sabato, Giugno 19

Rinasce il Teatro Continuo field_506ffb1d3dbe2

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teatro continuo burri

A Milano, l’anno prossimo, in occasione dell’Expo e del centenario della nascita di Alberto Burri (il noto artista nato appunto nel 1915), che prevederà varie manifestazioni e mostre in diverse parti di Italia e anche all’estero (le celebrazioni si chiuderanno con la retrospettiva proposta dal Museo Guggenheim di New York), l’opera del maestro denominata Teatro Continuo, macchina scenica realizzata nel 1973 in occasione della XV Triennale di Milano e donata successivamente alla città, verrà ricostruita nuova, ma identica alla prima, secondo i disegni originali di Burri conservati a Città di Castello presso la Fondazione che di lui porta il nome, e nello stesso posto in cui si trovava in origine, come stabilito per delibera del Comune stesso il 31 luglio scorso.

Dopo il 1973 il Teatro Continuo fu collocato all’interno del Parco Sempione, a seguito della donazione da parte di Burri alla città di Milano. Esso fu disposto lungo quel lungo cannocchiale ottico che dalla Torre del Filarete porta all’Arco della Pace; poi nel 1989 fu smantellato dal Comune, perché versava in forte stato di degrado. Questa operazione suscitò all’epoca la dura protesta del maestro, il quale annunciò che non avrebbe più esposto a Milano, e a nulla servirono le scuse da parte dell’allora assessore alla Cultura del Comune. L’istituzione milanese non rispose neanche alla richiesta dell’artista, quando egli chiese indietro le quinte di ferro della sua opera e il teatro fu spedito ad Atene, dove se ne persero le tracce.

L’opera di Burri, ideata e realizzata per essere collocata all’aperto, essenziale e adatta a tutte le variazioni volute dall’attore e dal pubblico, è costituita da scene mobili e da sei quinte d’acciaio ruotanti comandate a distanza, indipendenti, che reagiscono alla luce sulle loro superfici e risultano da una parte specchianti, ossia del colore naturale delle lamiere, dall’altra opache, ossia dipinte di bianco (colore che può essere cambiato quando si vuole). I pannelli (6 x 2,50 m) ruotano attorno all’asse verticale e sono fissati ad una piattaforma di cemento (17 x 10,50 m) con armature metalliche. La leggera struttura è disegnata da linee rette in una perfetta geometria di verticali e di orizzontali.

Nell’ambito naturale del parco, il Teatro Continuo offre una visuale prospettica perfetta e costituisce al tempo stesso un oggetto-scultura. Lo studio per la messa in opera del Teatro Continuo, con il quale Burri partecipò alla Triennale di Milano nel 1973, è del 1972.

Il teatro che verrà riconsegnato alla città rappresenta il clou delle celebrazioni milanesi per la nascita dell’artista. Un’operazione a ‘costo zero’ per il Comune, che deliberando la rinascita del teatro ricuce la ferita aperta con la demolizione dell’opera di Burri nel 1989. Filippo Del Corno, l’attuale assessore alla Cultura del Comune di Milano, ha affermato che «È bellissimo poter restituire un’opera pensata da un artista così importante per Milano, anche perché regala al Parco un ulteriore spazio per la libera espressione della creatività e per la sperimentazione di un nuovo modello di socialità, in linea con quanto questa amministrazione sta portando avanti».

Il Teatro Continuo di Burri che sarà ricostruito vede la realizzazione, cantierizzazione e posa affidate alla ditta Leggeri s.r.l., da decenni impegnata nell’esecuzione di opere di artisti internazionali. Il nuovo Teatro, donato al Comune e alla Triennale (alla quale sarà invece affidata la manutenzione) per un valore di150 mila euro dalla Fondazione Burri, sarà finanziato e sostenuto dallo studio legale NCTM nell’ambito del progetto per la riqualificazione della città di Milano intitolato ‘nctm e l’arte.

Abbiamo intervistato Gabi Scardi, storica dell’arte, docente di arte contemporanea, curatrice del progetto di ricostruzione del Teatro Continuo di Burri a Milano. Gabi Scardi si occupa delle ultime tendenze artistiche e in particolare di arte pubblica; su questo tema nel 2011 ha pubblicato il libro ‘Paesaggio con figura. Arte, sfera pubblica, trasformazione sociale’, edito da Allemandi. È inoltre curatrice del progetto ‘nctm e l’arte’.

