mercoledì, Settembre 29

Rios Montt, dittatore in nome di Dio E' morto a 92 anni un simbolo delle contraddizioni e dei deliri della società americana del secolo scorso

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Persecuzioni e genocidio

Grazie a quelle trasmissioni, arriva al dittatore guatemalteco una pioggia di denaro: due billioni di dollari. Solo nel 1997, con la presentazione del rapporto “Nunca más” sulla verità storica di trentasei anni di guerra in Guatemala si fa luce non solo su quelle donazioni ma anche sui massacri, il cui principale responsabile non era stata la guerriglia, ma l’esercito.

Anche la Chiesa cattolica, i cui sacerdoti in maggioranza seguivano la Teologia della liberazione, venne perseguitata. Preti, catechisti, attivisti si trovarono sotto il mirino dei militari. Il vuoto lasciato dai ranghi cattolici venne approfittato dalle sette evangeliche, la cui opera venne facilitata dall’esercito che aveva l’ordine di esercitare un controllo pressoché assoluto sugli individui. Gli evangelici trasmettevano un messaggio di sottomissione, che incolpava le vittime del loro destino e obbligava all’obbedienza cieca verso l’autorità.

La visita di Papa Giovanni Paolo II nel marzo del 1983 fu salutata con sei fucilazioni e con un disprezzo generale verso le autorità cattoliche. Anche Ronald Reagan visitò il Guatemala, ai primi di dicembre del 1982. Il presidente Usa si congratulò pubblicamente con il dittatore: ¨ Ríos Montt è un uomo di grande integrità… il suo scopo è quello di migliorare la qualità di vita del popolo guatemalteco attraverso la giustizia sociale¨.

Con amici così, Ríos Montt era sicuro che il suo governo sulla terra dei Maya sarebbe durato in eterno. Invece, con il passare dei mesi, l’affiorare dei cadaveri mal sepolti, la repressione portata all’estremo, il culto sfrenato alla personalità cominciarono a debilitare la figura del dittatore. Un gruppo di militari, guidati dall’allora Ministro della Difesa, Oscar Mejía Víctores produsse un nuovo colpo di stato, l’8 agosto 1983. Nessuno si mosse per salvare la dittatura di Ríos Montt. Il suo furore messianico era durato sedici mesi ed aveva cambiato radicalmente il Guatemala esacerbando la guerra e creando nuove fratture nella società. Secondo i rapporti dell’Onu e “Nunca Más”, durante il regime morirono almeno tremila persone al mese, quasi cinquantamila durante l’intero periodo.

Il potere dopo il potere

Nemmeno il colpo di stato di Mejía Víctores riuscì però ad allontanare Ríos Montt dal potere. L’ex generale già nel 1986 poteva contare con 250 congregazioni della sua chiesa sparse su tutto il territorio nazionale. Alla fine, con la guerra ancora in corso ma con il paese che finalmente aveva preso la strada della democrazia, Ríos Montt decise di cambiare look. Eliminata la divisa, cominciò a vestire in giacca e cravatta, prediligendo i colori chiari, attento a mostrarsi sempre elegante e con i baffi ed i capelli ben curati. Nel 1990 fondò il Frente Republicano Guatemalteco, un partito che riprendeva in tutto e per tutto gli insegnamenti ed i precetti della sua chiesa. Nel 2000 il suo candidato Alfonso Portillo –poi incarcerato negli USA per riciclaggio- venne eletto Presidente della repubblica.

Ríos Montt divenne presidente del Congresso controllando di fatto, ancora una volta, il paese. Nemmeno il tentativo di Rigoberta Menchú di portarlo davanti a una corte spagnola ebbe risultato. Come presidente del Congresso fece e disfece leggi in un delirio di onnipotenza, in barba agli articoli della Costituzione.

Nel 2013, finalmente, arriva una coraggiosa denuncia per genocidio. Chi attende giustizia, però, deve presto ricredersi. Condannato a  80 anni di carcere il gran vecchio ottiene l’annullamento del processo per vizio di forma. Il pubblico ministero ci riprova due anni dopo, ma anche questa volta non se ne fa nulla. Ríos Montt è un vecchio incapace di intendere e di volere dicono i medici. Morirà nel suo letto, nella sua casa, in una tranquilla domenica di aprile.

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