lunedì, Giugno 21

Ritorna l’attivismo delle Regioni a Bruxelles? Il consiglio del Veneto discuterà una Risoluzione in merito alle sanzioni contro la Russia

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di Camilla Doninelli e Daniela Rubino

Più di tre miliardi di euro di export andato in fumo. Questo il risultato della guerra commerciale/diplomatica tra Russia e Unione Europea. Nel 2013 la Russia era l’ottavo Paese per destinazione dell’export italiano, nel 2015 è diventata la tredicesima destinazione. Dal marzo 2014 l’Unione ha gradualmente imposto una serie di misure restrittive in risposta all’annessione della Crimea e alla politica russa in Ucraina. Lo sanno bene, rimanendo nei confini nostrani, la Lombardia, l’Emilia Romagna e il Veneto. Proprio quest’ultimo, «sta lavorando per mettersi alla testata di un gruppo di pressione, per ora composto da Baviera e Francia, che vorrà convincere Bruxelles a non rinnovare le sanzioni contro la Russia» e il prossimo martedì 17 maggio il Consiglio regionale veneto discuterà una Risoluzione perché «la Regione del Veneto», ovvero il Governo regionale, «promuova la costituzione di un comitato contro le sanzioni alla Federazione russa, per il riconoscimento del diritto di autodeterminazione della Crimea e per la difesa delle nostre produzioni».

La mossa del Veneto è chiara: così non si va avanti, e se non ci pensa il Governo nazionale, ci pensano loro, da soli. La domanda che si pone, a questo punto, è: l’attivismo in politica estera del Veneto è un ‘caso’ isolato, espressione dell’anima leghista propria della Regione? in linea con la politica del Governatore Luca Zaia che vede ‘il Veneto prima di tutto’, quindi anche contro le decisioni nazionali e dell’Europa; oppure è solo la punta di un iceberg e le Regioni stanno ambendo ad appropriarsi di una competenza che la Costituzione riserva al Governo e al Parlamento nazionale? Quanto l’attivismo politico delle singole Regioni si profila come un innalzamento dello standing glocal della politica delle Regioni e quanto, invece, rischia di creare l’ennesimo scontro istituzionale tra poteri dello Stato unitario? Un vampata in questa direzione si era avuto dal 2000 al 2010 circa, quando in Italia fiorì quella che venne definita la ‘politica delle cozze’, con tutte le Regioni o quasi (dal Veneto, al Lazio, alla Sicilia) impegnate a investire milioni di euro in sedi all’estero, da Bruxelles a New York, tanto che nel 2011 si arrivò a contare circa 200 sedi di Regioni sparse nel mondo, il tutto con costi annuali di fior di miliardi. Poi è arrivata la crisi, i tagli di bilancio, le beghe interne distolsero le Regioni dalle ‘velleità’ di politica estera.

Bruxelles è una foresta intricata, piena di trabocchetti, le Regioniper benenon si avventurano da sole. Ci vanno solo accompagnate dal ‘guardiacaccia’, ossia dal rappresentante dell’Italia presso l’Unione Europea”. Chi parla è Rocco Buttiglione, Ministro per le politiche Comunitarie dal 2001 al 2005, quando il Premier era Silvio Berlusconi, per nulla convinto dell’attivismo delle Regioni in politica estera. “Sconsiglio vivamente dall’andarci da sole perché rischiano di subire danni gravi e di conseguenza fare danni gravi alla politica nazionale. La presenza delle Regioni ben coordinata tra di loro e con il Governo è utile; invece l’idea che vadano da sole è veramente fuori luogo”.

Gli interessi in ballo sono molti e concreti, l’idea di ‘sganciarsi’ e fare azione di lobbing in maniera diretta sui poteri di Bruxelles potrebbe essere controproducente, secondo l’ex Ministro. L’articolo 117 della Costituzione prevede che «la Regione può concludere accordi con Stati e intese con enti territoriali interni ad altro Stato, nei casi e con le forme disciplinati da leggi dello Stato». Diverso dall’intervenire a gamba tesa su tematiche quali il riconoscimento di un Stato o la deliberazione o meno di sanzioni.

Abbiamo ben presente perché sono state messe queste sanzioni?“, prosegue Buttiglione, “Siamo stati sull’orlo di una guerra per l’Ucraina, la Russia ha occupato la Crimea, dopodiché ha incitato una rivolta nel bacino del Don, con la creazione di una Repubblica separatista. Alcuni Paesi al confine con la Russia si sono sentiti minacciati drammaticamente, hanno visto la possibilità di essere invasi e hanno una risposta forte da parte dell’Unione Europea. Hanno chiesto la guerra, hanno chiesto che mandassimo armi pesanti all’Ucraina per riconquistare il bacino del Don. A questo punto sono entrate in vigore le sanzioni. Hanno bloccato la Russia e l’hanno portata a sottoscrivere gli accordi di Minsk. Si sta trattando per arrivare ad una pace definitiva”. Quindi, secondo l’ex Ministro, “iniziative sconsiderate, rischiano di indebolire il fronte della nostra trattativa. Noi abbiamo tutto l’interesse a togliere questo tipo di sanzioni, ma per fare questo abbiamo bisogno che la Russia smetta di portare avanti la politica minacciosa e di aggressione nel Donbass e contro l’Ucraina”.

«Si deve implementare l’accordo di Minsk e procedere con grande determinazione nel farlo: ci sono tutte le condizioni per arrivare a un completo disgelo dei rapporti. Non sarà semplice ma l’Italia va in questa direzione. Spero che si possa chiudere la fase sanzionatoria al più presto, coerentemente con l’implementazione di Minsk». Queste sono le parole di Matteo Renzi in vista  del prossimo vertice con Vladimir Putin in programma per il 18 giugno a San Pietroburgo. Certo è che «La Russia deve rispettare i principi di indipendenza e sovranità dell’Ucraina e all’area orientale dell’Ucraina deve essere garantita quell’autonomia che è alla base di Minsk», ha sottolineato.

Secondo Rocco Buttiglione, quindi, la Russiasta per cedere perché le sanzioni sono servite. Con queste è arrivato il crollo del prezzo del petrolio. Dare alla Russia (con queste azioni) l’impressione che gli occidentali non riescono a reggere uni fronte comune è un’idea pessima. Il caso tipico della ragazzina saccente che va nel bosco pensando che i lupi sono buoni e finisce mangiata”. La tempistica è tutto. “E’ bene toglierle quando è possibile. Non si deve indebolire la posizione del proprio Governo quando questo è impegnato con gli altri Stati europei in un difficile braccio di ferro. Bisogna parlare con il proprio Governo ed esporre le problematiche, nel caso specifico che le sanzioni sono pesanti da sopportare, in particolare modo a livello economico. Andare da soli, a mio parere, è una follia, non dà nessun risultato. Solo titoloni sui giornali, a danno della gente”.

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