 

Come è nata questa volontà di ricostruzione del Teatro Continuo di Burri?

La volontà di ricostruire il Teatro Continuo è nata nell’ambito del progetto ‘nctm e l’arte’: un’iniziativa dello Studio Legale AssociatoNCTM che ha sede a Milano, a Roma, a Verona e in altre città, e che da tempo sta realizzando un’opera di sostegno all’arte visiva e alla cultura contemporanea, con una serie di iniziative: acquisizioni, commissioni, supporto di progetti di artisti. Una delle iniziative consiste, per esempio, nel mettere a disposizione di artisti italiani delle borse di studio per la partecipazione a residenze artistiche fuori dal Paese. All’interno di questa attività, ampia e sfaccettata, è nato il desiderio di fare qualcosa per la città dove lo Studio ha la sede principale, Milano. Lo studio esprime una forte sensibilità nei confronti del contesto. L’idea della ricostruzione del Teatro Continuo è sorta durante una conversazione: uno dei Soci dello Studio, Alberto Toffoletto, ricordava l’opera collocata, un tempo, in un’area del parco molto frequentata. L’idea di ricostruirla è nata in quel momento. Una serie di convergenze hanno reso la cosa possibile. Milano ospiterà l’Expo 2015 e questo sarà un momento importante per la città. Inoltre nel 2015 cade il centenario della nascita di Burri. Per questa occasione sono state messe in campo importanti iniziative. Protagonisti dell’impresa sono la Fondazione Burri, il Comune di Milano e la Triennale; quest’ultima con un ruolo importante, dovuto al fatto che il Teatro Continuo fu realizzato proprio in occasione di una Triennale, la XVma, nel 1973. La Triennale è quindi per motivi storici, insieme al Comune di Milano, destinataria dell’opera. D’altra parte la Triennale di Milano ha sempre avuto un forte legame con il Parco Sempione.

 

Quest’opera come si inserisce nel percorso artistico di Burri?

Si tratta di un’opera ‘site- specific’: un insieme essenziale ed imponente di linee orizzontali e verticali. L’opera era composta da una piattaforma in cemento e da sei quinte laterali rotanti di ferro dipinto ed erainserita nel contesto del Parco Sempione in un modo molto preciso: era collocata in un punto centrale e fungeva esattamente da cannocchiale prospettico attraverso il quale si inquadravano in una direzione la Torre del Filarete del Castello Sforzesco e dall’altra l’Arco della Pace. È quindi un’opera da un lato dotata di una sua specificità. Nello stesso tempo il Teatro Continuo rientra pienamente nell’estetica di Burri.

Burri è stato dei maggiori artisti del Novecento. Comincia a realizzare opere sotto l’influsso delle esperienze che vive durante la Seconda Guerra Mondiale: è noto per i quadri realizzati accostando elementi diversi, poveri, recuperati, per la materia sofferta, con il pigmento incrostato o raggrumato e i sacchi di iuta a cui infligge lacerazioni. E per l’uso del fuoco. Il suo lavoro trasmette una sensazione di grande forza.

Nel suo lavoro si spazia dal bianco al nero, dal rosso al grigio, colori forti ed essenziali. c’è un forte senso ritmico. Per tornare al Teatro Continuo, quest’opera rappresenta un momento in cui questa estetica e questa poetica di Burri, così chiare e specifiche, entrano in risonanza con quello che avveniva negli anni Settanta, momento di grande evoluzione del linguaggio artistico, nel quale gli artisti tendono a uscire dallo studio e le loro opere si confrontano con un contesto più ampio, fino a farsi ambiente. Fra l’opera di Burri e queste nuove spinte del mondo dell’arte si rileva una notevole consonanza. In quel periodo Burri, in linea con questa temperie culturale, sposta la propria operatività dallo studio al contesto esterno. Nasce così una serie di opere, come per esempio i grandi cretti. L’ultimo dei quali, ‘Il Grande Cretto di Gibellina’, è un’opera titanica, davvero magistrale, è una delle più grandi opere pubbliche che siano mai state realizzate.

