domenica, Ottobre 24

Rischio deflazione: prezzi ai minimi dal 2009 field_506ffb1d3dbe2

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inflazione

L’italia rischia sempre di più di precipitare in una spirale deflativa. L’incremento dell’aliquota ordinaria dell’Iva, entrato in vigore all’inizio di ottobre 2013, ha esercitato sull’inflazione un effetto «parziale e modesto», come rilevato dall’Istat. È stata la contrazione delle spese da parte delle famiglie a portare a una dinamica dei prezzi al consumo depressa nel corso del 2013. L’anno scorso l’inflazione è infatti crollata ai minimi dal 2009.

Il tasso medio annuo per il 2013 è pari all’1,2%, in decisa frenata rispetto al 3% registrato nel 2012. Il dato, ha sottolineato l’Istat, «riflette principalmente gli effetti della debolezza delle pressioni dal lato dei costi, in particolare degli input energetici, e quelli dell’intensa e prolungata contrazione della spesa per consumi delle famiglie». Guardando alle singole realtà comunali, in dicembre Palermo e Venezia attraversano già una fase di deflazione tecnica, che prevede calo dei prezzi su base annua (-0,1% in questo caso).

Nonostante le misure di austerità in un Paese che già rischia lo sforamento della soglia europea del rapporto tra deficit e Pil, il debito delle Amministrazioni Pubbliche intanto continua ad aumentare. A novembre l’incremento è stato di 18,7 miliardi, portando la somma complessiva del passivo statale a un nuovo massimo storico pari a 2.104,1 miliardi. Sono i numeri del Supplemento ‘Finanza pubblica, fabbisogno debito’ del Governo italiano. L’aumento è riconducibile principalmente al fabbisogno del mese (6,9 miliardi) e all’aumento (11,5 miliardi) delle disponibilità liquide del Tesoro (che hanno raggiunto 59,0 miliardi).

Sul fabbisogno ha inciso per 12,8 miliardi il sostegno finanziario ai Paesi dell’area dell’euro; in particolare, la quota di competenza dell’Italia dei prestiti erogati dall’European Financial Stability Facility (EFSF) è stata pari a 6,7 miliardi; i versamenti della terza e quarta tranche della sottoscrizione del capitale dell’European Stability Mechanism (ESM), effettuati nei mesi di aprile e ottobre, sono stati complessivamente pari a 5,7 miliardi.

L’esecutivo di larghe intese difende però le misure volte ad alimentare la crescita prese sin qui. Nei sette mesi di Governo sono stati investiti sulle politiche attive e passive del lavoro oltre 5 miliardi di euro in più di quanto previsto a legislazione vigente, «uno sforzo senza precedenti dettato dalla gravità della condizione occupazionale». Ad affermarlo è il Ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, parlando in un’audizione in commissione Lavoro del Senato. Le scelte già fatte, ha precisato Giovannini, comporteranno un impegno aggiuntivo di risorse in politiche attive per oltre 3 miliardi con un aumento annuo di oltre il 20% sulla spesa media attuale.

Il Premier Enrico Letta e il Ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni sperano di ottenere preziose risorse aggiuntive dalla spending review di cui si sta occupando l’ex Fmi Carlo Cottarelli. Anche perché i dati sulle entrate fiscali non fanno ben sperare. Nei primi 11 mesi dell’anno quelle tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a 339,1 miliardi (di cui 31,2 nel mese di novembre), in lieve calo rispetto a quelle dello stesso periodo del 2012 (340,7 miliardi).

Come negli anni passati, spiega Bankitalia, nel mese di dicembre è molto probabile che il debito si sia fortemente ridotto, riflettendo un consistente avanzo primario. Le disponibilità liquide del Tesoro sono viste tornare a fine anno poco al di sopra del livello di fine 2012.

Tornando in ambito puramente macroeconomico, nel mese di novembre la produzione industriale nell’Eurozona ha registrato un aumento pari a +1,8% rispetto ad ottobre (-0,8%). Si tratta di un numero migliore delle previsioni degli economisti (+1,5%). Su base annuale, corretta per i giorni lavorativi, la produzione industriale sale del 3%. Lo comunica Eurostat.

Sono usciti i nuovi dati sul lavoro nei Paesi dell’Ocse. Il tasso di disoccupazione nell’area è sceso, a novembre 2013, al 7,8% dal 7,9% registrato nei precedenti cinque mesi. Lo rende noto l’Ocse in un comunicato precisando che nell’area sono disoccupati 47,1 milioni di persone: 12,4 milioni in più rispetto a luglio 2008.

Sul versante societario, occhi puntati su Monte dei Paschi e Fiat. L’Amministratore Delegato Sergio Marchionne, a Detroit per il salone internazionale dell’auto, ha confermato che la sede del gruppo Fiat-Chrysler sarà spostata negli Usa. Il Presidente John Elkann ha fatto sapere alla stampa che il manager di origini svizzero canadesi sarà alla testa del Lingotto per altri tre anni.

Seduta interlocutoria invece per la banca più antica al mondo, in attesa che si sciolgano i dubbi sulla permanenza di Alessandro Profumo e Fabrizio Viola al vertice della banca. Il titolo limita il calo allo 0,44%, a 0,18 euro, migliore fra i bancari di Piazza Affari, mentre il listino Ftse Mib perde oltre l’1%. Le indiscrezioni di stampa danno il Presidente e l’AD orientati a restare a Siena, anche per per via del pressing esercitato nei loro confronti da Bankitalia e dal Tesoro.

Se da una parte l’imprenditore nel lusso Diego Della Valle dispensa pessimismo parlando di credit crunch e di «due mesi di tempo per salvare l’italia», dall’altra il membro del Consiglio Direttivo della Bce Ewald Nowotny è convinto che l’economia della periferia dell’area euro recuperà, trascinata dalla prima potenza della regione, la Germania. Secondo Nowotny i dati sul Pil faranno meglio delle attese. «Vedo persino un potenziale al rialzo» per il Prodotto intorno lordo di quest’anno nell’Eurozona, ha detto intervenuto alla conferenza Euromoney a Vienna. «Forse alcuni Paesi come Germania e Austria possono addirittura raggiungere una crescita del 2%».

Le dichiarazioni di Nowotny sono in netto contrasto con quelle fatte dal Presidente della Bce Mario Draghi, che ha sottolineato la settimana scorsa come i rischi per la ripresa dell’area euro «continuano a essere al ribasso». Secondo le stime dell’istituto di Francoforte sul Meno, l’economia del blocco a 18 dovrebbe registrare un rialzo dell’1,1% quest’anno. La Bundesbank punta invece su un incremento decisamente più sostenuto, dell’1,7%. «Rimaniamo ancora molto cauti», ha aggiunto Nowotny, che è anche a capo della banca centrale austriaca. Ma ci si può aspettare numeri più alti delle aspettative.

 

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