sabato, Ottobre 16

Risparmi e qualche posto di lavoro field_506ffb1d3dbe2

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Carlo Cottarelli

Si torna a parlare di società partecipate, il Commissario Straordinario alla Spending Review, Carlo Cottarelli, ha annunciato oggi, durante un briefing con la stampa, che si punta a una riduzione da 8000 a 1000 in 3/4 anni per un risparmio di 2-3 miliardi.
Secondo Cottarelli già nel 2015 si possono ipotizzare «risparmi per mezzo miliardo di euro se non qualcosa di più e lo stesso vale per il numero di partecipate», che potrebbero arrivare «nel primo anno a essere ridotte di 2000» unità, quindi «passare da 8000 a 6000 nel primo anno se ci si muove con tutte le energie in campo».
Secondo la banca dati del Mef  (Ministero dell’Economia e delle Finanze) al 31 dicembre 2012 le partecipate locali erano erano 7.726  ma «il numero reale è incerto: alcune banche dati parlano di 10mila partecipate e certamente, sommando quelle dirette e quelle indirette, sono più di 10mila». Di queste, ha ricordato Cottarelli, solo il «20% è interamente di proprietà pubblica», mentre «più della metà sono a maggioranza privata».
Partecipate, è bene ricordarlo, spesso in perdita, se è vero che nel 2012 hanno riportato 1,2 miliardi di perdite di esercizio palesi, i costi naturalmente sono a carico dei cittadini perché spiega Cottarelli «viene pagata dai cittadini perché spesso se fossero più efficienti le tariffe di alcuni servizi sarebbero più basse».

Il piano proposto da Cottarelli prevede 4 aree d’intervento: «incentivi all’efficientamento delle partecipate, agendo soprattutto sui rendimenti standard; servizi pubblici locali a rete favorendo le aggregazioni; agire sui costi standard del Trasporto pubblico locale; interventi su singole partecipate con perdite elevate».
Il programma mira a «semplificare la normativa sulle partecipate, migliorare le informazioni delle banche dati e dare informazioni facilmente interpretabili».
Su un complessivo di risparmi attesi di 2-3 miliardi in 3-4 anni, ha ricordato Cottarelli, «300 milioni di risparmi sono attesi dai tagli agli stipendi degli amministratori mentre il risparmio più grosso, difficile da valutare ma approssimativamente di 350 milioni di euro, è atteso dal pagamento di servizi che possono essere acquistati a un costo più basso».

Giornata all’insegna delle precisazioni, la portavoce della Cancelliera Angela Merkel  ha smentito le ricostruzioni di ‘Der Spiegel‘ sulla telefonata dei giorni scorsi tra il Presidente della Bce Mario Draghi e la Cancelliera «non hanno nulla a che fare con i fatti e con la realta», niente lamentele, quindi, dalla Merkel su una marcia indietro del Presidente della Bce Draghi delle posizioni sul rigore dei conti pubblici e sulla flessibilità.

Sempre oggi si è svolto  l’incontro bilaterale tra Draghi e François Hollande, note ufficiali ancora non sono uscite ma fonti Presidenziali affermato che «Siamo molto rassicurati dalla volontà di Mario Draghi di agire insieme a livello europeo. Draghi è in sintonia con Hollande sulla necessità di ‘ripristinare la fiducia’ negli Stati rispetto alla loro capacità di contribuire a contrastare la crisi».

Ma nonostante incontri e smentite non arrivano segnali incoraggianti dall’economia europea.

L’ufficio Federale di statistica tedesco conferma, infatti, che il Pil della Germania nel secondo trimestre è calato dello 0,2%, meglio  le esportazioni  che vedono un rialzo dello 0,9% mentre segnano un crollo vero e proprio gli investimenti con un -2,3%, problemi anche nel settore delle costruzioni poi, dove si registra una flessione del 4,2%, i conti pubblici tedeschi hanno registrato nel primo semestre un surplus di 16,1 miliardi pari all’1,1 per cento del prodotto interno lordo. Si tratta, secondo l’ufficio di statistica, del livello il più alto dal 2000.

Non sono rassicuranti le affermazioni del  Ministro dell’Economia tedesco Wolfgang Schaeuble, secondo il quale «Ci attende un peggioramento della situazione economica, dovuto in gran parte al momento difficile in campo geopolitico, l’Eurozona non ha ancora superato il momento peggiore,deve attuare riforme strutturali e sostenibili», dare il via a maggiori investimenti, oltre che attuare le regole così come sono state scritte e su cui si è trovato un accordo.

Se la Germania non ride dal Brasile arrivano lacrime amare, il Paese è, infatti, entrato in una fase di  ‘recessione tecnica‘. Secondo i dati Ibge, il Paese ha registrato una contrazione del PIL pari allo 0,2 per cento nel primo trimestre dell’anno e dello 0,6 per cento nel secondo, rispetto ai periodi precedenti.

Timidi segnali di miglioramento, in Italia, per quanto riguarda le assunzioni previste dalle imprese per il 2014, è quanto emerge dall’analisi della banca dati Excelsior di Unioncamere. Si stima, infatti, una crescita nell’offerta di 386mila posti, la mappa provinciale naturalmente non si presenta in modo omogeneo, accanto alle Province del nord Bolzano e Trento (ma anche Veneto ed Emilia) che presentano dati positivi, in Molise, Basilicata, Calabria e Sardegna i risultati non sono incoraggianti.
Per quanto riguarda i numeri assoluti dal confronto con l’anno precedente Milano, Roma, Napoli risultano in testa, mentre se si analizza l’incremento percentuale rispetto allo scorso anno Verona, Padova e Trento conquistano il primato.
Ma l’indice della fiducia delle imprese manifatturiere elaborato dall’istituto Markit Economicssceso a quota 49,8 punti da 51,9 di luglio, il livello più basso da 14 mesi.

Rimaniamo in tema lavoro, vuoi trovarne uno? Per i giovani posti garantiti con master scientifici. Secondo l’indagine 2013 di AlmaLaurea, l’80% di chi ottiene un titolo post-diploma in quest’area va a lavorare, prevalentemente, nel settore privato. Il tasso di occupazione sfiora il 90%. Il 67,5% ha un contratto stabile, per un guadagno mensile netto di circa 1.500 euro.

I settori che offrono più sbocchi sono ricerca clinica, marketing farmaceutico, farmacovigilanza, attività regolatoria del farmaco.

Chiudiamo con la borsa: Nel giorno in cui il Premier Matteo Renzi ha presentato il programma ‘Mille giorni’, con l’ambizione di portare il Paese alle urne nel 2017, seduta negativa a Piazza Affari -peggior listino del Vecchio Continente- l’indice Ftse registra un calo dello 0,51%, mentre il Ftse all share cede lo 0,48%.
Chiusura in calo, invece, per lo spread, il differenziale tra titoli italiani e tedeschi  chiude a 154, due punti in meno rispetto alla chiusura di venerdì, giù anche il rendimento, 2,43% rispetto al 2,45% precedente

 

 

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