martedì, Settembre 21

Riina è ancora un boss pericoloso

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Vicenda Totò Riina atto secondo. Anche se ha 86 anni, anche se da 24 è sottoposto al regime carcerario speciale previsto dal 41 bis, ‘Zu Totò‘ continua a essere un punto di riferimento per i mafiosi latitanti; le sue condizioni di salute non sono tali da giustificare un diverso tipo di detenzione da quello a cui attualmente è sottoposto. Queste in sintesi le conclusioni a cui giunge la presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sulla mafia Rosy Bindi, dopo una visita, senza preavviso, nel carcere di Parma dove il  boss è ricoverato.

Bindi racconta di aver trovato Riina seduto su una sedia a rotelle; ha constatato che si alimenta autonomamente; preso atto che è sotto osservazione medica; è costantemente assistito da una equipe di infermieri. E’ lucido, perfettamente consapevole: in grado di intendere, e soprattutto di volere; immutata la sua pericolosità. Sta meglio in carcere di come potrebbe stare a casa sua a Corleone. Sembra a prima vista un paradosso, ma a ben vedere non lo è: ‘monitorato’ a vista, Riina al primo sentore di un malessere di una certa consistenza può subito beneficiare ed usufruire di una struttura sanitaria all’altezza nello spazio di pochi minuti. Non così se gli venisse concessa la possibilità di scontare i suoi ergastoli a casa sua, come – per fare il primo esempio – è accaduto per il criminale nazista Erich Priebke. Si osserverà che è paradossale che a un feroce assassino come Riina si abbia tanto riguardo; e pochissimo per altri detenuti certamente meno colpevoli di lui, e di minor spessore criminale. Ma tanto è.

Per tornare a Bindi e alla sua ‘relazione’ sul caso Riina: al vecchio capo-mafia viene garantita, dice, una carcerazione che non lede la sua dignità; e non si ha un diritto a morire fuori dal carcere: «Quando verrà la sua ora, può benissimo morire dove sta», dice Bindi. Nessuno spiraglio, ammesso vi sia stato, per un differimento del trattamento carcerario. ‘U curtu‘ non ha mostrato alcun segno di ravvedimento; Riina continua a essere pericoloso. Ci si ferma qui, perché per quello che riguarda gli aspetti sanitari, non si ha alcuna competenza; ci si fida dei referti medici. Se garantiscono che le condizioni di salute di Riina sono tali da fargli sopportare senza grossi problemi il 41-bis nessuna obiezione, vostro onore.

Restano le altre due questioni: il ‘ravvedimento’: che Riina (come chiunque) si ravveda, decida di collaborare, si ‘penta’, è solo affare suo. Allo Stato non deve importare un fico secco, del ravvedimento di Riina; può importare non il suo ‘pentimento’, ma la sua decisione di collaborare con la giustizia: di dire quello che sa e noi non sappiamo; di consentire allo Stato di poter utilizzare al meglio le informazioni di cui dispone e che noi ignoriamo. Se la ‘collaborazione’ porta a dei frutti, allora sì si può valutare – pur essendo ignobile mercato – quale sia il maggior vantaggio che lo Stato ne ricava, da questo mercato. E di conseguenza operare. Ma è pura operazione mercantile, non si tiri in ballo la coscienza, il ‘pentimento’, il ravvedimento. E’ un mero do ut des. Che però non c’è: Riina non mostra, come altri boss, la minima intenzione di aprire bocca in questo senso. Il 41-bis non lo ‘piega’, non l’ha ‘piegato’.

Restano la pericolosità e l’’influenza’. E’ credibile che in 24 anni, e con nessuna prospettiva di uscire di cella, e con l’età che è quella che è – 86 anni – i mafiosi ‘fuori’, quelli latitanti o che non sappiamo essere mafiosi; quelli che continuano a gestire gli ‘affari’, siano essi legati alla droga o agli appalti, che da Corleone, Palermo, la Sicilia, sono saliti via via verso Nord, una palma mafiosa che seguendo la scia del denaro ha da tempo oltrepassato le frontiere…E’ possibile che una Cosa Nostra così, prenda ancora ordini, si metta sull’attenti di un ignorante analfabeta come ‘U curtu‘? Sarà rispettato; nessuno della sua famiglia di sangue toccato; ma possibile che sia ancora lui a comandare? E come fa a comandare, sottoposto com’è ai rigori del 41-bis, dove una telecamera e un microfono ti insegue anche quando ti ritiri sulla tazza del cesso? E infatti i colloqui di anni fa con uno sghembo della Sacra Corona Unita durante l’ora d’aria, sono stati debitamente intercettati e registrati; e se li conosciamo, se quelli che vengono definiti ‘messaggi’ sono stati alla fine veicolati, non è per merito di Riina; sono stati i magistrati stessi che comprendendoli nei volumi delle loro istruttorie, gli hanno poi inseriti negli atti giudiziari. Giornali e televisioni hanno riferito quello che hanno riferito solo quando i magistrati hanno reso pubbliche e disponibili quelle conversazioni. Potevano non farlo, nessuno se ne sarebbe doluto, nessuno se ne sarebbe accorto.

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