domenica, Settembre 19

Rispettare il territorio italiano Il monito della Chiesa contro i progetti di sfruttamento petrolifero. Dura critica al Governo Renzi

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territorio italiano

Rispettare il territorio italiano è divenuta nel tempo un’evidente urgenza per tutelare l’ambiente. Da troppi anni si è pensato soltanto alla cementificazione, mentre il territorio italiano rischia costantemente dissesti idrogeologici e stravolgimenti ambientali. C’è il forte rischio di compromettere seriamente il patrimonio ambientale italiano. La custodia e la salvaguardia del territorio italiano non sembrano essere una priorità del Governo guidato da Matteo Renzi. Se l’Europa chiede di ridurre le emissioni di CO2 e di contenere il consumo del suolo per evitare ulteriori cementificazioni a danno dell’ambiente, il Governo italiano mostra scarsa attenzione alle raccomandazioni espresse dall’Unione europea. Ma i dissensi nel dibattito politico della società italiana aumentano costantemente.

C’è la voce della Chiesa contro questa politica troppo allegra e poco lungimirante verso l’ambiente. Il grido d’allarme per fermare gli scempi compiuti ai danni dell’ambiente giunge in modo forte e deciso dai vescovi, per difendere il patrimonio italiano e per salvare le bellezze del Paese. Non è certamente la prima volta che la Chiesa prende posizione sulle realtà ambientali, per sensibilizzare la popolazione verso una maggiore tutela dell’ecosistema.

«I vescovi di Abruzzo e Molise scendono in campo contro i progetti di sfruttamento petrolifero del mare Adriatico e di vaste aree dell’entroterra», si legge in un nota dell’Agenzia di stampa ‘Adista‘, «portati avanti da alcune multinazionali britanniche che, dopo essere stati congelati per la dura opposizione delle popolazioni locali (oltre 40 mila abruzzesi manifestarono in piazza a Pescara nell’aprile del 2013), ricevono il via libera grazie al decreto ‘Sblocca Italia’ del Governo Renzi. Si tratta dei programmi ‘Ombrina mare’, ‘Ombrina 2’‘Elsa’ e ‘Rospo mare’ i quali prevedono una serie di trivellazioni sia nel mare a ridosso della costa, sia nell’interno delle due regioni per sfruttare giacimenti petroliferi sulla cui consistenza e qualità ci sono diversi dubbi. Per fare un unico esempio, con il progetto ‘Ombrina mare’ dovrebbe sorgere a sei chilometri dalla costa – in un’area che il Parlamento italiano nel lontano 2001 individuò come possibile parco nazionale marino – una piattaforma con base 35 per 24 metri, e un altezza di oltre 43 metri sul livello del mare, l’equivalente di un palazzo di 14-15 piani, collegata a 4-6 pozzi che dovrebbero essere perforati in un periodo di avvio del progetto della durata di 6-9 mesi. Solo in questa fase, denunciano Legambiente e WWF, verrebbero prodotte oltre 14 mila tonnellate di rifiuti, soprattutto fanghi di perforazione. A sua volta la piattaforma sarà collegata a una gigantesca nave (320 metri di lunghezza per 33 di larghezza e 54 metri di altezza massima) riadattata per diventare una vera e propria raffineria galleggiante, ancorata a 10 chilometri di distanza dalla costa».

I toni della denuncia dei vescovi di Abruzzo e Molise sono preoccupati e severi nei confronti di una vera e propria deriva ambientale, relativa a quella porzione naturale delle località della regione.

«Ampi territori a vocazione turistica, agricola, vitivinicola», si legge nella nota dell’Agenzia stampa ‘Adista‘, «saranno definitivamente snaturati da questa deriva fossile nonostante in altre regioni, come la Basilicata, interessate da queste estrazioni, non si siano constatati i promessi miglioramenti nell’economia, né nell’occupazione».

La determinazione verso una costante tutela dell’ambiente è un aspetto alla base della cultura filosofica della Chiesa cattolica. L’ambiente oppure la natura, nell’ottica della fede cristiana, è parte del creato, per cui l’uomo, il quale è una creatura di Dio, ha una responsabilità particolare. Il forte e deciso impegno per l’uomo nelle sue dimensioni significa maturare un’attenta riflessione sul suo rapporto con l’ambiente, al fine di correggere tutte le distorsioni e tutte le conseguenze negative dello sfruttamento operato ai danni della terra. L’attenzione a questi aspetti dell’impegno umano che dagli anni Sessanta del secolo scorso, in concomitanza con diverse sciagure ecologiche, si è imposto in maniera sempre più crescente, è un fatto relativamente recente nello sviluppo del pensiero etico dell’umanità. La Chiesa cattolica ha accompagnato questo sviluppo fin dai suoi inizi, come appare evidente dalle diverse prese di posizione della Santa Sede.

La tutela e la custodia del creato include inesorabilmente quella dell’ambiente, costituendo una sfida per l’umanità. E’ il dovere comune e universale di rispettare un bene collettivo, destinato a tutti“, commenta Elena Iannaccone del Movimento Irpino per il Bene Comune, “con una responsabilità che deve maturare in base alla globalità della presente crisi ecologica. Tutti hanno il compito di prevenire e promuovere concretizzando valide soluzioni. E’ necessario passare dalla denuncia alla proposta, dall’indignazione all’impegno, guardando a quei semi di bene su cui investire per puntare con grande impegno sull’educazione delle coscienze di ragazzi, uomini e donne. E’ fondamentale educare a stili di vita capaci di custodire e coltivare il futuro di questa terra, perché non può ammalarsi e non può spezzare vite umane. Il degrado esterno manifesta la corruzione interiore del cuore e dei valori fondativi della vita. Le ferite della terra sono la manifestazione di un malessere più profondo che va curato e combattuto, se non addirittura estirpato“.

E’ molto sentita la necessità di tutelare l’ambiente poiché il patrimonio artistico e storico italiano deve essere rivalutato, per una migliore fruizione delle diverse località del Paese. Valorizzare l’ambiente significa rispettare il patrimonio culturale italiano compresi i suoi territori, con le differenti peculiarità distintive.

Siamo nati e cresciuti con l’idea e la convinzione di poter dominare il mondo, sempre pronti a realizzare strutture che invadono la natura per costruire, oltre al limite, le nostre sicure abitazioni. Le condizioni meteorologiche e le variazioni climatiche“, dichiara Daniel Stimpfl, Presidente dell’Associazione di promozione sociale BunkerAndMore, impegnata nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio storico, artistico, ambientale e naturale, “non sono che una causa marginale del dissesto idrogeologico. L’uomo può facilmente innescare questi cambiamenti naturali eccedendo con il consumo del suolo, con la cementificazione e con la deforestazione, talvolta piangendo sulle conseguenze geologiche direttamente prodotte. Prevedere e prevenire consiste nell’ eseguire attività dirette allo studio e alla determinazione delle cause dei fenomeni calamitosi, alla identificazione dei rischi e alla individuazione delle zone del territorio soggette ai rischi stessi. La prevenzione consiste nelle attività volte ad evitare o a ridurre al minimo la possibilità che si verifichino danni conseguenti agli eventi, anche sulla base delle conoscenze acquisite per effetto delle attività di previsione. Nell’Italia è stimato che basterebbero 4.1 miliardi di Euro (0.20% del debito pubblico italiano) per mettere in sicurezza il Paese, con un’adeguata pianificazione che gestisca la fase di intervento e stabilisca i piani di manutenzione che evitino disastri idrogeologici“.

 

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