domenica, Maggio 9

Rio: obiettivo Olimpiadi 2016 field_506ffb1d3dbe2

0

rio 2016

Rio guarda avanti. Perchè ormai la Coppa del Mondo fa parte del passato e nel futuro c’è ben altro: occhi e progetti sono puntati al 2016. La città si prepara ad accogliere i Giochi Olimpici: un’opportunità per questa parte di mondo. E una sfida difficile. 36, 7 miliardi di reais, cioè 12 miliardi di euro, è il costo di questo grande evento. Poco meno delle Olimpiadi di Londra quando la spesa fu di 40,8 miliardi.

Le autorità competenti ci tengono a mettere le mani avanti prima che sia troppo tardi: i costi sono destinati a salire perché un conto sono le previsioni e un altro la realtà. Sulla carta le opere progettate appaiono straordinarie, ma i ritardi nei preparativi, come è stato per il Mondiale, continuano ad essere la preoccupazione maggiore degli organizzatori. Come Presidente del Comitato Olimpico Internazionale tocca al tedesco Thomas Bach assicurarsi che tutto vada come è stato scritto e firmato dai vari amministratori locali. Ha già capito che gli orologi brasiliani prescindono dalla puntualità svizzera, ma è sicuro che, nonostante i ritardi (già presi in considerazione), il Brasile possa offrire un grande spettacolo.

 

Che tipo di esperienza è stata la Coppa del Mondo per chi sta organizzando le Olimpiadi?

Principalmente ci ha trasmesso fidúcia. L’essenziale ha funzionato bene, il bilancio è stato positivo. E’ possibile che il giorno di apertura delle Olimpiadi si veda ancora qualche pittore passare l’ultima pennellata sulle porte di fondo dello stadio, ma sono convinto che le strutture di base reggeranno, così come è stato per il Mondiale. I brasiliani sono abituati a finire le cose all’ultimo momento, fa parte della loro cultura. Tuttavia hanno mostrato di essere capaci di regalare un evento straordinario.

3 mesi fa i ritardi nella costruzione delle opere olimpiche hanno messo in allerta il CIO…

Per darle un’idea, quando è stato dato l’allarme il progetto del Parco Olimpico Deodoro non era ancora stato preso in considerazione. Stiamo parlando del luogo in cui si svolgeranno 11 delle 41 competizioni olimpiche in lista. Era il ritardo più preoccupante. Il messaggio era piuttosto chiaro: bisognava accelerare. Per fortuna i lavori sono cominciati.

Politici vicini a Dilma Roussef ritengono poco opportuno parlare di Olimpiadi durante il período elettorale. Lei teme che questo possa essere un ostacolo?

Dico che dobbiamo guardare avanti. Ho parlato con il Presidente Dilma la settimana scorsa e mi ha assicurato che le Olimpiadi sono la priorità.

Ci è voluto più di un secolo perché il CIO decidesse di organizzare i giochi olimpici in America latina. Come mai?

Eviterei di impelagarmi in discorsi che riguardano il passato. In relazione all’oggi posso dire che per poter definire l’Olimpiade come un gioco universale è necessario aprirsi a nuove frontiere. E il Brasile ci è sembrato attraente: è un paese con un’economia emergente, con una grande concentrazione di giovani, questo rappresenta senza dubbio un grande vantaggio demografico. E’ un aspetto fondamentale per la sopravvivenza stessa dei Giochi: se vogliamo avere futuro è chiaro che dobbiamo tenerci strette le nuove generazioni.

Scommettere sul Brasile, cioè su un Paese non ancora totalmente sviluppato, per il CIO è stato un rischio?

Senza rischio non c’è ricompensa. E la ricompensa in questo caso può essere molto alta: in una città come Rio, che ha ancora tanto da fare per crescere, le Olimpiadi rappresentano un modo per stimolare lo sviluppo, possono essere un catalizzatore di crescita. Se i risultati saranno buoni, la vetrina ne trarrà vantaggio.

Alcuni membri del CIO hanno manifestato pubblicamente un certo scetticismo in relazione alla capacità del Brasile di organizzare un buon evento. Esiste ancora questo scetticismo?

Eleggere una città come sede dei Giochi olimpici implica gli stessi effetti di un’ elezione democratica: chi ha votato contro continua a reclamare. Fa parte della vita, dello spirito umano stesso.

Il CIO ha manifestato l’intenzione di integrare i Giochi con competizioni più attraenti per i giovani. Si vedrà qualcosa anche a Rio?

No, a Rio i Giochi manterranno la tradizione. Ma l’idea c’è ed è viva. Un eventuale cambiamento sarà discusso a dicembre durante una riunione del CIO a Monaco. In base all’entusiasmo che si registrerà potremo mostrare qualcosa di nuovo già nel 2020 a Tokio. Il prossimo mese in Cina avranno luogo i Giochi della Gioventù e lì si terranno competizioni nuove come la scalata e lo skate: quello sarà un laboratorio di studio importante.

Sono questi, quindi, gli sport che potranno ottenere lo status “olimpico”?

Se dovessi pronunciarmi oggi a questo proposito l’idea morirebbe già all’origine. Dobbiamo aspettare. L’idea è quella di ringiovanire , dobbiamo modernizzare il nostro stile. I tempi sono definitivamente cambiati. 

Il numero delle città che si candidano per ospitare le Olimpiadi sta diminuendo. Questo preoccupa?

Dal punto di vista della qualità questo non è un problema. Il numero delle città e dei Paesi che si offrono per le Olimpiadi può anche diminuire, ma non ci siamo mai trovati sprovvisti di buone e numerose opzioni. Non siamo mai stati costretti a scegliere fra candidati deboli.

I costi elevati che presuppone l’organizzazione di un’Olimpiade può spaventare i candidati?

Non si tratta solo dei costi. Le società e i loro governanti la pensano in maniera diversa, oggi. Non considerano soltanto l’impatto dell’evento nei pochi giorni in cui si realizza, ma valutano i suoi effetti sul lungo periodo in diversi settori. E’ lì i risultati sono molto complessi, non sempre favorevoli a chi ospita i Giochi. Penso che se Paesi e città riflettono molto prima di offrire la propria candidatura significa che dobbiamo capire questa realtà e provare ad affrontarla. Dobbiamo analizzare i Paesi in maniera personalizzata, non si può stilare un programma standard uguale per tutti.

Lo scandalo della vendita illecita di biglietti durante il Mondiale ha suscitato qualche discussione sul modello previsto per i Giochi?

Ad ogni edizione cerchiamo di migliorare il sistema che deve adattarsi alla legislazione vigente di ciascun Paese. L’allarme della Coppa ha fatto scattare la sirena e ci ha obbligato a ripensare ai nostri metodi. Ne discuteremo e se lo riterremo opportuno provvederemo ad effettuare gli aggiustamenti necessari.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->