domenica, Maggio 9

Rio 2016: il Paese in ginocchio che ospiterà le Olimpiadi

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Rio de Janeiro, tra poche ore avrà i riflettori puntati addosso, addosso ad uno Stato fallito, il cui Governatore, Francisco Dornelles, nelle settimane scorse, dichiarando il default, ha avvisato circa rischio di un «totale collasso della pubblica sicurezza, della sanità, dell’istruzione, della mobilità e della gestione ambientale».

Ne è passata d’acqua, nella Baia di Guanabara, da quando, nel 2009, Rio de Janeiro fu scelta per ospitare le Olimpiadi e le Paralimpiadi 2016. Domani 5 agosto 2016 la ‘cidade maravilhosa’, con i suoi ammalianti colli e le sue spaventose diseguaglianze sociali, ospiterà la cerimonia di apertura dei Giochi, coronando un sogno che nel corso del tempo si è coperto di ombre e punti interrogativi. Una crisi politica nazionale ha visto la Presidente Dilma Rousseff rimossa (in modo ancora non definitivo) e sostituita, per ora ad interim, dal suo ex vice e oppositore Michel Temer. Lo scandalo Petrobras, la compagnia nazionale petrolifera, ha colpito i più alti ranghi della politica e le finanze del Paese, mentre l’economia un tempo florida è sprofondata nella recessione. La violenza nella città si è impennata, complici i poliziotti dal ‘grilletto facile’. E la diffusione del virus Zika ha spaventato atleti e turisti, così come lo ha fatto l’allerta terrorismo.

Tutto ciò mentre le Autorità insistono sulla cifra di 500mila visitatori attesi, ma i biglietti sono tutt’altro che andati a ruba, mentre i poliziotti e vigili del fuoco non pagati hanno affisso all’aeroporto internazionale striscioni che recitanoBenvenuti all’inferno‘.

Nell’ultimo decennio, la seconda città del Brasile ed ex capitale ha ospitato una lunga serie di grandi eventi, dai Giochi Panamericani del 2007, alla Giornata mondiale della gioventù e alla Confederations Cup del 2013, ai Mondiali di calcio del 2014. Le Olimpiadi sono il puntopiù altoraggiunto dalla strategia che oltre dieci anni fa puntava a ospitare grandissimi eventi per mostrare al mondo un Brasile ricco e sviluppato e per attrarre così turismo sul lungo periodo.
Luiz Inacio Lula da Silva, Presidente nel 2009, cui è largamente attribuita la vittoria della gara per ospitare le Olimpiadi, al tempo commentò: «Chi ci ha dato questa possibilità, non lo rimpiangerà». Ora, quasi sette anni e (quasi) due presidenze dopo, tutto è cambiato.
L’ex sindacalista e operaio è stato pochi giorni fa rinviato a giudizio per la vicenda Lava Jato e ha annunciato che boicotterà la cerimonia di apertura. Lo stesso farà la sua ‘delfina’ e successora al Palazzo del Planalto, Dilma Rousseff, sospesa dall’incarico mentre affronta una procedura di impeachment per presunte scorrettezze nell’applicazione dei regolamenti sui bilanci nel 2014.

Rousseff, prima donna a guidare il gigante sudamericano e rieletta al secondo mandato nel 2014, è stata sospesa nel maggio di quest’anno, mentre la sua popolarità era ormai scesa sotto il 10%. Contro di lei, un’offensiva politica che lei stessa e molti altri hanno definito un golpe capeggiato dal suo vice, Temer. E’ lui ad aver preso ad interim il posto di Rousseff (nonostante anche il suo governo sia largamente sospettato di corruzione nel caso Petrobras) e potrebbe restarvi sino alla fine del 2018, alla conclusione del mandato. Il voto al Senato di Brasilia sull’impeachment di Rousseff prenderà il via il 29 agosto e deciderà se il mandato dell’economista del Partito dos Trabalhadores debba decadere con effetto immediato o se le restituirà il potere.

La crisi politica è legata a filo doppio con lo scandalo corruzione Lava Jato, collegato a Petrobras. Secondo le accuse, il gruppo petrolifero avrebbe distribuito tangenti per un valore di oltre 4 miliardi di dollari al PT di Lula e Rousseff, ex presidente del consiglio di amministrazione della compagnia. Con ripercussioni pesanti sulle casse statali, che hanno reso impossibile pagare dipendenti statali, tra cui polizia e vigili del fuoco addetti alla sicurezza, e finanziare infrastrutture olimpiche. Una crisi dilagante, sullo sfondo della recessione in cui il Brasile è caduto dopo anni di crescita che l’hanno spinta nel gruppo delle economie emergenti dei Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica).

