sabato, Aprile 17

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E’ tempo di tirare la cinghia, per noi.

Tempo di spending review, di recedere da uno stile di vita che non ci potevamo permettere e che ci ha pian piano (ma neanche troppo) ridotti sul lastrico. Tempo di una “generazione mille euro” che con quelli deve far quadrare il bilancio di una intera famiglia, mandare figli a scuola (se è così sciagurata da metterne al mondo), ma soprattutto deve pagare le tasse senza perdere una puntata della nuova serie tv “imu sì, imu no”.

E’ tempo di tirare la cinghia, ma non per tutti. O almeno così riteneva il governatore del Piemonte Roberto Cota, assieme ad altri 42 consiglieri regionali, che in epoca di crisi pensavano fosse cosa assolutamente normale chiedere rimborsi spese per oltre ventimila euro per cene, regali e pranzi. A tutti i coinvolti in quello che è stato ribattezzato “scandalo rimborsopoli” vengono contestate spese o non giustificate o che avrebbero poco a che fare con l’attività istituzionale.

Al congisigliere regionale Giovanni Negro vengono contestati, nello specifico, oltre 64mila euro, tra cui 17mila di buoni carburante. Ai magistrati questa cifra sembra un’anomalia dal momento che i consiglieri, oltre ai gettoni di presenza e allo stipendio, ricevono un rimborso chilometrico che per Negro fu, nel 2011, di oltre ottomila euro. Il consigliere regionale avrebbe quindi speso, in un solo anno, circa venticinquemila euro in carburante. Tutti chilometri legati alla propria attività professionale.

Le giustificazioni del governatore e dei consiglieri regionali non convincono nemmeno i colleghi, tanto che dopo l’intervento di Roberto Cota di qualche giorno fa scatta in Consiglio Regionale una mezza rissa che deve essere sedata.

In effetti sono difficili da giustificare, ai propri colleghi e a tutti gli italiani, 592 scontrini legati a cene, pranzi, acquisti in prestigiose boutique o all’autogrill che ritraggono i minimi dettagli della vita personale di un individuo più che quelli legati all’attività di governatore regionale. Scrivono Ottavia Giustetti e Sarah Martinenghi su ‘Repubblica‘: «Roberto Cota mangia arachidi, chipster e taralli. Beve Cynar, grappa e coca cola. Fuma Pall Mall. Quasi mai si concede ristoranti stellati, preferendo il fast food, le trattorie e i take away. Qualche volta un po’ di sushi. Nei suoi atti, compaiono acquisti di ogni genere e sembra quasi di vederlo mentre fa la fila alla cassa dell’autogrill a comprare il pacchetto di sigarette, all’aeroporto mentre si procura lo spazzolino e il deodorante che ha dimenticato o dietro il bancone del bar a consumare brioche, spremute e cappuccini. A ripetizione (…)».

Tra le giustificazioni di quelle spese la colpa va anche alla segretaria Michela Carossa, figlia di Mario Carossa, capogruppo leghista nel consiglio regionale: «è lei che deve controllare gli scontrini delle spese confrontandoli con gli impegni segnati sulla mia agenda. È lei che deve spuntare quelli che non c’entrano nulla». D’altra parte, a detta dello stesso Cota, la sua attività politica è in costante perdita: «potete controllare, ho i conti sempre in rosso. Per fortuna che mia moglie lavora altrimenti saremmo in bancarotta». Con questo ritmo di spese non stento a credere che i conti possano essere costantemente in rosso.

Tra le doti dei consiglieri piemontesi anche quella dell’ubiquità, come dimostrato sempre dagli scontrini, che come un cuore rivelatore alla Poe continuano a “cantare” una propria verità.

Sia Cota che altri collaboratori sarebbero stati capaci di effettuare acquisti a poche ore di distanza in posti lontani centinaia di chilometri tra loro. In alcuni casi la stessa persona avrebbe fatto acquisti sia a Parigi che a Ginevra nello stesso momento, ad Oslo e a Torino, facendosi beffe di qualsiasi legge fisica.

Ci sono infine i consiglieri regionali “braccini”, che fanno pagare agli invitati la cena ma conservano la ricevuta così da farsela rimborsare.

E così, mentre decidono come la Regione Piemonte potrebbe risparmiare sulle spese, come poter costruire nuovi posti di lavoro e rimettere in piedi l’economia regionale, chiedono rimborsi che loro stessi fanno fatica a giustificare.

Di fronte a tanto evidente impaccio reagisce perfino Anonymous, la famosa organizzazione internazionale di haker che si batte contro le ingiustizie sociali ed i crimini contro l’ambiente e i cittadini, che oscura il sito personale di Roberto Cota con un messaggio di denuncia: «Roberto Cota, governatore della regione Piemonte, da sempre favorevole alla Tav, eletto grazie alla lista delle firme false di Michele Giovine, è l’esempio perfetto di quei personaggi che si sono insinuati nelle istituzioni italiane trasformandole in uno spettacolo indecoroso. Oltre a rifiutare le dimissioni, il presidente della Regione, è stato indagato per peculato a causa di cene, pranzi, e regali, la cui finalità istituzionale con cui si è giustificato, non ha convinto la procura. Nel mirino sarebbero finiti scontrini per oltre 20mila euro. In un periodo dove i cittadini non arrivano a fine mese, rimaniamo indignati ed esterefatti dalla leggerezza con cui Cota spendeva i soldi pubblici per esigenze personali».

Nel frattempo però il consiglio regionale e i consiglieri finiti sotto accusa resistono. Non sanno come spiegare spese che loro stessi avrebbero effettuato perfino in posti diversi nello stesso momento, ma rifiutano le dimissioni.

Provassero a vivere con mille euro al mese o con il conto corrente davvero in rosso e ricorderebbero dove e quando hanno speso ogni singolo centesimo.

 

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