giovedì, Settembre 23

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BangkokStandard and Poor’s è stata chiara: la Cina versa in condizioni di alto rischio in termini di investimento, soprattutto si affaccia al 2016 con il rischio altrettanto alto di vedere un effetto domino nelle dichiarazioni di default da parte di un numero sempre maggiore di aziende.

Il 2015 da questo punto di vista è stato un annus horribilis ma – secondo le stime delle agenzie di rating internazionali – Standard & Poor’s ne è una allegoria- nel 2016 si potrebbe assistere ad una specie di avvitamento nella spirale negativa nell’apparato economico/finanziario  e conseguentemente nell’apparato produttivo – i cui effetti sono davvero difficili da decifrare al momento.

In special modo, si tratta di valutare l’ampiezza del coinvolgimento nella dichiarazione potenziale di default di un numero di imprese sempre più grande a causa del deprezzamento dei propri titoli nel corso del prossimo anno, a seguito di una spinta negativa data dalla massiva dichiarazione record di insolvenze verificatasi nel 2015, come comprovato dalle stesse agenzie di rating internazionali e come ulteriormente avvalorato da un recente report della stessa Standard & Poor’s.

E’ un po’ il classico fenomeno del cane che si morde la coda: da una parte le aziende si moltiplicano in termini di dichiarazione di default, per ovviare a questa ‘pressione’ sempre più aziende cercano di correre ai ripari risparmiando sulla voce costo-lavoro, il che vuol dire che si ‘liberano’ sempre più grandi quantità di personale e dipendenti. Questi – a loro volta – trovandosi con il lavoro eroso da part-time, precariato o disoccupazione pura, incidono con peso sempre maggiore sulla contrazione della spesa, il che vuol dire meno capacità di acquisto e meno merci acquistate. Le aziende, quindi, debbono contrarre la produzione e i titoli – qualora quotati in Borsa – via via si alleggeriscono fino a volatilizzarsi conducendo le imprese stesse a dichiarare default.

Secondo gli esperti ed analisti di Standard & Poor’s nei prossimi 12 mesi si prevede che molto difficilmente il rischio sui parametri di corporate credit possa andarsi a stabilizzare soprattutto a causa del ribasso di domanda di investimenti. Le aziende – si ritiene – sono sotto pressione nella direzione di proteggere il flusso di cassa e perché ripristino al più presto la propria solidità finanziaria ma questo è pressoché impossibile – almeno nel breve periodo – proprio a causa di una domanda che si è fatta sempre più debole. Tutto ciò condurrà sempre più imprese a ridurre forzosamente i costi di produzione e le spese in conto capitale, il che avrà un effetto a catena sulla domanda aggregata e continuerà a premere sui flussi di cassa dei titoli corporate.

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