repressione delle forze d’occupazione israeliane e dei coloni raddoppia la propria ferocia.

Questo nuovo aumento della tensione ha raggiunto l’apice giovedì primo ottobre, quando i palestinesi hanno fatto fuoco su un mezzo che trasportava una famiglia di coloni israeliani uccidendo sul colpo i genitori davanti agli occhi dei quattro figli; il fatto è successo nel nord della Cisgiordania occupata, vicino a Nablus. Un’operazione questa, di cui è stato accusato il movimento Hamas, che avrebbe agito in risposta all’assassinio di un giovane palestinese non udente; il ragazzo sarebbe stato ucciso qualche giorno prima dall’esercito israeliano che avrebbe crivellato di colpi la sua auto nello stesso punto della stessa strada. All’improvviso, gli appelli dei coloni alla vendetta si sono moltiplicati, con decine di loro che, passando dalle parole ai fatti, hanno iniziato a saccheggiare, attaccando case, negozi e beni palestinesi.

In base al centro Al Ahrar per gli studi sui detenuti e i diritti umani, in questi ultimi giorni, i coloni avrebbero portato a termine decine di aggressioni contro i palestinesi, saccheggiando e incendiando i loro veicoli, le loro case, centinaia di alberi da frutto e decine di ettari di terreni agricoli. L’organizzazione, nel proprio rapporto, sottolinea come queste offensive siano state portate a termine sotto lo sguardo complice dei soldati israeliani. Queste aggressioni si verificano dopo il supplizio di una famiglia palestinese, tra cui anche un bimbo di pochi mesi, bruciata viva lo scorso luglio all’entrata di Kafr Douma, vicino a Nablus. Secondo i responsabili dei servizi di sicurezza palestinesi, quattro coloni che farebbero parte di un gruppo estremista chiamato ‘Il prezzo da pagare’ avrebbero messo a ferro e fuoco la loro casa. Questo crimine non è stato punito, fatto per nulla nuovo. Da vari anni, i coloni estremisti e gli attivisti dell’estrema destra, guidati dallo stesso slogan ‘il prezzo da pagare’, si dedicano ad aggressioni e atti di vandalismo contro i palestinesi, gli arabi israeliani e i luoghi di culto musulmani e cristiani. Se nel passato si agiva nell’ombra per paura di ricevere sanzioni, dalla presa di potere dell’estrema destra e fino a oggi lo si fa alla luce del giorno totalmente impuniti.

Fonti e testimoni palestinesi affermano che vari tentati omicidi in cui le vittime sarebbero i coloni sarebbero in realtà un’invenzione di questi ultimi. Il caso di Fadi Aloun, un giovane palestinese di Gerusalemme Est abbattuto davanti alle telecamere dalla polizia per aver cercato di pugnalare un colono ha avuto ampio spazio sulle reti sociali ma, secondo il padre, i coloni inventano pretesti per uccidere palestinesi. “I video della scena mostrano un gruppo di coloni che inseguono mio figlio mentre lui cerca di raggiungere una macchina della polizia israeliana per ottenere protezione, ma la polizia lo abbatte”, ha affermato il padre, che ha giurato che la versione dei fatti israeliana è falsa.

Lontano dal calmare gli animi, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha presentato come al solito una risposta puramente mirata alla sicurezza pubblica, promettendo «un’offensiva forte contro il terrorismo palestinese». In un discorso diffuso dai mezzi di comunicazione ha affermato di dare tutta la libertà d’azione alla polizia, a cui non porrebbe alcun limite. È questo un messaggio chiaro che invita a usare tutti i mezzi repressivi contro i manifestanti palestinesi, ripetendo così le consegne di qualche giorno fa, quando aveva suggerito alle proprie forze di usare munizioni reali contro chi lancia le pietre. Una linea dura che gli osservatori spiegano con le pressioni a cui sarebbe sottoposto. Le pressioni provengono dai membri del governo, uno di quelli più di destra della storia di Israele, che criticano apertamente la sua inefficienza, ma anche dai coloni che, manifestazione dopo manifestazione, richiedono più repressione e un’occupazione più forte.

Dopo una riunione del mini gabinetto di sicurezza con i responsabili dell’ordine pubblico, Netanyahu ha decretato lo stato d’urgenza, ha deciso di rafforzare la presenza della polizia, ha ordinato come d’abitudine di distruggere le case degli autori degli attentati, ha annunciato l’intensificarsi delle detenzioni amministrative e ha proibito l’accesso alla Spianata delle Moschee. Queste misure hanno richiesto lo spiegamento di quattro battaglioni permettendo una moltiplicazione delle pattuglie e varie incursioni nelle residenze della Cisgiordania.

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