Il Teatro Continuo è una macchina scenica sempre predisposta per l’uso, letteralmente una piattaforma per l’utilizzo libero da parte di ognuno, soggetta a usi diversi da parte di un pubblico che diventa attore nella città. Questa struttura inquadra la città, più in particolare un punto importante e significativo della città: è infatti collocata su una traiettoria che collega il Duomo, ossia il centro di Milano, con il Sempione.

 

Come era strutturato il Teatro Continuo?

Si trattava, come dicevo prima, di una piattaforma in cemento, molto sobria e lineare, di grandi dimensioni, dotata di sei quinte laterali, realizzate in metallo, che potevano ruotare su se stesse, offrendosi all’interazione del pubblico. L’opera si prestava dunque all’uso variegato e disinvolto di chiunque la volesse utilizzare. La scena era dall’Arco della Pace e dalla Torre del Filarete, a seconda del punto di vista adottato. Gli stessi cittadini che frequentavano il parco ne facevano parte.

 

Perché alla macchina scenica è stato dato il nome di Teatro Continuo?

L’opera si chiama Teatro Continuo a significare come questa struttura fosse continuamente a disposizione di chiunque ne volesse usufruire.

 

L’ambientazione del Teatro Continuo nel Parco Sempione presuppone un’attenzione al paesaggio e all’urbanistica? In quale modo?

Sì certamente; la città viene letta non soltanto nella sua fisicità e realtà fisica, ma anche come tessuto di attività e di relazioni quotidiane, di desideri e di necessità individuali e dei cittadini. L’opera viene messa a disposizione e la città diventa la quinta ideale di attività dei cittadini. In fondo l’artista si tira indietro, con discrezione; aggiunge il meno possibile; non fa che inquadrare un punto molto bello e significativo della città di Milano. Quest’opera racconta un grande rispetto nei confronti della città.

 

Come ricostruirete l’opera di Burri?

Ricostruiremo l’opera esattamente come era e nel punto esatto in cui si trovava in passato, perché la collocazione è parte integrante di essa. Con la Fondazione Burri ci stiamo muovendo a partire dai disegni originali di Burri.

 

In che modo il finanziamento dato dallo Studio Legale a favore dell’arte contemporanea servirà all’allestimento della nuova opera?

Il sostegno è finalizzato alla realizzazione dell’opera. Il lavoro richiesto è complesso e sfaccettato, presuppone un interesse per la città e per la società, una progettualità, e, come già detto, l’iniziativa vede coinvolti molti attori diversi. Il Parco Sempione, all’interno del quale operiamo è un parco storico; molte sono le norme a cui ottemperare. Esistono inoltre accordi precisi che riguardano la proprietà dell’opera, la sua manutenzione, assicurata dalla Triennale.

La presenza della Triennale è importante perché quest’opera fa parte di un gruppo di lavori dal grande e specifico valore urbanistico, che ebbero origine in occasione della XV Triennale di Milano del 1973, nell’ambito della mostra intitolata ‘Contatto Arte- Città’; oltre al Teatro Continuo di Burri, ci sono l’‘Accumulazione musicale e seduta’ di Arman e i ‘Bagni misteriosi’ di De Chirico, tutt’ora nel Parco. Il Teatro Continuo di Burri ritornerà quindi a far parte di questo nucleo di opere.

 

Questa ricostruzione del Teatro Continuo che nasce in coincidenza dell’Expo 2015 e del centenario della nascita dell’artista servirà a risarcire idealmente i milanesi della demolizione della struttura nel 1989?

Speriamo che adesso l’opera venga apprezzata ed accolta con consapevolezza.

 

Perché la manutenzione della struttura verrà affidata alla Triennale e in che forma?

La Triennale è una realtà importante e centrale rispetto alle dinamiche della città. L’opera è nata in occasione della mostra della XV Triennale di Milano. La Triennale manifesta grande attenzione per il territorio e per tutto il tessuto artistico e urbanistico. E il Teatro Continuo di Burri, come ogni opera che vive nello spazio pubblico, richiederà cura.

 

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