giovedì, Dicembre 2

Ripresa a rischio, parola di Draghi

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La ripresa è a rischio, lo dice in modo molto chiaro il Presidente della BCE Mario Draghi al Parlamento Europeo: «Lo slancio di crescita della zona euro si è indebolito durante l’estate e le recenti stime sono state riviste al ribasso, e la ripresa è messa a rischio da disoccupazione alta, capacità produttiva inutilizzata e necessari aggiustamenti di bilancio. I rischi delle prospettive economiche restano al ribasso, a causa di slancio indebolito e rischi geopolitici che minano la fiducia, e progressi insufficienti nelle riforme strutturali, allo stesso tempo – ha aggiunto Draghi – le nostre aspettative per una ripresa modesta nel 2015-2016 restano valide, la domanda dovrebbe essere sostenuta da numerosi fattori, tra cui le misure di politica monetaria e i progressi nel consolidamento dei bilanci e le riforme in alcuni Paesi, inoltre resta il rischio dell’inflazione  molto bassa, che ad ottobre era a 0,4%. La Bce si aspetta che l’inflazione resti attorno ai livelli attuali anche nei prossimi mesi, prima di risalire gradualmente durante il 2015 e il 2016».

La Politica – ammonisce Draghi – è ancora troppo accomodante: «Siamo ancora in una situazione dove la nostra politica monetaria accomodante non raggiunge in modo sufficiente l’economia reale, perché il mercato del credito in alcune parti della zona euro è ancora squilibrato e mostra timidi segni di ripresa». Grande attenzione sull’inflazione e pronti ad altre misure, questo l’annuncio di Draghi: «Dobbiamo restare all’erta sui rischi al ribasso dell’inflazione” e “se necessario affrontarli, il Consiglio dei governatori è unanime nel suo impegno di usare strumenti non convenzionali aggiuntivi, ci sono i primi segnali che il nostro pacchetto di misure per aiutare il credito sta dando risultati tangibili, ma ci serve più tempo per vederli materializzare pienamente».

La politica monetaria da sola «non basta a superare la crisi, l’Eurozona deve accordarsi con urgenza su impegni a breve termine sulle riforme, su un’applicazione conseguente del Patto, su una strategia per investimenti e una visione a lungo termine per condividere maggiormente sovranità». E sull’ipotesi dell’uscita dall’Euro il Presidente della BCE taglia corto: «La Bce non ha potere legislativo e non può autorizzare i Paesi a stare nell’euro o a lasciarlo,l’euro è irreversibile e la Bce farà tutto quello che può all’interno del suo mandato per preservarlo».

Tra il 2006 e il 2012 crollano, secondo la Cisl, sia la ricchezza delle famiglie (-9%) che i risparmi(-38%). «La crisi e la crescente pressione fiscale riducono redditi, consumi e risparmi delle famiglie,  a fronte di una persistente crisi economica, associata a una crescente pressione fiscale, l’insieme delle famiglie ha reagito in parte contraendo i consumi e in altra parte utilizzando i risparmi oppure indebitandosi. Il quadro di medio periodo (2010-13) resta caratterizzato da una recessione intensa per quanto riguarda redditi e consumi. Il reddito complessivo in termini reali è diminuito del 4,19% (alla crescita del 3,01% in termini nominali va sottratto l’aumento dell’inflazione del 7,20%  nel periodo considerato). Ancora più forte è stata la contrazione in termini reali del reddito disponibile (-4,7%) e dei consumi (-11%, di cui -3,7% nel 2013). E’ soprattutto quest’ultima grandezza (il reddito disponibile), infatti, che ci segnala qual è la parte del reddito percepita nel periodo considerato che rimane a disposizione delle decisioni di spesa o di risparmio dopo aver pagato le imposte».

Bonus azzerato a causa dell’aumento di Iva, accise e addizionali Irpef. Questo il calcola fatto da una ricerca della Cisl: «Il bonus ha determinato una redistribuzione a favore delle famiglie dei lavoratori dipendenti a scapito di pensionati, lavoratori autonomi e, in generale, dei contribuenti a bassissimo reddito. Hanno beneficiato in qualche modo di questa misura ben 8,6 milioni di famiglie italiane, un terzo del totale, per un importo medio di 683 euro». In un orizzonte di medio termine (2010-14) il bonus e gli aumenti di detrazioni per familiari e per lavoro dipendente (oltre alle agevolazioni per ristrutturazioni e risparmio energetico) intervenuti dal 2010 «sono stati, nel complesso delle famiglie, più che compensati dall’aumento di Iva, accise e addizionali Irpef. Solo le famiglie dei lavoratori dipendenti conservano, in media, un piccolo beneficio».

Cresce il surplus del commercio estero, nei primi nove mesi è arrivato a 28,2 mld, questi i dati dell’Istat. L’avanzo della bilancia commerciale a settembre scorso è stato di 2 miliardi (+0,7 miliardi a settembre 2013) e al netto dell’energia, la bilancia risulta in attivo per 5,6 miliardi. Nei primi nove mesi dell’anno l’avanzo commerciale raggiunge 28,2 miliardi (era 19 miliardi nello stesso periodo dell’anno precedente) e, al netto dei prodotti energetici, 61,7 miliardi. Nello stesso periodo si registra una crescita tendenziale dell’export dell’1,4% in valore e dello 0,3% in volume. La flessione registrata per l‘import (-1,9%) riflette la contrazione dei valori medi unitari (-2,6%) mentre i volumi sono in crescita (+0,8%).

Rispetto al mese precedente, a settembre scorso si rileva un aumento sia delle esportazioni (+1,5%) sia delle importazioni (+1,6%). L’aumento congiunturale dell’export e’ sostenuto dalle vendite verso i mercati extra Ue (+4,1%), mentre l’export verso l’area Ue e’ in flessione (-0,7%). La crescita delle vendite all’estero risulta più ampia al netto dei prodotti energetici (+1,9%) ed è trainata dai beni strumentali (+5,6%). L’incremento congiunturale delle importazioni è principalmente determinato dalla crescita degli acquisti dall’area extra Ue (+3,3%). In forte aumento l’import di prodotti energetici (+7,9%) e beni strumentali (+2,8%).

Per quanto riguarda l’Europa il surplus commerciale a settembre  si è attestato a 18,5 miliardi di euro, in aumento dai 10,8 miliardi dello stesso mese del 2013 e agli 8,6 miliardi del mese precedente. Le esportazioni, secondo i dati diffusi dall’Eurostat, sono aumentati del 4,2% e le importazioni del 3%.

Per l’Unione europea a 28 l’attivo commerciale è stato di 2,6 miliardi, in aumento rispetto al deficit di 0,7 miliardi di settembre 2013 e agli 8,8 miliardi del mese precedente. Le esportazioni sono aumentate del 5,8% e le importazioni del 3,2%. Fra i Paesi membri i maggiori surplus sono stati registrati in Germania (138,8 miliardi da gennaio ad agosto), Olanda (38,5 mld), Italia (26,2 mld) e Irlanda (23,2 mld), mentre i passivi più elevati nel Regno Unito (-89,8 mld) e Francia (-49,3 mld). Effetto Draghi su Piazza Affari che chiude positiva + 1,3% , bene anche  lo spread che chiude a un minimo di seduta di 149 punti, per un rendimento del 2,30%.

 

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