A prendere in mano la patata bollente dell’organizzazione (e della disorganizzazione) olimpica, a soli tre mesi dai Giochi, è così stato Temer. All’inagurazione della Linea 4 della metropolitana, che avrebbe dovuto esser pronta da tempo e che invece ha aperto i tornelli lunedì 1° agosto, a una manciata di giorni dal via dei Giochi, il Presidente ad interim ha garantito che Rio «mostrerà al mondo intero ciò di cui il Brasile è capace». Sembra però che i brasiliani abbiano altre priorità: secondo un recente sondaggio dell’istituto brasiliano Datafolha, il 51% non ha interesse nei Giochi, il 33% ne ha poco e il 63% crede che essi porteranno più danno che beneficio. Dati che sono peggiorati dal 2013, quando ‘solo’ il 40% prevedeva maggior danno che beneficio e solo il 28% diceva di non aver alcun interesse.

A influire sulla percezione dei brasiliani, oltre all’economia, è l’insicurezza quotidiana. L’Istituto per la sicurezza pubblica dello Stato il 29 luglio ha diffuso qualche dato: nell’ultimo mese, a Rio i reati violenti sono aumentati, dagli omicidi alle rapine. Secondo Amnesty International, nei primi cinque mesi dell’anno le persone uccise dalla Polizia sono state 151, 40 solo a maggio, cioé il 135% in più rispetto allo stesso mese del 2015. Dal 2008 l’Amministrazione ha tentato di mettere freno alla violenza nella città, alimentata dalla spaventosa povertà delle favelas dove il crimine sfama gran parte della popolazione, inviando le truppe armate cosiddette ‘di pacificazione’. Le poverissime favelas rappresentano il 3,7% del territorio di Rio, ma vi abita il 22% della popolazione. Tra il 2009 e il 2012 la violenza era effettivamente calata, ma l’uso sproporzionato della forza sembra aver preso il sopravvento e complicato la relazione dei residenti con le autorità.

Il 27 giugno il governatore dello Stato ad interim, Francisco Dornelles, ha dichiarato lo “stato di calamità pubblica nell’amministrazione finanziaria”, formalità che permette al Governo federale di elargire aiuti economici, e messo in guardia sul fatto che si rischiava un ‘grosso fallimento’. Temer ha risposto con 2,9 miliardi di reais per per la Linea 4 e per la sicurezza, con cui pagare anche gli 85mila poliziotti e soldati che saranno al lavoro nelle due settimane olimpiche. Tra i luoghi più presidiati autostrade, stazioni di metro e ferrovia, così come la spiaggia di Copacabana, con i suoi inconfondibili marciapiede a onde nere e bianche.

All’aeroporto internazionale Galeao saranno dispiegati 1.200 agenti incaricati non solo delle zone arrivi e partenze, ma anche le zone circostanti dove arriveranno i mezzi di turisti e atleti. A fine luglio, il governo ha annunciato l’arresto di dieci persone che discutevano di formare una cellula terroristica, ma le ha definite “dilettanti” e ha garantito che non c’è minaccia concreta.

Infine, a unirsi allo scenario di incertezza ci sono il virus zika, i ritardi e problemi nella realizzazione e gestione delle infrastrutture, l’inquinamento ambientale soprattutto delle acque dove si disputeranno gli sport d’acqua. Ciò che fa più paura è la malattia trasmessa dalla zanzara Aedes Aegipty, che può causare microcefalia ai feti quando contratta da donne incinte. Alcuni atleti e molti turisti hanno rinunciato al viaggio in Brasile. Tra gli sportivi, i golfisti Rory McIlroyi e Graeme McDowell, preoccupati per la salute delle proprie famiglie. Poco tempo fa 150 scienziati chiesero il rinvio dei Giochi, ma l’Oms ritenne la richiesta immotivata. In Brasile è inverno, quindi le zanzare portatrici dovrebbero essere meno diffuse, mentre le misure di precauzione hanno dato risultati positivi.</br

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